Il caso TAV nel vicentino rappresenta lo “scontro” ambiente/economia con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di patologie gravi , costi aggiuntivi e potenziali …

Il caso TAV nel vicentino rappresenta lo “scontro” ambiente/economia con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di patologie gravi , costi aggiuntivi e potenziali contenziosi penali. Amianto, sostanze perfluoroalchiliche, acido perfluorobutanoico, terre e rocce da scavo con ricerca di inquinanti al di sotto della concentrazione soglia di contaminazione e nuovi inquinanti non ricercati. Esistono rigorose norme per evitare di generare conseguenze serie su lavoratori e cittadini. Sufficiente l’applicazione in ogni ambito di competenza. Centinaia di cantieri ferroviari in Italia

l sequestro del cantiere TAV per presunto inquinamento da amianto a Vicenza genera interrogativi e inquietudine considerato che le FS hanno alcune centinaia di cantieri in tutta Italia . Dopo la probabile presenza dei PFAS (composti perfluoroalchilici ) nella falda e il presunto uso come accelerante per il calcestruzzo del PFAB (derivato PFAS e utilizzato nelle costruzioni), ora il più terribile degli inquinanti: l’amianto.

Amianto

Le fibre dell’amianto sono classificate come nanoparticelle. Nella Naturalis Historia, Plinio il Vecchio tra il 23 e il 79 d.C. metteva in guardia nel non acquistare schiavi che lavoravano nelle miniere di amianto perché si ammalavano e morivano precocemente. Nel nostro Paese  la tutela da parte della legge contro i rischi dell’eternit (cemento-amianto) si fonda sul divieto assoluto di produzione e commercializzazione stabilito dalla legge del 1992 n. 257 e integrata dalle rigide regole di sicurezza sul lavoro del D.Lgs. 81/2008 e dai successivi aggiornamenti sui limiti di esposizione professionali. L’amianto, chiamato anche col nome asbesto, è un minerale a struttura fibrosa. È stata l’Inghilterra nel 1900 a riconoscere la prima malattia derivante dalle fibre di amianto sospese nell’aria, ovvero l’asbestosi; bisognerà invece aspettare fino al 1934 per l’identificazione del mesotelioma, un carcinoma della pleura. I “piani regionali amianto” (previsti dall’art. 10 della legge n. 257) prevedono la valutazione del rischio amianto, la gestione dei manufatti contenenti amianto, nonché le tipologie di interventi per la bonifica.

Poi, con il D.M. n. 101/2003, è stata posta in campo la realizzazione da parte del Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), insieme alle Regioni, della mappatura completa della presenza sul territorio nazionale, il cosiddetto Piano Nazionale Amianto.

Verifica e Validazione

Esistono  fasi procedurali che caratterizzano la progettazione finalizzate proprio alla minimizzazione e all’azzeramento del rischio come nel caso dell’amianto.  Il problema amianto nel cantiere di Vicenza  appare davvero singolare se solo si pensa che dalla legge Merloni del 1994 ai codici successivi degli appalti (D.Lgs. 163/2006, D.Lgs. 50/2016 e l’attuale D.Lgs. 36/2023), la procedura di verifica e validazione del progetto è stata uno dei pilastri degli appalti pubblici. Verifica eseguita in ogni fase progettuale e validazione che riporta gli esiti delle verifiche eseguite e fa riferimento al rapporto conclusivo redatto dal soggetto che effettua la verifica. La norma prevede che per lavori di importo pari o superiore a 20 milioni di euro la verifica debba essere effettuata da organismi di controllo accreditati (riferimento norma europea UNI CEI EN ISO 17020). Nel caso del secondo lotto, attraversamento di Vicenza, l’organismo di ispezione accreditato alla verifica di tutti gli elementi essenziali di cui deve constare il progetto definitivo è l’unità tecnica di Italferr o RFI spa. Il responsabile dell’organismo sottoscrive la relazione finale attestante l’esito della verifica e la conformità alle norme del suddetto progetto definitivo depositato presso il MIT e il Ministero dell’ambiente. Verbale di verifica da depositare contestualmente agli elaborati costituenti il progetto definitivo. Il soggetto che pianifica i momenti di verifica è il RUP (Responsabile Unico del Procedimento)

Ogni fase deve essere documentata tramite verbali e rapporti redatti in contraddittorio con il progettista, fino al rapporto conclusivo che conferma l’accessibilità delle aree, l’assenza di impedimenti sopravvenuti e la concreta realizzabilità dell’opera. La presenza di immobili con amianto da demolire in un progetto TAV deve rientrare nella verifica e validazione del progetto, poiché la gestione dell’amianto incide sulla sicurezza, sui costi, sui piani di lavoro (art. 256 D.Lgs. 81/08) e sulla conformità ambientale e normativa dell’opera.

Omissioni ?

La situazione appare segnata da superficialità condivise e concorrenti. Ogni soggetto risponde per competenze e ruoli ben precisi. Il progettista deve censire gli immobili da demolire, quantificare l’amianto nel Computo Metrico Estimativo e prevedere i costi e i tempi di bonifica. La mancata previsione non costituisce un errore progettuale? L’organismo di verifica  deve accertarsi che il progettista abbia incluso il rischio amianto, i relativi costi di smaltimento e il cronoprogramma per la bonifica prima delle demolizioni? RFI, committente dell’opera, non ha la responsabilità di vigilare affinché progettisti e validatori adempiano ai loro doveri? Infine la questione PFAS e PFBA: non sarebbe opportuno, alla luce di quanto emerso, rivedere il Piano Utilizzo Terre e Rocce da Scavo? Per l’utilizzo in sito è ancora tutto sottoprodotto o rifiuto? Essendo questi due composti derivati dal fluoro estranei alla tabella 4 del DPR 120/2017, che rappresenta il set analitico minimo per la verifica di conformità al CSC, si deve attendere quanto dichiarato dall’avv. Lanna a “Legalità Etica”: “a breve è prevista la pubblicazione, sul sito della Direzione regionale acqua, rifiuti e bonifiche della Regione Veneto, dei verbali delle conferenze dei servizi e del tavolo tecnico sui dossier PFBA in versione integrale, con le sole cautele dovute a dati sensibili”.

Foto : ANSA

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