L’atomo torna in Italia, ma il conto politico rischia di essere alto

Roma –  Una domanda sul  ritorno del nucleare  che l’Italia porta con sé, prima ancora di discutere di centrali relativa ai costi e tempi: che peso …

Roma –  Una domanda sul  ritorno del nucleare  che l’Italia porta con sé, prima ancora di discutere di centrali relativa ai costi e tempi: che peso ha la volontà popolare quando una nuova maggioranza decide di riaprire una partita già chiusa nelle urne?

Il governo Meloni si prepara a rimettere l’energia atomica al centro della strategia nazionale. La motivazione ufficiale è nota: meno dipendenza dall’estero, più sicurezza energetica, la necessità di affiancare nuove fonti alla transizione ecologica. Argomenti che hanno una loro forza e che riportano l’Italia dentro un dibattito che molti Paesi europei non hanno mai abbandonato.

Ma c’è un elemento che rende questa scelta politicamente esplosiva: gli italiani sul nucleare si sono già espressi due volte. Nel 1987 e poi ancora nel 2011, con un referendum che bocciò il tentativo di rilanciare il settore dopo il disastro di Fukushima.

Dal punto di vista giuridico, il Parlamento può approvare nuove leggi. Un referendum abrogativo non è un vincolo eterno per chi governa. Ma la politica non vive soltanto di tecnicismi costituzionali. Vive anche di consenso, di memoria collettiva, di rapporto con i cittadini.

Ed è proprio qui che nasce lo scontro. I sostenitori del governo parlano di realismo e di una scelta necessaria davanti alle nuove sfide energetiche. Gli oppositori vedono invece il rischio di ignorare un’indicazione popolare chiara, trasformando un tema già deciso dagli elettori in una questione da risolvere nei palazzi della politica.

La polemica investe inevitabilmente anche lo stile di governo di Giorgia Meloni. Per alcuni critici, la vicenda conferma l’immagine di una maggioranza che tende a procedere senza cercare un vero confronto con il Paese. Per i suoi sostenitori, invece, dimostra semplicemente la responsabilità di un esecutivo che vuole prendere decisioni difficili senza restare prigioniero del passato.

Il nucleare, dunque, non è soltanto una questione di energia. È diventato il simbolo di uno scontro più profondo: il rapporto tra il mandato ricevuto dagli elettori, le promesse fatte in campagna elettorale e le decisioni che un governo ritiene necessarie una volta al potere.

La partita dell’atomo è appena ricominciata. Ma il primo reattore acceso sarà quello dello scontro politico.

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