Mons. Stefano Russo, Vescovo delle Diocesi di Velletri-Segni e Frascati, domenica scorsa ha disposto, per tutte le chiese delle Sue diocesi, la pubblicazione di una Nota che ammonisce i fedeli di non frequentare le cappelle della Fraternità San Pio X.
Don Giovanni Caruso Spinelli, Priore della FSSPX ad Albano Laziale, nella sua lettera di risposta a mons. Russo, osserva a proposito di tale Nota: «Mi ha richiamato alla memoria il mio vecchio parroco, che faceva prediche durissime contro quelli che non andavano a Messa, davanti ai fedeli che a Messa c’erano. Lei», prosegue la lettera, «ha ritenuto opportuno avvertire i Suoi fedeli di non frequentare le nostre cappelle. Ma i fedeli che frequentano le nostre cappelle, la domenica mattina, non sono nelle Sue chiese: sono da noi. L’avvertimento è arrivato a tutti quelli che non ne avevano bisogno e apparentemente a nessuno di quelli cui era destinato. Apparentemente, appunto.
Ora, si guardi la proporzione. Da un lato decine di migliaia di persone raggiunte dal pulpito; dall’altro qualche centinaio di fedeli che frequentano una cappella, e di questi solo una piccola parte proveniente dalle Sue diocesi. Nessuno impiega mezzi simili contro una cosa così piccola. Se davvero l’oggetto fosse la Fraternità San Pio X, l’operazione sarebbe comunicativamente insensata: per mettere in guardia qualche centinaio di persone se ne informano decine di migliaia che ignoravano perfino la nostra esistenza e che da domenica mattina, invece, sanno che vicino casa loro si celebra ancora la Messa di sempre. Lo hanno saputo dal loro parroco, che è il modo migliore perché una notizia sia creduta. In anni di apostolato non saremmo mai riusciti a farci conoscere così.
«Dunque», continua la lettera, «la conclusione logica è che l’oggetto della Sua Nota non siamo noi. La preoccupazione è più larga, e Lei la conosce meglio di me: sono i molti – nelle Sue parrocchie, nel Suo clero, nelle famiglie che Le stanno davanti ogni domenica – che si accorgono che qualcosa nella Chiesa non funziona. Non frequentano ancora le nostre cappelle, ma la domanda se la pongono. È a loro che la Nota è rivolta, ed è la Nota stessa a rivelare quanti siano. Sono tanti, siamo tanti. Noi non abbiamo inventato questa crisi e non abbiamo la pretesa di risolverla. Noi continuiamo solo a fare quello che la Chiesa ha sempre fatto, nella certezza di non poter sbagliare ricalcando le orme di chi ci ha preceduto».