ROMA – Quasi quattro anni fa – era il 9 agosto del 2022 – su queste stesse pagine ho trattato della ‘Giustizia Massomica‘ anche parametrandola alle norme …
ROMA – Quasi quattro anni fa – era il 9 agosto del 2022 – su queste stesse pagine ho trattato della ‘Giustizia Massomica‘ anche parametrandola alle norme di Legge di tipo civilistico e non in vigore nella Repubblica Italiana (il Magistrato Superiore per eccellenza).
In questi giorni, la stampa ha attribuito delle dichiarazioni di taluno, sulla cui base alcuni Enti sarebbero pervasi o gestiti o occupati da “mafiosi e massoni“, così suscitando attenzione e cuiosità: per lo più morbosa e malevola, come spesso accade con quei fenomeni e con quelle dichiarazioni dove al posto di accuse precise con la indicazione delle possibili (e sempre ‘presunte’, almeno fino a sentenza passata in giudicato ) condotte illecite e/o attività criminali poste in essere, corredate dai nomi e cognomi dei possibili (ma anche qui ‘presunti’) responsabili. Qualunque Cittadino venga a conoscenza di tali fattispecie ha il dovere morale e l’obbligo materiale di avvisare le Autorità di Polizia ovvero l’Autorità Giudiziaria che opereranno attivando le proprie prerogative e sempre nell’interesse della Giustizia e pro Veritate.
Rilasciare dichiarazioni e lanciando vaghe e arbitrarie accuse a questo o quel contesto, ovvero a tutti indistintamente gli appartenenti (anche in questo caso, ‘possibili ed eventuali’) ipoteticamente collegati a un determinato contesto, equivale ad attivare quel meccanismo tristemente noto come macchina del fango. Ossia: lanciare accuse pesanti e indefinite, affatto scevre da un certo vittimismo, tutte da dimostrare, citando ipotetici ambienti piuttosto che non soggetti. L’effetto richiama maggiori attenzioni da parte della possibile opinione pubblica accomunando contesti di un certo qual rilievo: nel beme come nel male.
Ma all’osservatore attento e ormai disincantato nelle italiche cose, e che soprattutto abbia buona memoria storica, non sfuggiranno le ciclicità con cui queste ‘macchine del fango’ trovano attivazione: per lo più in coincidenza con situazioni generali di tipo complesso che, pur suscitando attenzione nell’opinione pubblica, non trovano adeguata risposta da parte di chi ne abbia la il dovere e la responsabilità. Questa ciclicità colpisce personaggi e situazioni di rilievo: da Bettino Craxi a Giulio Andreotti a Licio Gelli, tanto per citare i casi a noi più prossimi, come pure si suscitano i presunti ‘demoni’ di contesti tra cui la Massoneria, il Clero, e quant’altro.
In pratica si spara nel mucchio: per distrarre come per tirare il sasso nascondendo la mano o persino fors’anche agendo con obiettivi utili a ‘terzi’.
Tutti i contesti, senza esclusione, possono ammoverate tra le proprie fila angeli e demoni. Ma angeli e demoni, allorchè commettono illeciti, ne rispondono direttamente e personalmente, specie nella fattispecie penale.
Sparare invece genericamente nel mucchio, gettando sospetti su enti societari o associativi nei quali in ogni caso lavorano persone per bene e quindi con il solo fine di suscitare scandalo più che non attenzione, è potenzialmente riprovevole e persino vile: salvo l’indicare subito dopo alle Autorità nomi e circostanze.
I delinquenti sono e restano personamente tali, indipendentemente da dove possano agire o lavorare; un ladro è tale e tale resta, e come tale dev’essere definito. Citare se sia impiegato o socio di questo o quel contesto, bocciofila o filodrammatica che sia, che sia un membro del clero o di una specifica associazione politica, che sia un autista o un operatore ecologico, un artista o un nullafacente, è materia che può interessare le Autorità; ma nella vita di tutti i giorni il più banale dei qualunquismi accusatori, alimentati da chiacchiericci e pettegolezzi.
Autorità, qui ricordo, che nel caso della storiografia massonica si identifica con la figura di quel Magistrato Superiore che rappresenta la Legge e l’ordine costituito dello Stato. Legge che il Massone ha l’obbliogo di rispettare, e di fronte alla quale, al pari di ogni Cittadino, risponde.
Giuseppe Bellantonio