Greenpeace registra anomalie vicine ai 5 gradi. Il calore accumulato nel Mediterraneo può favorire fenomeni meteorologici estremi durante l’autunno Temperature eccezionalmente elevate, ondate di calore marine prolungate e anomalie che in alcuni casi hanno sfiorato i 5 gradi rispetto alla media degli ultimi trent’anni. È il quadro che emerge dai primi dati sull’estate 2026 diffusi […]
Greenpeace registra anomalie vicine ai 5 gradi. Il calore accumulato nel Mediterraneo può favorire fenomeni meteorologici estremi durante l’autunno
Temperature eccezionalmente elevate, ondate di calore marine prolungate e anomalie che in alcuni casi hanno sfiorato i 5 gradi rispetto alla media degli ultimi trent’anni. È il quadro che emerge dai primi dati sull’estate 2026 diffusi da Greenpeace nell’ambito del progetto Mare Caldo, dedicato al monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici nei mari italiani.
L’analisi riguarda sei delle quattordici aree coinvolte nel progetto: Isola d’Elba, Portofino, Miramare, Isole Tremiti, Plemmirio e Ustica. Da maggio in poi, in tutte le zone prese in esame sono state rilevate diverse ondate di calore marine, particolarmente intense e persistenti tra giugno e agosto.
Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, le temperature superficiali del mare durante l’ultima estate sono state mediamente più elevate di circa un grado rispetto al 2025. Il dato più significativo arriva dall’Isola d’Elba, dove un’ondata di calore durata 68 giorni ha portato la temperatura superficiale fino a 4,95 gradi sopra la media climatologica.
Anomalie importanti sono state registrate anche nell’Area Marina Protetta di Miramare, nell’Alto Adriatico, con +4,63 gradi, a Ustica con +4,54 e a Portofino con +4,36.
L’analisi è stata condotta con il contributo scientifico di Riccardo Martellucci dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), integrando i dati sulla temperatura superficiale del mare con quelli del modello Med-Physics del Copernicus Marine Service. In questo modo è stato possibile osservare l’andamento termico non soltanto in superficie, ma anche lungo la colonna d’acqua.
Il calore accumulato dal Mediterraneo non riguarda però soltanto gli ecosistemi marini. Un mare particolarmente caldo può mettere a disposizione dell’atmosfera maggiori quantità di energia e umidità, contribuendo, in presenza delle necessarie condizioni meteorologiche, a intensificare alcuni fenomeni estremi.
«L’estate che abbiamo appena vissuto è stata una “cartolina dal futuro”», afferma Antonello Pasini, fisico climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Secondo Pasini, il contrasto tra un Mediterraneo ancora caldo e l’arrivo di masse d’aria più fredde dalle latitudini settentrionali può favorire durante l’autunno fenomeni intensi, dalle supercelle temporalesche ai forti venti e alle trombe d’aria o marine, fino ai cosiddetti “uragani mediterranei”.
Gli effetti delle alte temperature sono già visibili anche sotto la superficie. Nelle scorse settimane i sub di Greenpeace si sono immersi nei fondali dell’Area Marina Protetta di Ustica, documentando fenomeni di necrosi, sbiancamento e mortalità che interessano diverse specie e che, secondo l’organizzazione, sarebbero probabilmente legati al caldo estremo dell’estate.
Greenpeace sottolinea come, dall’avvio del progetto Mare Caldo nel 2019, non fossero mai stati osservati impatti così evidenti fino a 40 metri di profondità. Tra gli effetti segnalati figurano anche lo stress termico su gorgonie e coralli e una maggiore presenza di specie aliene e termofile.
«Un mare che si riscalda è un problema per la biodiversità, per il clima e anche per noi sulla terraferma», afferma Valentina Di Miccoli della campagna mare di Greenpeace Italia. Per l’organizzazione, la tutela degli ecosistemi attraverso le aree marine protette e la riduzione delle emissioni di gas serra rappresentano due interventi centrali per rallentare il processo.
I dati dell’estate 2026 mostrano così come il riscaldamento del Mediterraneo non si esaurisca con la fine della stagione balneare. Il calore accumulato nei mesi estivi può lasciare conseguenze sugli ecosistemi e interagire con le dinamiche atmosferiche dei mesi successivi, trasformando la temperatura del mare in un elemento da osservare anche durante l’autunno.
Per un’informazione completa
Consulta anche gli articoli pubblicati su:
