Un ‘piano casa’ per la città di Ciampino. E’ la proposta lanciata da Diritti in Comune che verrà discussa nel consiglio comunale di fine mese. Programmata inizialmente per l’assise del 16 luglio – slittata poi «per motivi tecnici» –, scopo della mozione è quello di voler sollecitare la giunta ad intervenire direttamente per tentare di calmierare il mercato degli affitti, con acquisizioni di immobili e tramite il recupero dei beni pubblici inutilizzati, favorendo in tal modo lo scorrimento delle graduatorie per l’accesso alla casa popolare.
Un procedimento che – «se adeguatamente adottato», afferma la consigliera De Rosa interpellata dal nostro giornale – «rappresenterebbe una concreta risposta per le molte famiglie, gli anziani e i mono-nuclei in difficoltà abitativa che da troppi anni attendono l’assegnazione». Tante persone che se da un lato non possono permettersi l’acquisto di un appartamento, dall’altro non riescono più ad onorare canoni d’affitto astronomici perchè, oggettivamente, “fuori mercato”.
Talmente fuori mercato che, dai dati disponibili e facilmente reperibili sui siti delle agenzie immobiliari, risulta che da questo punto di vista Ciampino non ha rivali tra i paesi limitrofi: 13,1 euro a mq, una spesa mensile di 786 euro per un appartamento di soli 60 mq. Cifre «scandalose, ormai per i più», ma stabilite e di fatto accettate giocoforza da una parte delle oltre 400mila persone stanche del pendolarismo giornaliero e tentate a compiere il grande passo, allettate dalla effettiva vicinanza della cittadina alla Capitale.
Uno scandalo che a ben vedere rientra a pieno titolo in un paradosso: quello di aver voluto fare dell’Italia un paese di proprietari di case e lasciare fare poi al “mercato”, senza regole né paletti di sorta. Risultato: quasi 10 milioni di case sfitte a fronte di un numero abnorme di proprietari, l’81,6% della popolazione; famiglie a basso reddito e giovani che faticano ad accedere al mercato; prezzi elevati e rigidità dei mutui che costringono l’80% degli under 35 a vivere ancora con i genitori.
A Ciampino, evidenzia De Rosa, «tra l’altro, non riusciamo a conoscere i dati reali sul numero di appartamenti sfitti, semplicemente perchè il Comune da tempo non ha più un proprio ufficio statistico». Nel Lazio sono 1 su 5.
Di qui nasce lo studio e l’elaborazione dell’iniziativa di DiC – «un ‘unicum’ nel territorio, poiché non abbiamo notizia di altre mozioni simili in altri Comuni» – capace, in prospettiva, di affrontare seriamente il problema e tentare di dare una possibile, concreta risposta alla atavica fame di case. La mozione di Diritti in Comune ruota su tre evidenze. La prima riguarda la domanda di alloggi popolari che aumenta significativamente di anno in anno: se nel 2024 le domande totali pervenute erano state 513, nel 2025 sono salite a 569, con un balzo di 10 punti di percentuale in più (il 1° giugno scorso sono state rese pubbliche le graduatorie: 403 accolte, 166 respinte). Il secondo riscontro riguarda la domanda di case popolari inevasa per l’anno 2024, in attesa dei dati 2025: 19 ogni 1000 nuclei familiari.
Il terzo dato attiene agli sfratti, un abisso di tragedie personali e collettive nel quale spesso si preferisce non guardare: 1565 nei soli comuni metropolitani di Roma al 2024, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente, una media di 9 sfratti per ogni giorno lavorativo. E, come segnalato dall’Unione Inquilini, le sentenze emesse non sono più “per necessità” dei proprietari, ma per morosità o per finita locazione: a Roma gli sfratti per necessità sono meno del 2% del totale mentre quelli per morosità superano l’80%. Una tendenza che dovrebbe allarmare e che Diritti in Comune riassume con le parole di Balakrishnan Rajagopal, giurista e relatore speciale dell’Onu per il diritto alla casa quando, nell’ottobre 2025, incontrò gli abitanti dei lotti del Quarticciolo: «Non garantire il passaggio da casa a casa è una violazione del diritto nazionale ed internazionale».
Le richieste di DiC, che saranno discusse in Sala Nenni molto probabilmente nell’ultima settimana utile di luglio, si inseriscono nel solco delle parole del giurista statunitense e chiederanno alla giunta un passo in avanti nel contrasto all’emergenza abitativa: accrescere il proprio ‘parco’ immobili attraverso l’acquisto di edifici presenti sul mercato e favorire il cambio di destinazione d’uso per gli altri, già presenti nelle disponibilità comunali. Contenendo così, per quanto possibile, anche il consumo di suolo. «Il diritto alla casa – conclude la consigliera – non può essere affrontato come questione emergenziale o di ordine pubblico, ma deve essere riconosciuto come un diritto sociale fondamentale, attraverso investimenti strutturali e una programmazione capace di rispondere alle trasformazioni demografiche e sociali in atto».
