Il 10 settembre Velletri ricorda Franco Ercoli, scomparso 34 anni fa: l’amore per la città, la politica come servizio e l’eredità raccolta dalla figlia Chiara, oggi vicesindaca
Ci sono uomini che il tempo allontana e altri che, al contrario, il trascorrere degli anni sembra rendere ancora più presenti. Franco Ercoli appartiene a questa seconda categoria. Oggi, 10 settembre 2026, ricorrono 34 anni dalla sua tragica scomparsa, avvenuta il 10 settembre 1992, quando aveva appena 49 anni.
Trentaquattro anni sono una distanza enorme nella vita di una città. Cambiano le amministrazioni, i partiti, i linguaggi della politica, le generazioni. Cambiano le strade, le abitudini, persino il modo di comunicare e di confrontarsi. Eppure a Velletri il nome di Franco Ercoli continua a essere pronunciato con un rispetto che va ben oltre l’appartenenza politica. Tanto che, proprio a proposito di strade, viene da chiedersi quando gliene verrà intitolata una…
Perché Franco Ercoli non è rimasto soltanto il consigliere comunale e provinciale del Movimento Sociale Italiano, né soltanto l’uomo delle battaglie politiche di quegli anni. È rimasto, prima di tutto, un uomo profondamente legato alla sua Velletri, alle sue contrade, alla sua gente, ai problemi quotidiani di una comunità che sentiva sua fino in fondo.
Quel 10 settembre 1992 che Velletri non ha dimenticato
Era il 10 settembre del 1992 quando la notizia della sua morte si diffuse in città. Franco Ercoli venne ucciso nei pressi della propria abitazione, in contrada Acqua Palomba, lasciando sgomenta una comunità intera.
Aveva 49 anni. Un’età nella quale la maturità personale e politica si accompagna ancora alla prospettiva di molti anni da vivere, di progetti da realizzare, di battaglie da affrontare. Per questo la sua morte apparve ancora più ingiusta e lacerante.
Chi visse quelle ore ha raccontato negli anni lo stupore, l’incredulità, il silenzio che accompagnò una notizia difficile persino da accettare.
Non se ne andava soltanto un esponente politico conosciuto. Se ne andava un uomo che Velletri aveva imparato a incontrare per strada, nelle sezioni di partito, nelle campagne elettorali, nelle case della gente e nelle battaglie civiche.
Velletri prima di tutto
Franco Ercoli amava Velletri in una maniera che oggi potrebbe sembrare quasi antica. Non era un sentimento affidato agli slogan. Era un legame concreto, quotidiano. Velletri rappresentava il centro del suo impegno politico e umano.
Negli anni è rimasto celebre il suo motorino con la targa “VL 001”, simbolo della battaglia per l’istituzione della provincia di Velletri. Un particolare che oggi può strappare un sorriso, ma che racconta bene il carattere di un uomo capace di trasformare persino un mezzo di trasporto in un manifesto politico.
Franco Ercoli si batté sui temi che attraversavano la Velletri dell’epoca: i rifiuti, l’abusivismo edilizio, le lottizzazioni, le speculazioni, la difesa del territorio.
Tra le iniziative rimaste nella memoria vi fu anche la provocatoria costruzione di un muro in piazza Cairoli, utilizzata come forma di protesta contro l’abusivismo.
La sua era una politica fisica, fatta di presenza. Una politica che significava stare in mezzo alle persone, ascoltare, discutere, attaccare manifesti, percorrere le strade della città.
Giancarlo Righini, oggi assessore regionale, ricordò anni fa le serate trascorse insieme a lui e a suo padre Lino, allora segretario del partito, insieme a Pio Franco. E ricordò quella “Cinquecento sgangherata” utilizzata per andare in giro ad attaccare i manifesti, mentre Franco percorreva Velletri sul suo motorino.
Piccoli frammenti di un’epoca politica molto diversa da quella contemporanea.
La politica come servizio, non come privilegio
Ed è forse proprio pensando a quella stagione che oggi viene spontaneo chiedersi cosa avrebbe pensato Franco Ercoli della politica del 2026.
Di una politica diventata velocissima, spesso consumata nel tempo di un post o di un video. Di un dibattito pubblico nel quale troppo spesso lo scontro personale prevale sul confronto delle idee, e la ricerca del consenso immediato rischia di prendere il posto della costruzione paziente di una comunità.
Non possiamo sapere cosa avrebbe detto Franco Ercoli. Sarebbe scorretto attribuirgli giudizi che non ha potuto formulare. Ma possiamo guardare al modo nel quale visse la politica.
Per lui la politica significava militanza, sacrificio, presenza, identità, confronto e servizio. Si poteva discutere duramente, appartenere a schieramenti opposti, avere visioni radicalmente diverse. Ma l’avversario politico non doveva necessariamente diventare un nemico personale.
È anche per questo che il suo ricordo, negli anni, ha ricevuto attestazioni di stima che hanno superato il perimetro della sua parte politica.
Quando nel 2017 Velletri celebrò il 25° anniversario della sua scomparsa, tra coloro che vollero ricordarlo vi fu anche Renzo Carella, esponente del Partito Democratico ed ex collega in Consiglio provinciale.
Una testimonianza significativa di quella capacità, sempre più rara, di essere rispettati anche da chi non condivide le stesse idee.
Giorgia Meloni e quel ricordo del 2017
Particolarmente intensa fu la commemorazione organizzata nel 2017 nella sezione di Fratelli d’Italia di San Martino dedicata proprio a Franco Ercoli. A Velletri arrivò anche Giorgia Meloni, allora leader di Fratelli d’Italia e oggi Presidente del Consiglio.
«Ho iniziato a far politica a 15 anni, proprio nell’anno della scomparsa di Franco Ercoli», ricordò in quell’occasione Giorgia Meloni.
Ma fu soprattutto un altro passaggio del suo intervento a restituire il significato attribuito alla figura dell’esponente veliterno. Meloni parlò della politica come strumento al servizio delle persone, ribadendo che il partito rappresenta un mezzo e non il fine dell’impegno pubblico. Un concetto che, nel ricordo di Franco Ercoli, assumeva un significato particolare: fare politica per la propria gente, anche per chi non ti vota e non condivide le tue idee.
Parole che, a quasi dieci anni da quella commemorazione, conservano intatta la loro attualità.
Franco Ercoli infermiere: il servizio agli altri anche fuori dalla politica
Prima ancora dell’uomo politico c’era poi l’uomo. Franco Ercoli era infermiere. Anche nella sua professione emergeva quella naturale predisposizione ad aiutare gli altri che tanti hanno ricordato nel corso degli anni.
Si raccontava delle sue corse nelle case delle campagne veliternе, anche soltanto per assistere un anziano infermo o per risolvere uno dei tanti piccoli-grandi problemi che, soprattutto allora, potevano diventare enormi per chi viveva lontano dal centro.
Non c’erano telecamere, social network o fotografie da pubblicare. C’era semplicemente qualcuno che aveva bisogno e qualcuno che decideva di esserci.
È forse in questi episodi apparentemente minori che si comprende meglio perché, dopo trentaquattro anni, il ricordo di Franco Ercoli non si sia dissolto.
Chiara Ercoli, da quella bambina tra le braccia del padre alla guida della città
Ma se esiste un luogo nel quale Franco Ercoli continua a vivere con maggiore forza, quello è inevitabilmente la sua famiglia.
E soprattutto i suoi figli. Negli anni le immagini di Chiara Ercoli bambina tra le braccia del padre sono diventate parte della memoria pubblica di questa storia. Una di quelle fotografie capaci di raccontare molto più di tante parole: il sorriso di un padre, quello di una figlia, un legame che il destino avrebbe spezzato troppo presto.
Chiara aveva appena 14 anni quando perse suo padre. Oggi, a trentaquattro anni da quel giorno, è vicesindaca di Velletri. Una circostanza che inevitabilmente rende ancora più potente il filo che unisce passato e presente.
Franco Ercoli aveva dedicato una parte importante della sua vita alla politica e alla sua città. Oggi sua figlia siede ai vertici dell’Amministrazione comunale di quella stessa Velletri. Non si tratta soltanto di una continuità familiare o politica. È una storia molto più profonda, fatta di memoria, formazione, dolore trasformato nel tempo in responsabilità.
Nel trentennale della morte del padre, Chiara pronunciò parole che ancora oggi spiegano bene ciò che aveva imparato da lui:
«La politica non è fatta di privilegi. È fatta di sacrifici, del rinunciare a qualcosa di sé per metterlo al servizio della comunità, di togliere risorse ed energie alla propria famiglia con coraggio e tanta forza».
Parole pronunciate non soltanto da un’esponente politica, ma da una figlia che aveva conosciuto direttamente il prezzo che l’impegno pubblico può chiedere a una famiglia.
“Per sempre papà”
Negli anniversari che si sono succeduti, il ricordo pubblico si è inevitabilmente intrecciato con quello privato. E tra tutte le parole pronunciate negli anni, forse le più forti restano le più semplici.
«Per sempre papà».
Poche parole con le quali Chiara Ercoli ha più volte accompagnato il ricordo di suo padre. Perché dietro il consigliere comunale, il consigliere provinciale, il militante, l’infermiere, l’uomo delle battaglie contro l’abusivismo e delle campagne per Velletri provincia, per lei è rimasto prima di ogni altra cosa papà.
Quel padre che avrebbe dovuto accompagnarla mentre diventava donna, madre e, infine, protagonista della vita amministrativa della città che lui aveva tanto amato.
È impossibile non domandarsi cosa avrebbe provato oggi vedendola entrare ogni giorno a Palazzo comunale nelle vesti di vicesindaca di Velletri.
Possiamo soltanto immaginarlo. Probabilmente avrebbe discusso con lei. Forse l’avrebbe consigliata, forse criticata, certamente spronata. La politica, per chi la vive davvero, è fatta anche di questo.
