Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani presenta al Comune di Rocca di Papa le proposte su Piano forestale, PEFC, biodiversità e cambiamento climatico
Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, invitato dal Comune di Rocca di Papa e dall’Assessorato all’Ambiente, ha presentato le proprie osservazioni nell’ambito del percorso relativo al Piano forestale e alla certificazione PEFC del patrimonio forestale comunale.
Al centro delle proposte avanzate dagli ambientalisti c’è la necessità di distinguere con maggiore precisione i boschi naturali dai castagneti produttivi, correggere e aggiornare la cartografia forestale, tutelare maggiormente biodiversità e Zone Speciali di Conservazione e preparare le foreste agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.
Secondo il Coordinamento, infatti, la questione non riguarda soltanto le modalità con cui vengono effettuati i tagli, ma il futuro stesso dei boschi in uno scenario caratterizzato da temperature crescenti, siccità prolungate, stress idrico, parassiti, patologie ed eventi meteorologici estremi.
“La tempesta Vaia del 2018 ha dimostrato quanto rapidamente un evento climatico possa trasformare interi ecosistemi forestali”, evidenzia il Coordinamento, sottolineando come territori diversi richiedano strategie differenti, ma come la lezione di fondo sia comune: “Non possiamo gestire i boschi del futuro con i criteri climatici del passato”.
Distinguere boschi naturali e castagneti produttivi
La prima richiesta avanzata è quella di distinguere nettamente i boschi naturali dalle aree effettivamente destinate alla selvicoltura.
“Un castagneto produttivo, un querceto naturale, un bosco misto e un habitat di particolare interesse ecologico non possono essere gestiti nello stesso modo”, osservano gli ambientalisti.
Il Coordinamento richiama quindi almeno tre casi segnalati negli ultimi anni.
Il primo riguarda la cresta delle Faete, dove aree caratterizzate da affioramenti lavici esposti a sud, erica arborea, querce, aceri e altre specie autoctone sarebbero state trattate come normali cedui castanili, nonostante, secondo il Coordinamento, il castagno fosse assente o fortemente minoritario.
Una gestione che, secondo gli ambientalisti, avrebbe compromesso un habitat particolarmente caratteristico.
Un secondo caso riguarda invece le zone di Via dei Laghi e Via dei Corsi, dove erano stati segnalati, anche attraverso sopralluoghi con gli uffici competenti, alcuni esemplari di Quercus crenata, quercia rara e di particolare interesse botanico.
Secondo quanto riferito dal Coordinamento, alcuni di questi alberi non sarebbero stati successivamente risparmiati durante i tagli.
Il terzo caso riguarda invece alcuni alberi messi a dimora come compensazione ambientale, successivamente tagliati durante l’utilizzazione di uno degli ultimi lotti ceduati, perché l’intervento precedente non sarebbe risultato adeguatamente riportato nella cartografia forestale.
La richiesta di una nuova mappatura dei boschi
Da qui la proposta di procedere a una nuova mappatura, in grado di distinguere in maniera puntuale castagneti produttivi, querceti, boschi misti, nuclei forestali naturali, specie rare, alberi habitat, aree di compensazione e zone da lasciare all’evoluzione naturale.
Prima dell’apertura dei diversi lotti, secondo il Coordinamento, dovrebbe inoltre essere effettuata una ricognizione naturalistica preventiva, così da individuare eventuali elementi di particolare pregio e definire modalità di intervento compatibili con la loro tutela.
La protezione dei boschi naturali, precisano gli ambientalisti, non significherebbe mettere in discussione la castanicoltura.
Al contrario, proprio per conservarla nel tempo sarebbe necessario prepararla agli effetti del cambiamento climatico.
“Caldo, siccità e stress idrico indeboliscono gli alberi e possono favorire la diffusione di parassiti e patogeni già presenti, rendendo più fragili soprattutto i popolamenti molto uniformi”, sottolinea il Coordinamento.
Favorire una maggiore diversità strutturale, aumentare la presenza di querce, aceri e altre latifoglie autoctone, conservare gli alberi maturi e proteggere il suolo potrebbe, secondo gli ambientalisti, aumentare la resilienza dei castagneti.
Attenzione alle ZSC Maschio dell’Artemisio e Cerquone-Doganella
Particolare attenzione viene richiesta anche per le Zone Speciali di Conservazione “Maschio dell’Artemisio” e “Cerquone-Doganella”, le cui misure di conservazione, secondo il Coordinamento, dovrebbero essere pienamente integrate nella pianificazione forestale.
Per quanto riguarda il Cerquone-Doganella, viene inoltre chiesto di verificare la compatibilità delle attività sportive equestri intensive e degli sfalci frequenti con gli obiettivi di conservazione dell’area.
Un’attenzione specifica viene richiesta per le popolazioni di Narciso dei poeti, Narcissus poeticus, specie protetta presente nell’area.
La proposta di aree destinate al rewilding
Tra le proposte avanzate figura infine quella di inserire all’interno del Piano forestale una vera e propria rete di aree destinate al rewilding e all’evoluzione naturale.
L’obiettivo sarebbe individuare boschi autoctoni, aree ad alta biodiversità e superfici scarsamente produttive nelle quali lasciare che gli ecosistemi seguano maggiormente la propria dinamica naturale.
Per il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani, la certificazione PEFC può quindi rappresentare una grande occasione, purché non venga interpretata esclusivamente come uno strumento di certificazione della produzione forestale, ma anche come un’opportunità per costruire boschi più diversificati, resilienti e capaci di affrontare i cambiamenti climatici.
“Il problema non è soltanto quali alberi possiamo tagliare oggi, ma quali boschi vogliamo avere ancora vivi tra cinquant’anni”, conclude il Coordinamento, auspicando che il Comune di Rocca di Papa mantenga l’impegno ad ascoltare le associazioni ambientaliste e naturalistiche del territorio.
