Riceviamo e pubblichiamo Viterbo,12.8.26 Carsicamente ogni anno, nell’imminenza della stagione venatoria, si riaccende la polemica tra cacciatori ed animalisti. Quest’anno, già da giorni, dopo la pubblicazione del Regolamento regionale Lazio varato di recente. Per chi non lo possa ricordare, l’esercizio della caccia, con le sue stringenti regole attuali, è pratica sportiva riconosciuta dal CONI -Comitato […]
Riceviamo e pubblichiamo
Viterbo,12.8.26
Carsicamente ogni anno, nell’imminenza della stagione venatoria, si riaccende la polemica tra cacciatori ed animalisti.
Quest’anno, già da giorni, dopo la pubblicazione del Regolamento regionale Lazio varato di recente.
Per chi non lo possa ricordare, l’esercizio della caccia, con le sue stringenti regole attuali, è pratica sportiva riconosciuta dal CONI -Comitato Olimpico Italiano – che riconosce la caccia e la cinofilia mediante la Federata Società FIDASC -Federazione Italiana disciplina armi sportive e cinofilia sportiva- con sede in Roma in V.le Tiziano,70 (Palazzo delle Federazione) che conta oltre 60mila associati.
Non sono “assassini” questi sportivi che, proprio per l’ambiente naturale dove esercitano l’attivitàm è proprio la conservazione della natura cui hanno interesse. come, altrettanto, le pratiche cinofile, essendo il cane il fedele compagno del cacciatore.
Per dovere pubblichiamo note pervenute dal Dr.Chiarle presidente della ENPA in polemica con ARCICACCIA (Ass.Ricreativa comunista italiana), che ritiene anche questa associazione a difesa della lobby delle doppiette
“Siamo davvero al paradosso, ma quello vero.
Leggere che la caccia sarebbe l’unico “rimedio” per tenere i cinghiali lontani dalle città non è solo un insulto alla scienza e alla logica più elementare, ma è il tentativo disperato di una lobby in declino di riscrivere la realtà a proprio uso e consumo.
Chi punta il dito contro l’associazionismo ambientalista, liquidandolo con la solita e trita retorica degli “ambientalisti da salotto”, sta solo cercando di nascondere sotto il tappeto le proprie storiche e pesantissime responsabilità.
Parliamo di storia e di verità, visto che si invoca il passato. Per decenni sono stati proprio i cacciatori e l’industria venatoria a favorire l’immissione massiccia di cinghiali alloctoni — esemplari dell’Est Europa, molto più grandi e prolifici di quelli autoctoni della Tuscia — al solo scopo di alimentare il proprio divertimento domenicale.
Avete creato voi il problema, moltiplicando a dismisura una specie per avere più bersagli da colpire, e oggi pretendete di passare per salvatori della patria?
Questo è il vero capolavoro di ipocrisia.
La scienza, quella vera che si studia nelle università e non nei capanni da caccia, spiega chiaramente cosa succede durante le “cacciarelle”. Le braccate, condotte con mute di cani e colpi di fucile, non controllano la popolazione: la disintegrano e la disperdono.Questo metodo barbaro rompe la struttura sociale dei branchi. Quando viene uccisa la matriarca, le giovani femmine vanno in calore contemporaneamente, aumentando il tasso di riproduzione. Inoltre, il caos generato dal piombo e dai cani terrorizza gli animali, spingendoli a scappare disperatamente dalle zone di caccia.
Quindi, chiediamocelo chiaramente: chi ha ragione?
La scienza, che da anni chiede interventi non cruenti, una gestione seria dei rifiuti urbani, corridoi ecologici e sterilizzazioni? O ha ragione chi, armato fino ai denti, continua a usare metodi medievali che non hanno fatto altro che aggravare l’emergenza nell’ultimo ventennio?
La sentenza non è affatto ardua. I cittadini sono stanchi di campagne trasformate in far west per il profitto e il divertimento di pochi.
Il tempo delle favole e dell’arroganza venatoria è scaduto.”
Chiarle Mauro – Presidente Provinciale Enpa Viterbo O.d.V. – cell: 3275765265 – E-Mail: viterbo@enpa.org – Pec : viterbo@pec.enpa.org