Torna al centro del dibattito la tutela del Lago di Nemi. Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani ha annunciato di aver presentato una denuncia in merito ai lavori del progetto pubblico in corso sulle sponde del bacino lacustre, ritenendo necessario fare chiarezza sulla regolarità degli interventi eseguiti.
Secondo quanto reso noto dall’associazione, dopo un primo sopralluogo effettuato dai Carabinieri Forestali, gli atti dei lavori alla piattaforma al Lago di Nemi sarebbero stati trasmessi alla Procura della Repubblica, che dovrà verificare la conformità delle opere rispetto al progetto autorizzato e il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici che insistono sull’area.
Nel comunicato che segue il Coordinamento Ambientalista amplia la riflessione oltre gli aspetti giudiziari, denunciando quella che definisce una carenza di programmazione nella tutela dei laghi dei Castelli Romani.
L’associazione richiama l’attenzione sul progressivo abbassamento del livello delle acque dei laghi di Castel Gandolfo e di Nemi, sostenendo la necessità di interventi strutturali per la salvaguardia degli ecosistemi lacustri, anziché nuove opere considerate impattanti.
Di seguito il comunicato stampa integrale.
COMUNICATO STAMPA
Lago di Nemi, ancora cemento sulle sponde
Denuncia del Coordinamento Ambientalista: gli atti sono ora all’attenzione della Procura
“Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani ha presentato una denuncia in relazione ai lavori per un progetto pubblico in corso sulle sponde del Lago di Nemi.
Dopo un primo sopralluogo dei Carabinieri Forestali, gli atti sono ora all’attenzione della Procura della Repubblica. Sarà la magistratura a verificare la regolarità delle opere, la conformità al progetto autorizzato e il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici.
Al di là degli aspetti giuridici, emerge però ancora una volta un problema politico e culturale: vengono finanziati progetti privi di un adeguato rapporto con il territorio, mentre restano senza risposta le richieste di intervento per la salvaguardia dei laghi Albano e di Nemi.
Da circa quarant’anni i due laghi si abbassano mediamente di 30 centimetri ogni anno, ma non è stato ancora attuato un piano efficace per ridurre i prelievi idrici, fermare il consumo di suolo, favorire la ricarica della falda e rinaturalizzare le sponde.
Si trovano invece risorse per nuove opere che rischiano di aggravare il degrado di un’area naturale già fragile e interessata dalla presenza di numerosi accumuli di rifiuti e discariche.
Un percorso sulle rive di un lago vulcanico, all’interno di un parco regionale, avrebbe dovuto essere realizzato utilizzando materiali naturali e permeabili, strutture leggere, opere reversibili e tecniche di ingegneria naturalistica. Si è scelta invece, ancora una volta, la strada del cemento.
Le sponde del Lago di Nemi ricadono in un sistema di tutela particolarmente rigoroso. La fascia dei 300 metri dalla linea di battigia è sottoposta a vincolo paesaggistico e qualsiasi intervento all’interno del Parco deve essere valutato rispetto alla conservazione del paesaggio, della vegetazione ripariale e degli ambienti naturali.
La natura pubblica dell’opera e l’utilizzo di finanziamenti pubblici non riducono questi obblighi, ma dovrebbero imporre maggiore trasparenza, prudenza e qualità progettuale.
Il Coordinamento chiede la verifica di tutte le autorizzazioni, della corrispondenza tra il progetto approvato e le opere realizzate, nonché la sospensione cautelativa dei lavori fino alla conclusione degli accertamenti.
Chiede inoltre la bonifica delle aree degradate, la rimozione dei rifiuti e una riprogettazione dell’intervento basata su materiali permeabili e tecniche a basso impatto.
Non è accettabile continuare a stendere cemento sulle sponde di laghi che da decenni si stanno lentamente prosciugando. Prima di costruire occorre conoscere il territorio, tutelarlo e dimostrare che ogni opera sia realmente utile e compatibile con l’ambiente”.
