Immigrazione irregolare, da Catania la sfida dei conservatori all’Europa: meno slogan, più confini e rimpatri

Non più un’Europa costretta a inseguire le emergenze, ma un’Unione capace di proteggere le proprie frontiere, contrastare i trafficanti e costruire con i Paesi africani una …

Non più un’Europa costretta a inseguire le emergenze, ma un’Unione capace di proteggere le proprie frontiere, contrastare i trafficanti e costruire con i Paesi africani una cooperazione fondata su sicurezza, sviluppo e interessi reciproci. È questa la sfida lanciata da Catania dai Conservatori europei, che hanno scelto la Sicilia per riportare il Mediterraneo al centro dell’agenda politica continentale.

Gli “European Awareness Days” promossi dall’ECR Party, dal titolo “Un Mediterraneo più sicuro per un’Europa più forte”, non rappresentano soltanto un appuntamento di partito. La presenza di ministri, parlamentari europei, rappresentanti istituzionali e delegazioni conservatrici provenienti da diversi Paesi segnala la volontà dell’ECR di trasformare il Mediterraneo in uno dei terreni decisivi della nuova politica europea.

Una scelta tutt’altro che casuale. È proprio in Sicilia che le discussioni spesso astratte di Bruxelles assumono una dimensione concreta: gli sbarchi, il traffico di esseri umani, la pressione sulle comunità locali, la sicurezza delle rotte marittime, i rapporti con il Nord Africa e la necessità di rendere effettivi i rimpatri di chi non ha diritto a restare.

A tracciare la linea politica è stato Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e vicepresidente esecutivo dell’ECR Party. Il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo ha rivendicato il lavoro svolto per superare un modello che per anni aveva dato per inevitabili le partenze, riducendo il dibattito comunitario alla redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri. «Gli slogan possono riempire qualche agenzia stampa, possono suscitare qualche pulsione positiva e di facile assorbimento, ma non risolvono i problemi», ha affermato. Governare, ha sottolineato Fidanza, significa esercitare concretamente la propria capacità politica, convincendo anche chi fino a poco tempo fa rifiutava qualsiasi modifica dell’approccio europeo.

Il punto rivendicato dai conservatori è proprio questo: il paradigma starebbe lentamente cambiando. Per anni una parte consistente delle istituzioni europee ha considerato le partenze quasi inevitabili, concentrando il dibattito prevalentemente sulla redistribuzione dei migranti già arrivati. L’impostazione sostenuta dal governo italiano e dall’ECR parte invece dalla prevenzione delle partenze, dalla difesa delle frontiere esterne, dalla lotta alle organizzazioni criminali e dalla possibilità di realizzare procedure e centri anche al di fuori del territorio dell’Unione.

«Quello che abbiamo fatto è stato cambiare completamente il paradigma di questa politica», ha aggiunto Fidanza, rivendicando quattro anni di lavoro che, a suo giudizio, cominciano ora a produrre risultati. Il Mediterraneo, secondo il dirigente di Fratelli d’Italia, è tornato al centro delle politiche europee e internazionali anche grazie all’azione di Giorgia Meloni. Oggi la sicurezza dell’Italia e dell’intero Occidente passa infatti dalla gestione dei flussi migratori, dalla stabilità della sponda Sud e dalla capacità europea di tornare protagonista in Africa.

È in questo spazio politico che l’ECR sta provando ad assumere un ruolo sempre più centrale. Non soltanto come forza di opposizione alle vecchie politiche comunitarie, ma come soggetto capace di incidere sulle decisioni della maggioranza europea. Il nuovo regolamento sui rimpatri, l’apertura verso gli hub nei Paesi terzi, il rafforzamento di Frontex, gli accordi con gli Stati di origine e transito e il contrasto finanziario ai trafficanti sono temi che fino a pochi anni fa venivano spesso respinti come incompatibili con la cultura politica dell’Unione. Oggi sono entrati stabilmente nel confronto europeo.

All’appuntamento ha partecipato anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervistato durante la giornata inaugurale. Il suo contributo si è concentrato soprattutto sul rafforzamento della base industriale europea, sulla competitività e sul valore strategico del Mediterraneo per il futuro economico del continente. Una presenza, tuttavia, che ha rafforzato il carattere governativo e non meramente propagandistico dell’iniziativa. Il ministro però è tronato anche sul tema Ets, dopo la decisione della commissione europea di ammorbidire le regole, una decisine che non ha soddisfatto affatto imprese e governo italiano. La riforma degli Ets è “assolutamente necessaria e urgente” ma “le proposte che oggi la Commissione ci ha sottoposto sono ancora insufficienti, troppo timide”. ha detto Urso a Catania. “Ci confronteremo in maniera serrata nei prossimi giorni, innanzitutto col sistema industriale, per capire come migliorare quelle proposte affinché siano davvero efficaci nel sostenere l’impresa” e “con gli altri Stati membri con cui abbiamo condiviso una proposta, quella sì davvero coraggiosa, responsabile e strutturale, affinché ora che finalmente si è aperto il cantiere delle riforme anche per lo strumento degli Ets, si possano raggiungere obiettivi che siano davvero capaci di sostenere le nostre imprese nella sfida della decarbonizzazione. Quello che ci è stato presentato e francamente troppo poco”

Immigrazione, politica industriale, energia e sicurezza delle rotte commerciali sono infatti parti dello stesso dossier. Un Mediterraneo instabile espone l’Europa non soltanto a flussi incontrollati, ma anche a crisi energetiche, interruzioni delle catene di approvvigionamento e crescente dipendenza da potenze esterne. Per questo i conservatori collegano il controllo dell’immigrazione al Piano Mattei, agli investimenti produttivi in Africa e alla costruzione di partenariati che offrano opportunità nei Paesi di origine.

La proposta è superare sia l’immigrazionismo senza regole sia la retorica dell’emergenza permanente. Servono ingressi legali collegati alle effettive esigenze del mercato del lavoro, procedure rapide per esaminare le richieste d’asilo e rimpatri realmente eseguiti per chi non possiede i requisiti. Senza rimpatri, infatti, anche le regole più severe rischiano di rimanere soltanto sulla carta.

Da Catania arriva quindi una sfida precisa a Bruxelles: l’Europa deve scegliere se continuare a limitarsi alla gestione degli arrivi oppure assumere finalmente il controllo delle proprie frontiere. I conservatori rivendicano di avere imposto il tema e di avere spostato progressivamente il baricentro del dibattito comunitario.

Il messaggio è che la solidarietà non può coincidere con l’assenza di regole e che il diritto d’asilo non può essere trasformato in uno strumento nelle mani delle organizzazioni criminali. Proteggere chi fugge davvero da guerre e persecuzioni significa anche distinguere con rapidità chi ha diritto alla protezione da chi tenta di entrare illegalmente per ragioni esclusivamente economiche.

La Sicilia diventa così il luogo simbolico dal quale l’ECR rilancia la propria idea di Europa: meno ideologia, meno slogan e maggiore capacità di governo. Un’Europa che torni protagonista nel Mediterraneo, difenda i suoi confini e costruisca con l’Africa una politica comune fondata non sull’assistenzialismo, ma su sicurezza, investimenti e sviluppo.

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