Rocco A. era un ex ferroviere delle Officine Grandi Riparazioni di Foggia: deceduto nel 2009 per mesotelioma causato dall’esposizione professionale all’amianto la sua vicenda umana racconta il prezzo pagato …
Rocco A. era un ex ferroviere delle Officine Grandi Riparazioni di Foggia: deceduto nel 2009 per mesotelioma causato dall’esposizione professionale all’amianto la sua vicenda umana racconta il prezzo pagato da una famiglia costretta ad attendere oltre undici anni di processi e diciassette anni dalla malattia per vedere definitivamente riconosciute le proprie ragioni.
Si tratta di una storia che va oltre il valore giuridico della decisione della Corte di Cassazione di condanna di Rete Ferroviaria Italiana a corrispondere oltre un milione di euro che, comunque, non potrà mai colmare le sofferenze e il vuoto lasciato dalla perdita. Particolarmente doloroso è il fatto che la moglie del lavoratore sia nel frattempo deceduta senza poter assistere alla conclusione definitiva della battaglia giudiziaria. Sono stati i figli, oggi cinquantenni, a portare avanti fino all’ultimo la ricerca di giustizia iniziata dai loro genitori. Una vicenda emblematica che riporta l’attenzione non solo sulle conseguenze dell’esposizione all’amianto nel settore ferroviario, ma anche sulla lunghezza dei percorsi giudiziari che molte famiglie sono costrette ad affrontare per ottenere il riconoscimento dei propri diritti.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico delle Ferrovie dello Stato per la morte dell’ex ferroviere delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia, esposto all’amianto durante il lavoro e deceduto il 28 marzo 2009 a causa di un mesotelioma.
Una vicenda che non racconta soltanto una tragedia professionale, ma anche il lungo percorso di una famiglia costretta ad affrontare anni di processi per vedere riconosciute responsabilità già accertate dalla magistratura.
Rocco aveva lavorato alle dipendenze di RFI tra il 1969 e il 1971 come aggiustatore meccanico nella manutenzione dei rotabili ferroviari, intervenendo su motori, tubazioni, impianti elettrici e componenti che contenevano amianto. Le lavorazioni venivano svolte in ambienti privi di adeguata aerazione e senza efficaci misure di protezione, con una continua dispersione di polveri e fibre nell’aria. Nel dicembre 2006 arrivarono i primi segnali della malattia. Dopo la diagnosi di mesotelioma, il decorso fu rapido e drammatico. Il 28 marzo 2009 Rocco morì all’età di 68 anni, lasciando la moglie e due figli. Da quel momento iniziò una lunga battaglia per ottenere giustizia. Nonostante l’INAIL avesse riconosciuto fin da subito l’origine professionale della malattia, la famiglia ha dovuto affrontare un articolato percorso giudiziario per vedersi riconoscere integralmente i danni subiti.
Nel corso degli anni la magistratura ha riconosciuto sia il danno sofferto direttamente dal lavoratore sia quello subito dai familiari per la perdita del proprio congiunto. Le diverse pronunce hanno portato al riconoscimento di circa 200 mila euro per i danni della vittima e di circa 850 mila euro per il danno da lutto patito dalla moglie e dai figli. Nel frattempo, però, la vedova è deceduta senza poter assistere alla conclusione definitiva della vicenda. Sono stati i due figli, oggi cinquantenni, a proseguire fino all’ultimo una battaglia iniziata insieme ai genitori, portando avanti la memoria del padre e la ricerca della verità.
La decisione della Corte di Cassazione assume un valore particolarmente importante perché rende definitiva la condanna e chiude una vicenda giudiziaria che rappresenta uno dei casi simbolo dell’esposizione all’amianto nel settore ferroviario. «Questa sentenza restituisce dignità a una famiglia che ha atteso troppo tempo per ottenere giustizia e conferma ancora una volta le responsabilità legate all’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro. È una decisione importante non solo per i familiari di Rocco, ma anche per tutti coloro che hanno lavorato nelle Officine Grandi Riparazioni di Foggia e per le loro famiglie», dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei familiari.
La vicenda rappresenta una delle tante storie che testimoniano il prezzo pagato da centinaia di lavoratori esposti all’amianto nel comparto ferroviario, che continua a essere pagato anche dalle loro famiglie.
