Il progetto multidisciplinare di Emanuela Del Zompo approda al Maxxi il 29 maggio, dopo il festival di Cannes, con le foto di Antonello Martone “The Legend …

Il progetto multidisciplinare di Emanuela Del Zompo approda al Maxxi il 29 maggio, dopo il festival di Cannes, con le foto di Antonello Martone

“The Legend of Kaira” è un progetto artistico ideato da Emanuela Del Zompo che riunisce fotografia, pittura, disegno e linguaggio cinematografico in un unico percorso narrativo.

 

Al centro del lavoro si trova la figura di Kaira, una donna accompagnata da un unicorno che introduce lo spettatore in un contesto fiabesco e simbolico. Il personaggio, interpretato dalla stessa artista, assume i tratti di una Principessa Guerriera e rappresenta un alter ego attraverso il quale si intrecciano elementi autobiografici, immaginazione e riferimenti al mito.

 

L’opera si sviluppa come un racconto visivo in cui la componente fantastica viene utilizzata per esplorare temi legati all’identità, alla memoria e alla capacità evocativa delle immagini. Fotografia, pittura e disegno dialogano con un’estetica ispirata al cinema e all’iconografia mitologica, dando vita a una serie di lavori accomunati da una forte dimensione narrativa.

 

La ricerca di Del Zompo nasce da un percorso personale e dall’interesse per il mondo fantasy e per il linguaggio cinematografico, considerato come strumento di comunicazione e costruzione del racconto. Il progetto coinvolge inoltre altri artisti chiamati a contribuire alla realizzazione delle opere, in un processo creativo condiviso che amplia e arricchisce l’universo narrativo di Kaira.

 

A definire le ambientazioni del progetto è anche il contributo di Antonello Martone, che interpreta Kaira come una figura legata ai temi della resistenza e della rinascita. Le scenografie si sviluppano in spazi che combinano elementi fiabeschi e suggestioni letterarie: boschi, unicorni, teatri gotici, scenari ispirati all’Inferno dantesco, al traghetto di Caronte e a una immaginaria civiltà atlantidea perduta.

 

In questa prospettiva, le rovine e i luoghi in trasformazione non rappresentano una conclusione, ma una fase di passaggio. Il percorso della protagonista viene così raccontato attraverso immagini che descrivono un’evoluzione personale, dalla difficoltà alla consapevolezza, utilizzando il mito come chiave narrativa e simbolica.

 

Il risultato è un progetto multidisciplinare che mette in relazione diverse forme espressive e costruisce un racconto visivo in cui fotografia, arti figurative e riferimenti cinematografici concorrono alla definizione di un immaginario unitario.

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