Ma è difficile immaginare che non sarebbe stato profondamente orgoglioso nel vedere sua figlia portare avanti, a modo suo e in un tempo completamente diverso, quella stessa idea di servizio alla comunità che aveva accompagnato la sua vita.
“Quando mi manca il coraggio lo ritrovo negli occhi di mio padre”
Proprio oggi, nel giorno del 34° anniversario della scomparsa di Franco Ercoli, Chiara ha affidato ai social poche parole, ma di una forza enorme:
«Quando mi manca il coraggio lo ritrovo negli occhi di mio padre. E nell’eco lontano delle sue parole».
Una frase che racchiude forse più di tante altre il senso di un legame che il tempo non ha spezzato.
Per Chiara, Franco non è soltanto il padre scomparso troppo presto, né soltanto una figura politica ricordata dalla città. È ancora oggi un riferimento interiore, una presenza capace di riaffiorare nei momenti più difficili, quando servono forza, determinazione e coraggio.
Quegli occhi, che tante fotografie hanno consegnato alla memoria di Velletri, continuano evidentemente a parlarle. E quelle parole, ormai lontane nel tempo, continuano a tornare nei passaggi più delicati della vita personale e amministrativa.
È difficile non leggere in questa frase anche il peso e la responsabilità del ruolo che oggi Chiara ricopre. Essere vicesindaca della stessa città amata e servita da suo padre significa inevitabilmente confrontarsi ogni giorno con quella storia, con quell’esempio e con una memoria che non appartiene soltanto alla famiglia, ma ormai anche alla comunità veliterna.
E proprio per questo il ricordo odierno assume un significato ancora più forte: perché Franco Ercoli non vive soltanto nelle commemorazioni o nei racconti di chi lo conobbe, ma continua a essere una presenza concreta nella vita di chi ne ha raccolto il testimone umano e civile.
Anche Daniele e una famiglia cresciuta nel senso del servizio
Accanto a Chiara c’è poi il fratello Daniele Ercoli, impegnato nella Polizia di Stato. Anche nel suo percorso professionale ritorna, in una forma diversa, il tema del servizio agli altri.
Nel 2020 Castelli Notizie raccontò il suo intervento durante un incendio, quando contribuì a salvare un’anziana dalle fiamme. Percorsi diversi, ma accomunati da quel senso di responsabilità verso gli altri che chi conobbe Franco Ercoli ha sempre riconosciuto come uno dei tratti più profondi della sua personalità.
Il ricordo di Alessandro Filippi: “Era il politico del servizio e delle battaglie”
Negli anni Alessandro Filippi, presidente della Fondazione Luigi Magni e Lucia Mirisola, ha dedicato più volte parole intense a Franco Ercoli. Lo ha definito un uomo della “correttezza politica e dell’onestà intellettuale”, figlio di quelle sezioni nelle quali la formazione politica avveniva attraverso il confronto quotidiano, l’ascolto e la militanza.
«Era il politico del servizio e delle battaglie», ha ricordato. Un’espressione che sintetizza bene ciò che resta oggi della figura di Franco Ercoli.
Non l’idealizzazione di un tempo passato nel quale tutto fosse necessariamente migliore, ma la memoria di un modo di intendere l’impegno pubblico nel quale la presenza sul territorio veniva prima della comunicazione della presenza, e il rapporto con le persone precedeva spesso ogni altra considerazione.
Trentaquattro anni dopo, la domanda resta la stessa: cosa significa fare politica?
Forse è proprio questo che rende ancora attuale il ricordo di Franco Ercoli. Ogni anniversario non è soltanto l’occasione per guardare indietro. È anche un momento nel quale interrogarsi sul presente.
Che cosa significa oggi fare politica?
Significa conquistare visibilità? Vincere una discussione sui social? Occupare una posizione? Oppure significa ancora dedicare una parte di sé alla propria comunità, accettando anche il sacrificio, l’impopolarità e la fatica che questo comporta?
Franco Ercoli diede la sua risposta attraverso la propria vita. Una vita conclusa troppo presto, ma abbastanza lunga da lasciare un segno che 34 anni non sono riusciti a cancellare.
Franco Ercoli e Velletri, un legame che il tempo non ha spezzato
Ci sono fotografie nelle quali Franco Ercoli sorride accanto ai suoi compagni di partito. Altre nelle quali tiene in braccio sua figlia. Altre ancora raccontano il dolore dei suoi funerali.
Ma forse l’immagine più vera – ora che quelle foto sono ormai ingiallite dal peso del tempo che consuma la materia – è quella rimasta nella memoria di chi lo ha conosciuto: Franco sulle strade di Velletri, in mezzo alla gente, con il suo motorino, una battaglia da combattere e qualcosa da dire sulla città che amava.
E forse il senso più profondo di questo anniversario sta proprio qui: una vita può essere spezzata, ma non necessariamente ciò che quella vita ha seminato.
Franco Ercoli – che oggi avrebbe avuto 83 anni – continua a vivere nei racconti di chi lo conobbe, nelle battaglie che portano ancora il suo nome, nella memoria della città e, soprattutto, negli occhi e nel cammino dei suoi figli.
