Steatopigia (accumulo di grasso sulle natiche e grossi seni) simbolo di fertilità per i primitivi ma persistenti richiami d’attrazione sessuale per i moderni Durante il Paleolitico. superiore fiorì e si sviluppò in modo prodigioso l’arte preistorica, reperti più antichi di questo periodo sono costituiti da alcune statuette che hanno come tema la donna, raffigurata nuda, […]
Steatopigia (accumulo di grasso sulle natiche e grossi seni) simbolo di fertilità per i primitivi ma persistenti richiami d’attrazione sessuale per i moderni
Durante il Paleolitico. superiore fiorì e si sviluppò in modo prodigioso l’arte preistorica, reperti più antichi di questo periodo sono costituiti da alcune statuette che hanno come tema la donna, raffigurata nuda, con la testa e la parte inferiore delle gambe appena accennate, mentre sono evidenziati il seno, il ventre e i glutei.
Una Venere Dormiente del Neolitico a Malta presenta seno e fianchi voluminosi, come già quelle del Paleolitico, caratterizzate dalla steatopigia, ossia da un accumulo anormale di grasso su fianchi e natiche. A lungo tali statuette sono state associate alla fertilità.
Per i Greci, il ventre è il centro della fame, mentre per i Romani il ventre diventa l’utero tanto da collegare i corpi femminili alla sessualità e al cibo, la vulva (cunnus) allora divora il pene (mentula) enfatizzando l’affinità tra consumo di cibo e desiderio sessuale.
In Africa e Oriente invece piacciono donne dalla mole ingombrante, le madri rimpinzano le figlie con couscous e latte di cammella per farle diventare adatte a matrimonio. Le pratiche dell’ingrassamento dell’harem turco vengono raccomandate alle donne occidentali troppo magre e Alcune donne pesano 200 chili e sono le favorite di re e potentati. Anis al-Dawla, una delle mogli dello Scià di Persia Naser si mostra in una foto in tutta la sua corpulenza attraente per il mondo arabo e da custodire nell’harem con gli eunuchi.
In Occidente, agli inizi del 900, le donne occidentali vengono costrette a diete, corsetti e altre artifizi sartoriali, l’ingrassamento viene visto come modello di sottomissione e l’obesità diventa nemica della bellezza femminile.
Nascono riviste per la salute del corpo mentre arriva la donna grissino Twiggy che con i suoi 40 kg diventa un’icona della donna anni 60, un modello fortunatamente se non sconfitto almeno ridimensionato da donne di successo come Kim Kardashian e con la body positivity.
