Mascherine, le carte smentiscono Conte: i test delle Dogane certificarono la conformità dei dispositivi Jc

  Il 6 agosto 2026, l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha depositato alla Procura di Roma un documento anonimo e un esposto riguardante una transazione …

 

Il 6 agosto 2026, l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha depositato alla Procura di Roma un documento anonimo e un esposto riguardante una transazione da 100 milioni di euro disposta per la società JC Electronics in merito a una fornitura di mascherine, scatenando un duro scontro politico con la maggioranza.

Durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, infatti, Conte ha reso noto di aver ricevuto e trasmesso ai magistrati un verbale relativo a oltre 7 milioni di mascherine collegate a un accordo transattivo tra lo Stato e la JC Electronics.La diffida: L’ex premier ha diffidato Palazzo Chigi dal completare il pagamento della transazione da 100 milioni di euro a favore dell’azienda, sollevando dubbi sulla conformità dei dispositivi.

Ma ora la “pistola fumante” mostrata da Giuseppe Conte davanti alla Commissione Covid rischia di trasformarsi in un clamoroso boomerang. Perché il documento anonimo portato dall’ex presidente del Consiglio per sollevare dubbi sulle mascherine fornite dalla Jc Electronics non soltanto sembrerebbe riferirsi a una partita diversa da quella finita al centro del contenzioso con lo Stato, ma soprattutto si scontra con una serie di accertamenti tecnici e giudiziari che raccontano una storia molto differente.

Il punto centrale non è quindi la transazione da circa 100 milioni conclusa dal governo Meloni, che rappresenta soltanto l’ultimo capitolo della vicenda. La questione decisiva viene prima: **le quasi otto milioni di mascherine Aoxing KN95 al centro della causa contro lo Stato risultavano sottoposte ad accertamenti che ne avevano verificato la conformità**.

Immediata è arrivata anche la secca smentita delle accuse del leader cinque stelle da parte della società coinvolta. “Il documento di dieci pagine di cui parla il presidente Conte, pervenutogli in forma anonima, non è una novità: un documento di dieci pagine sulle mascherine Aoxing è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier dei militari della Struttura Commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura”.Cosi la scoietà  Jc Electronics Italia S.p.A. replica in una nota alle dichiarazioni del leader del M5s, Giuseppe Conte, in commissione Covid.

“La società ricorda che il tribunale di Roma, con sentenza n. 10918/2025 del 21 luglio 2025, ha rigettato la querela di falso proposta dall’Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95, condannando le amministrazioni alle spese: l’esito positivo delle analisi è stato “pacificamente attestato sia dall’Inail sia dalla perizia tecnica svolta dall’Agenzia delle Dogane su richiesta della stessa struttura commissariale”, con prova di tenuta “risultata conforme” alla norma UNI EN 149:2009, si legge ancora nella nota.

Secondo quanto emergerebbe dalle carte, quelle verifiche non riguarderebbero la specifica partita di 7.857.000 mascherine Aoxing KN95 oggetto del contenzioso tra la società, la Presidenza del Consiglio e il ministero della Salute.

È una distinzione tutt’altro che marginale. La sentenza del 2024 richiamata nell’articolo circoscrive infatti la controversia proprio alle mascherine Aoxing, che risultavano dotate di validazione Inail. Ma c’è di più. Nella documentazione citata dal quotidiano compaiono gli esami di laboratorio disposti dalla stessa struttura commissariale e affidati il 23 agosto 2021 al laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane.

È una distinzione tutt’altro che marginale. La sentenza del 2024 richiamata nell’articolo circoscrive infatti la controversia proprio alle mascherine Aoxing, che risultavano dotate di validazione Inail. Ma c’è di più. Nella documentazione citata dal quotidiano compaiono gli esami di laboratorio disposti dalla stessa struttura commissariale e affidati il 23 agosto 2021 al laboratorio chimico dell’Agenzia delle Dogane.

L’esito, secondo quanto riportato nelle carte, fu favorevole. Le mascherine superarono entrambe le prove alle quali furono sottoposte, risultando conformi alla **norma UNI EN 149:2009**, sia per quanto riguarda la penetrazione del materiale filtrante sia per la prova di tenuta verso l’interno. Proprio quest’ultima era uno degli aspetti tecnici maggiormente discussi nel lungo contenzioso.

