La denatalità preoccupante di oggi, veniva esorcizzata dagli antichi romani con rituali e feste eccitanti Le donne avevano i loro riti e tradizioni, il 1 aprile …
La denatalità preoccupante di oggi, veniva esorcizzata dagli antichi romani con rituali e feste eccitanti
Lupercalia con uomini coperti di grasso che prendevano a scudisciate sul ventre le donne
Le donne avevano i loro riti e tradizioni, il 1 aprile ricorreva la festa di Venere Verticordia e Fortuna Virile. Nei bagni abitualmente frequentati dagli uomini le donne chiedevano con suppliche il favore di Venere per avere l’uomo della loro vita e bevevano il cocetum, un composto di latte, miele e papavero che veniva dato come sedativo anche alle giovani spose.
Altre feste rituali erano i Matralia, dedicati alla dea Mater Matuta, la divinità legata all’aurora e alla protezione della maternità con una celebrazione che si teneva l’11 giugno, all’interno del ciclo delle festività consacrate a Vesta (9-15 giugno) e i Lupercalia con uomini coperti di grasso che prendevano a scudisciate sul ventre le donne che si facevano loro incontro. Queste ultime si offrivano ai colpi spontaneamente, convinte che il gesto favorisse la procreazione e proteggesse il parto.
Le feste primaverili esaltavano la fertilità anche con i Lemuria celebrati dal nove maggio per tre giorni, in queste notti Roma affrontava la presenza dei lemuri, spiriti inquieti dei morti che, privi di una sepoltura adeguata o scomparsi prematuramente, tornavano a disturbare il mondo dei vivi. il capo famiglia scalzo e in silenzio percorreva la casa a mezzanotte compiendo il gesto apotropaico della “fica” ‒ serrando cioè il pollice tra l’indice e il medio.
L’eros, a Roma esplodeva puntualmente durante i Floralia, le celebrazioni dedicate a Flora, divinità italica della fioritura. La festa si svolgeva tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, in coincidenza con la primavera, Un ruolo particolarmente rilevante era svolto dalle meretrices, le prostitute, che si esibivano in spettacoli di carattere licenzioso. Talvolta le rappresentazioni culminavano nella nudatio mimarum: le meretrici-attrici venivano denudate davanti a tutti per risvegliare i sensi e la natalità.
Accanto alla più raffinata meretrix si distingueva la volgare postribula, mentre le meretrices restavano in un posto fisso, la prostribula aspettava fuori dal bordello e batteva il marciapiede di giorno e di notte. Le prostitute di questa categoria cercavano i loro clienti anche nelle zone balneari e i graffiti delle terme di Ercolano confermano come la prostituzione nelle zone termali fosse grandemente diffusa. Di notte le prostitute accendevano fiaccole per richiamare l’attenzione, venivano chiamate nocticula
Nella Roma antica le donne di rango non avevano molto da fare e della vita pubblica, condividevano con gli uomini solo gli svaghi. Ma la donna poteva assumere anche ruoli sacerdotali come quello delle vestali che sorvegliavano il fuoco del focolare pubblico, la vestale portava una cuffia rosso arancione detta flammeum e le 6 trecce della donna sposata, aveva grande prestigio ma se il fuoco si spegneva il pontefice massimo poteva comminarle una grande punizione, infrangendo la castità poteva addirittura essere seppellita viva. Nei riti pagani le vestali preparavano una farina rituale detta la mola salsa per cospargere gli animali che anche oggi diciamo, da immolare.
