A Palestrina inaugurata “Frammenti d’infinito”: in mostra Andrea Giovannini ed Alessandra Veccia dai Castelli Romani

Lo scorso 25 luglio è stata inaugurata nella Sala Borghesani in Palestrina la mostra bipersonale “Frammenti d’infiniti” di Alessandra Veccia di Lanuvio e Andrea Giovannini, parroco di San Giuseppe Lavoratore a Genzano, alla presenza del sindaco di Palestrina Igino Macchi, dell’Assessore alla cultura e dei Consiglieri Regionali Marika Rotondi e Rodolfo Lena.

 Ci sono mostre che si limitano a raccogliere opere e altre che costruiscono un pensiero. “Frammenti d’infinito” appartiene a questa seconda categoria.

L’incontro tra Alessandra Veccia ed Andrea Giovannini, entrambi artisti contemporanei del nostro territorio, il cui lavoro ha ottenuto il riconoscimento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM), non si esaurisce nella semplice condivisione di uno spazio espositivo, ma si configura come un dialogo profondo sul senso stesso del fare pittura.

Il titolo della mostra racchiude già una dichiarazione poetica. L’infinito non è evocato come una dimensione remota o metafisica, bensì come una presenza che si lascia intuire nelle crepe del visibile, nelle tracce del tempo, nella vibrazione di un colore, nel silenzio di una superficie. Sono frammenti, appunto, che non pretendono di spiegare il mistero, ma di renderlo percepibile.

La loro pittura nasce da un confronto incessante con la realtà e l’infinito. Le loro opere sembrano custodire la memoria di ciò che rimane nascosto nel profondo del loro essere. Il colore non descrive, ma scava. Ogni gesto pittorico diventa un atto di ricerca, una stratificazione di esperienze che trasforma la tela in un luogo dell’anima, dove il soggetto si fa interiore e la memoria assume consistenza fisica.

Le loro opere respirano nella luce, affidandosi a un equilibrio sottile tra trasparenze, pause e armonie cromatiche. È una pittura che non cerca lo stupore, ma l’ascolto; che invita a sostare, a rallentare, a riconoscere nell’essenzialità una forma di rivelazione.

In un tempo in cui l’immagine è spesso consumata con rapidità e distrazione, “Frammenti d’infinito” restituisce alla pittura il suo valore originario: quello di essere un luogo del pensiero, della memoria e del silenzio. Ogni opera domanda uno sguardo paziente, capace di cogliere ciò che non si manifesta immediatamente. Non esistono narrazioni didascaliche né facili simbolismi; esiste piuttosto una trama di rimandi che lascia allo spettatore la libertà di completare il senso dell’opera con la propria esperienza.

Alla fine della visita rimane la sensazione che l’infinito non sia un orizzonte lontano, ma una possibilità nascosta nelle cose minime: un riflesso, una materia consumata dal tempo, una velatura di colore, un silenzio. “Frammenti d’infinito” ricorda che la grande arte non offre certezze, ma apre varchi. E in quei varchi, per un istante, ciò che appare finito lascia intravedere l’inesauribile.

La mostra “Frammenti d’infiniti” rimarrà visitabile fino a domenica 2 agosto.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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