Questo elemento indebolisce alla radice la suggestione secondo cui lo Stato avrebbe successivamente riconosciuto cento milioni di euro a un’azienda per una fornitura di mascherine non a norma. **Le carte citate nell’articolo indicano esattamente il contrario: i dispositivi al centro del contenzioso erano stati sottoposti a verifiche tecniche e avevano superato i test effettuati dall’Agenzia delle Dogane su incarico della struttura commissariale.**

Non solo. Jc Electronics sostiene che quei certificati non le sarebbero mai stati consegnati dalle amministrazioni nonostante le richieste e che la società ne sarebbe entrata materialmente in possesso soltanto attraverso la documentazione resa disponibile nell’ambito degli atti acquisiti dalla Procura di Roma. Anche questo passaggio rende ancora più delicata la ricostruzione proposta da Conte: mentre l’ex premier porta in Commissione un documento anonimo per sollevare dubbi sulla qualità delle forniture, negli atti esistevano già risultati di laboratorio favorevoli sui dispositivi effettivamente oggetto della causa.

A rafforzare ulteriormente questo quadro c’è poi la vicenda giudiziaria. Il Tribunale di Roma ha rigettato nel 2025 la querela di falso proposta dalle amministrazioni contro la certificazione delle mascherine Aoxing; la società ha ricordato che gli esiti positivi erano stati attestati dalla validazione Inail e dalle verifiche tecniche dell’Agenzia delle Dogane.

Nello stesso articolo de *La Verità* viene inoltre richiamata una pronuncia del 24 ottobre 2024 della Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio relativa alla fornitura di 50 milioni di mascherine: anche in quel caso si legge che i dispositivi erano stati validati dall’Inail e che la fornitura doveva essere considerata conforme ai requisiti indicati dalla UNI EN 149/2009.

È dunque necessario tenere distinti due piani. Il primo è quello delle verifiche sulla qualità delle mascherine: ed è proprio su questo terreno che l’accusa politica lanciata da Conte appare, alla luce della documentazione emersa, assai fragile. Il documento anonimo da lui esibito non sembra riguardare la stessa partita di dispositivi oggetto della controversia milionaria, mentre sulle Aoxing esistono test favorevoli delle Dogane e la validazione Inail.

Il secondo piano riguarda invece la decisione del governo Meloni di chiudere la causa attraverso una transazione. Anche in questo caso il contesto è decisivo. Quando l’attuale governo ha raggiunto l’accordo con Jc Electronics, **lo Stato era già stato condannato dal Tribunale di Roma a pagare 203.012.065 euro, oltre interessi di mora, rivalutazione e spese**. È un dato contenuto negli atti parlamentari ufficiali.

La transazione da circa **100,2 milioni di euro**, predisposta con il parere positivo dell’Avvocatura dello Stato, ha quindi consentito di chiudere la causa principale e gli altri contenziosi collegati per una cifra enormemente inferiore all’esposizione già determinata dalla sentenza. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha spiegato al Senato che attendere l’appello avrebbe comportato il rischio, in caso di nuova sconfitta, di dover corrispondere l’intera somma senza più possibilità di ottenere lo sconto concordato.

Ma sarebbe un errore concentrare l’intera vicenda su questi cento milioni. **La vera notizia contenuta nelle carte è precedente alla transazione:** le mascherine sulle quali si è combattuta per anni la battaglia giudiziaria non coincidono, secondo la ricostruzione pubblicata, con quelle indicate nel documento anonimo sventolato da Conte e risultano invece accompagnate da verifiche tecniche favorevoli.

Ed è proprio da qui che cambia la lettura politica del caso. Non siamo davanti, almeno sulla base degli elementi oggi disponibili, a un governo che decide di indennizzare un’impresa nonostante abbia fornito dispositivi accertati come irregolari. Siamo davanti a uno Stato che aveva rescisso un contratto, a una società che aveva contestato quella decisione e a un contenzioso conclusosi in primo grado con una condanna superiore ai 203 milioni di euro, sullo sfondo di documenti che attestavano validazioni e verifiche positive sui dispositivi oggetto della controversia.

La transazione del governo Meloni arriva soltanto alla fine di questa storia e ne limita pesantemente il costo per l’Erario. **Prima ancora del risparmio ottenuto con l’accordo, però, sono gli accertamenti sulle mascherine a mettere seriamente in discussione la ricostruzione avanzata da Conte.** La sua “pistola fumante”, almeno sulla base delle carte oggi emerse, sembra puntare contro un bersaglio diverso da quello della causa Jc. E i test effettuati per conto della stessa struttura commissariale raccontano una realtà assai meno compatibile con l’accusa di una fornitura fuori norma.

 

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