Marino, Marco Comandini (PD) a chi l’ha tacciato di “razzismo” sui negozi gestiti da stranieri: «Si rischia il ‘paese-dormitorio’»

«Non che Marino sia meno “vivibile” di altre realtà dei Castelli Romani, sia chiaro, ma il paese soffre di evidenti criticità che vanno avanti da anni, peculiari rispetto agli altri Comuni del territorio». Così Marco Comandini, segretario del circolo del Partito Democratico, risponde alle polemiche suscitate da un suo recente post sulle attività commerciali gestite da stranieri, una «travisazione strumentale» – a suo dire – di un pensiero rivolto esclusivamente «all’amministrazione di destra di Palazzo Colonna che sta causando danni incalcolabili, con la sua incapacità di rendere appetibile il commercio del nostro centro storico».

Marciapiedi rotti e spesso sporchi, locali chiusi «tenuti malissimo», scarsa illuminazione, strade rotte e parchi pubblici semiabbandonati conferiscono alla cittadina un profondo senso di desolazione che non invoglia il turismo né l’apertura di franchising di grandi marchi, «presenti invece ad Albano, Frascati, Genzano o Velletri».

Per quel messaggio, diffuso sulla sua pagina Facebook, «sono stato paradossalmente tacciato di ‘razzismo’: per chi mi conosce, è inaudito». Dalla sede locale del partito, un antico negozio di macelleria di proprietà del padre posto nella parte alta di Corso Trieste, il segretario non ci sta a passare per ciò che non è, a interpretare la parte dell’intollerante: «Non sono certamente contrario all’apertura di attività di persone straniere, tra l’altro solo una decina attualmente, credo al contrario che la varietà sia un arricchimento: ma ci vuole una regolamentazione delle aperture come accade in molti centri storici di altre città, al fine di evitare il moltiplicarsi di tipologie commerciali simili o di semplici doppioni».

E il riferimento è alla normativa vigente sul commercio del Comune di Roma che nei giorni scorsi ha prorogato lo stop di tre anni, fino al 2029, alle aperture di minimarket e negozi di souvenir in centro. Tali problematiche – prosegue Comandini – «insistono, esattamente identiche, principalmente su Marino Centro, e questo è il risultato del concatenarsi di molte situazioni fuori controllo: il centro storico non ha più servizi che attirino persone anche da fuori. Abbiamo un ospedale smembrato, un ostello chiuso, il Mitreo che fatica ad essere aperto, l’arredo urbano oggettivamente fatiscente».

Vi è poi il problema di attività «chiuse da anni, con i proprietari che preferiscono tenerle allo stato di abbandono o, in alcuni casi, chiedendo affitti troppo alti: è così venuto meno il commercio di vicinato». In ultimo le cantine, «le stesse che, secondo questa amministrazione, sarebbero dovute diventare un ‘volano’ per la ripresa economica e turistica del paese, per di più fregiandosi dell’appellativo di “storiche”, che vengono riadattate e locate come abitazioni, in realtà stiamo parlando di veri e propri ‘bassi’, posti in vicoli stretti e tortuosi».

Sono queste, a parere del segretario, le cause che si intrecciano ormai da parecchio tempo – «almeno dalla prima metà degli anni Ottanta» – che rendono la città poco attrattiva commercialmente. La rotta, per Comandini, «si può invertire soltanto investendo sulla riqualificazione del centro storico e lavorare sulla consapevolezza che la città deve essere tenuta costantemente pulita, non riducendo piazze e vicoli alla stregua di discariche». Sostegno poi alle aperture di attività ‘under 35’, all’imprenditoria femminile e alla calendarizzazione di eventi culturali spalmati nel corso dell’anno, i tre assi su cui far ruotare la ripresa e il vero rilancio  del paese: «Per un luogo che può e deve tornare ad essere nuovamente attrattivo, pena l’emarginazione, come già sta avvenendo a dispetto dei proclami, dai circuiti turistici del territorio».

Due i provvedimenti urgenti che l’attuale amministrazione potrebbe adottare: «Un nuovo piano parcheggi, visto il fallimento del Multipiano, ridotto per pochi millimetri di pioggia ad un colabrodo e approntare uno studio di fattibilità per una nuova idea di pedonalizzazione, tesa a valorizzare e rendere fruibili  le nostre bellezze storiche, archeologiche ed ambientali». E per «non far precipitare ulteriormente Marino a rango di dormitorio», il pensiero di Comandini corre a quel Piano Urbanistico comunale, approvato nel 2025, di cui dieci consiglieri hanno chiesto in questi giorni la sospensiva dinanzi al Tar: «Un Piano troppo sbilanciato verso le componenti edificatorie, con una stima di circa 8.000 abitanti in più: la città deve avere uno sviluppo armonico, scuole asili, strutture culturali e sportive, servizi per gli anziani, viste le statistiche sull’invecchiamento della cittadinanza. Con altre realtà politiche siamo andati quindi oltre la richiesta di sospensione, firmando un ricorso al Tar e chiedendo la revoca di quel piano, secondo noi irregolare: un doveroso riequilibrio di servizi ed edificazione residenziale».

Roberto Canò

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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