(di Giulia Testa) C’è una Roma che tutti conoscono, quella della politica, dei palazzi istituzionali, della cartolina de La Grande Bellezza. E poi ce n’è un’altra, che scorre sotto la superficie. “Una Roma carsica”, la definisce Francesca Fagnani, una città invisibile dove la criminalità organizzata continua a muoversi lontano dai riflettori. È da questa immagine […]
L’articolo Francesca Fagnani a Leonessa: “Esiste una Roma carsica, invisibile. È quella che ho raccontato in Mala” proviene da Rieti Life – L'informazione della tua città.
(di Giulia Testa) C’è una Roma che tutti conoscono, quella della politica, dei palazzi istituzionali, della cartolina de La Grande Bellezza. E poi ce n’è un’altra, che scorre sotto la superficie. “Una Roma carsica”, la definisce Francesca Fagnani, una città invisibile dove la criminalità organizzata continua a muoversi lontano dai riflettori. È da questa immagine che prende forma l’incontro con il pubblico di Libri ad Alta Quota, la rassegna dalla Biblioteca Comunale di Leonessa sostenuta dalla Fondazione Varrone e recentemente riconosciuta dalla Regione Lazio come Buona Pratica Culturale. Al centro dell’incontro di sabato 25 luglio, all’interno del Chiostro di San Francesco, “Mala. Roma Criminale”, il libro con cui la giornalista racconta il volto contemporaneo della criminalità romana.
Seduta sul palco con la sua cagnolina accanto, Fagnani accompagna il pubblico dentro il lungo lavoro di ricerca che ha dato origine a “Mala”. “La mafia non è quella con il cappello”. Oggi, spiega, ha il volto di imprenditori, commercialisti, persone che hanno studiato nelle migliori università europee. Un’organizzazione capace di confondersi con la normalità.
Per costruire “Mala” ha raccolto testimonianze, consultato atti giudiziari e incontrato protagonisti di quel mondo. Tra i ricordi riaffiora anche l’intervista a Ciccio D’Agati, raggiunto dopo aver confidato con ironia al proprio personal trainer che sarebbe andata “a intervistare un mafioso”. D’Agati, racconta, parlava sempre attraverso allusioni e frasi dal doppio significato. Su Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”, il giudizio era netto: “Era un ambizioso”. E proprio quell’ambizione, sintetizza Fagnani con un’espressione romanesca, lo aveva portato ad “allargarsi”.
Fagnani ricorda che il processo nei confronti dei presunti mandanti deve ancora iniziare e commenta l’assoluzione in secondo grado di Raul Esteban Calderon: “Non è una buona notizia per la città”, dice, perché contribuisce ad alimentare un senso di insicurezza. Dopo la morte di Piscitelli, aggiunge, gli equilibri della criminalità romana si sono ridefiniti fino a raggiungere un nuovo assetto. Naturale il riferimento alla puntata di Belve Crime con ospite Rina Bussone, ex compagna di Calderon, con la quale ha ricostruito parte dei fatti.
Tra i capitoli più sorprendenti del libro ci sono quelli costruiti grazie alle conversazioni recuperate dai criptofonini, i telefoni criptati utilizzati dalla criminalità organizzata. Dopo che quelle piattaforme furono violate, una parte delle chat divenne materiale investigativo e giornalistico. “Si raccontavano da soli”, spiega. Messaggi in cui accanto alla parola “omicidio” compariva l’emoji del diavoletto, dove l’organizzazione di un delitto lasciava spazio, poche righe dopo, ai preparativi di un baby shower. “Sono ragazzi e sono romani”, osserva. È questa, per Fagnani, la rappresentazione più inquietante della banalità del male: la capacità di alternare la violenza estrema alla quotidianità nello stesso flusso di conversazione, con quel cinismo e ironia tipicamente romani.
Non meno sconvolgente è stato il materiale raccolto durante la ricerca. “Ci sono episodi per cui avevo paura di non essere creduta”, confessa, ricordando quelle che ha definito vere “torture messicane”, che non avrebbe mai immaginato di trovare nella sua città: persone sospese sopra i treni in corsa, aghi infilati sotto le unghie. Un mondo raccontato anche attraverso il suo linguaggio. E con un’ironia amara Fagnani spiega il significato di espressioni come “fare la retta”, ad esempio, per indicare il custodire armi o droga per conto di un’organizzazione criminale in cambio di una somma mensile. La giornalista si sofferma anche sull’omertà che, a suo dire, continua a caratterizzare alcune zone della Capitale. “A Roma c’è un’omertà enorme”, afferma, ricordando come i fratelli Capogna abbiano deciso di collaborare soltanto quando hanno compreso di essere destinati a morire.
Prima di concludere, Fagnani annuncia che da “Mala” è stata tratta una sceneggiatura per un film, scritta insieme a Leonardo Fasoli, autore di Gomorra, ma specifica, con il sorriso, che i tempi della cronaca e quelli del cinema sono molto diversi.
In chiusura, però, Fagnani sposta l’attenzione su di sé solo per pochi istanti. “Io ho solo fatto il mio lavoro. Ho scritto quello che era giusto scrivere”. Racconta che la Prefettura le ha assegnato una scorta, ma di non utilizzarla: “Uso la scorta mediatica”. E rivolge un pensiero ai cronisti del territorio: “Ringraziamo i giornalisti dei giornali locali, che non stanno sui palchi ma sono sempre esposti ai rischi”.
L’ultima riflessione è sul successo, accolta da un lungo applauso. “Il successo è un participio passato”, dice. “Va e viene, magari non torna. A me interessa arrivare al cuore delle persone”.
Foto: TESTA ©
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