Velletri Wine Festival “Nicola Ferri”, il 26 e 27 settembre la XIII edizione nel ricordo di Romina Trenta

Fervono i preparativi a Velletri per la XIII edizione del Velletri Wine Festival “Nicola Ferri”, in programma sabato 26 e domenica 27 settembre 2026. Una manifestazione che negli anni è andata ben oltre il semplice appuntamento dedicato al vino, diventando un contenitore di cultura, arte, memoria e identità cittadina.

Il filo conduttore scelto per accompagnare questa nuova edizione è quello della “stoffa della bellezza”: la capacità di una comunità di conservare e tramandare ciò che la rende riconoscibile, attraverso le persone, i luoghi, le opere e quelle storie che spesso sfuggono ai grandi racconti nazionali ma che costituiscono l’ossatura più autentica di un territorio.

Velletri, sotto questo aspetto, ha molto da raccontare. Una città nella quale la cultura ha spesso avuto il volto di uomini e donne capaci di costruire occasioni di incontro partendo dal basso, senza clamore e con quella perseveranza che ha consentito a molte esperienze locali di attraversare decenni.

È il caso di quanto accadde negli anni Sessanta sotto la Galleria Ginnetti, in piazza Cairoli, quando Claudio Marini, Agostino De Romanis e Romolo Caporro animarono una stagione particolarmente fertile della cultura cittadina. Attorno a loro gravitavano figure come Gustavo Gualtieri, oste del “Telaio Vecchio”, che trasformò il cortile del suo locale in un vero e proprio cenacolo artistico.

Da quella esperienza nacque il terreno sul quale avrebbe poi trovato spazio il Circolo Artistico “La Pallade Veliterna”, realtà ancora oggi attiva sotto la guida di Alessandro Filippi.

La storia dell’arte veliterna è fatta anche di episodi curiosi e provocatori. Tra quelli rimasti nella memoria cittadina figura il concorso del 1985 al quale partecipò José Van Roy Dalì, che conquistò il primo premio con un’opera salvo poi rivelare, con spirito dissacrante, che il quadro sarebbe stato realizzato dai suoi cani. Un episodio destinato a diventare parte dell’aneddotica culturale locale e una provocazione rivolta, neppure troppo velatamente, al mondo della critica artistica.

Accanto ai protagonisti più estroversi non sono mancate personalità riservate come Giglio Petriacci, preside dell’Istituto d’Arte, ricordato per il rigore con il quale formò generazioni di studenti e per una produzione artistica costruita soprattutto intorno alla lavorazione dei metalli.

Un altro tassello fondamentale risale al 1978, quando nacque il Premio “La Scaletta”, nella zona della “costa de faciolo” di via Ettore Gabrielli. L’iniziativa fu fortemente voluta da Gustavo Gualtieri e successivamente portata avanti da Tonino Calcagni e dalla sua famiglia, fino al percorso che negli anni ha condotto l’evento negli spazi del Museo Civico Archeologico.

È una trama nella quale si inseriscono numerosi nomi dell’arte e della cultura veliterna: dalla famiglia Di Vito, con Eleonora e il suo rapporto con la scultura, alle celebri “Tre C” – Calcagni, Cipollari e Cupellaro, fino alla precisione artistica di Giuseppe Cherubini, medaglista dei Lepini.

Il Velletri Wine Festival proverà ancora una volta a mettere insieme proprio queste diverse anime, facendo dialogare il vino con l’arte, la memoria storica e il racconto di chi ha lasciato un segno nella città.

Tra le figure evocate c’è anche quella di Menotti Garibaldi, figlio dell’Eroe dei Due Mondi, legato alla tenuta di Carano e alla storia agricola del territorio. Qui affrontò anche il problema della fillossera attraverso l’introduzione delle viti americane, prima di morire di malaria. Una vicenda che restituisce un Garibaldi lontano dalla sola retorica risorgimentale e profondamente legato alla terra.

All’identità contadina appartiene anche la “stera”, il particolare cucchiaio appiattito che un tempo i lavoratori della terra tenevano con sé per liberare le zappe dal fango. Un oggetto quotidiano trasformato dal professor Gianfranco Arcero in simbolo della dignità e della civiltà rurale e oggi custodito dalla Fondazione Museo Luigi Magni e Lucia Mirisola.

Spazio anche alla memoria politica con il Premio “Ludovico Camangi”, dedicato al parlamentare veliterno che prese parte ai lavori dell’Assemblea Costituente e contribuì alla nascita della Repubblica italiana.

Tra i nomi che hanno segnato la storia culturale cittadina figura poi quello di Marcello Mammucari, “’O Dottore”, tipografo ed editore che ha dedicato una parte consistente della propria vita alla carta stampata, alla ricerca storica e alla diffusione della cultura locale attraverso pubblicazioni e attraverso il periodico La Torre.

Dalla scorsa edizione del Velletri Wine Festival “Nicola Ferri” proprio a Mammucari è stato intitolato il Premio Ve.La., riconoscimento che intende valorizzare chi continua a raccontare e custodire la storia della città.

Il Premio Romina Trenta, il momento più emozionante

Tra i momenti destinati ad assumere un significato particolare nella XIII edizione ci sarà ancora una volta il Premio Nazionale “Romina Trenta”, dedicato alla memoria dell’assessore comunale al Bilancio, alla Cultura e ai Prodotti locali, prematuramente scomparsa nel 2022.

Il suo nome è legato in maniera profonda alla manifestazione.

Romina Trenta aveva creduto nel Velletri Wine Festival e nella sua capacità di diventare una vetrina per le eccellenze locali, ma soprattutto un’occasione nella quale la città potesse riconoscersi.

Partecipava alle inaugurazioni, alle premiazioni, agli incontri e ai momenti conviviali della manifestazione con un coinvolgimento che andava oltre il semplice ruolo istituzionale.

Il ricordo assume una forza ancora maggiore se si pensa che una delle sue ultime apparizioni pubbliche legate alla manifestazione risale all’edizione del 2020.

Da qui la volontà di mantenere vivo il suo nome attraverso un premio che non vuole rappresentare soltanto un omaggio formale, ma il riconoscimento verso chi, attraverso il proprio lavoro, è capace di raccontare i Castelli Romani e di valorizzarne il patrimonio culturale e umano.

Ogni nuova assegnazione del Premio Romina Trenta diventa così uno dei momenti più intensi del Velletri Wine Festival: un modo per riportare idealmente Romina tra i banchi della manifestazione, tra i produttori, le associazioni, gli artisti e quella comunità alla quale aveva dedicato una parte importante del proprio impegno pubblico.

Due giorni per raccontare Velletri attraverso il vino e la memoria

L’appuntamento del 26 e 27 settembre – nell’ambito della 95ª edizione della Festa dell’Uva e dei Vini di Velletri (SCOPRI TUTTE LE SAGRE DEI CASTELLI ROMANI ) –  si prepara dunque ad andare oltre la degustazione e la promozione enologica.

Il Velletri Wine Festival “Nicola Ferri” punta ancora una volta a raccontare una città attraverso ciò che produce, attraverso l’arte che ha saputo generare e soprattutto attraverso le persone che ne hanno costruito la storia.

Un patrimonio fatto di vino, botteghe, tipografie, scultori, artisti, amministratori, contadini e intellettuali. Storie differenti ma accomunate da una stessa caratteristica: la capacità di difendere e tramandare, spesso con ostinazione, quella “stoffa della bellezza” che continua a costituire una delle espressioni più autentiche dell’identità veliterna.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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