Velletri – Per gli studenti del Liceo Vailati di Genzano un’esperienza senza smartphone nella natura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera della prof.ssa Iolanda Maria Fabbri, docente al Liceo scientifico statale “G. Vailati” di Genzano che ormai da anni è referente per questi importanti progetti formativi dedicati ai giovani in orario extrascolastico.

La lettera della docente:

Un’attività extra-scolastica diversa, nel primo mese di scuola, a due passi da casa: questo è stato il campo SOSS 2026 che ha visto la partecipazione di circa 30 ragazzi delle classi prime del Liceo scientifico statale “G. Vailati” di Genzano di Roma supportati da 10 loro compagni di scuola più grandi, gli Aiuto Istruttori Soss che a loro volta collaborano con i Tutor e la Staff del Campo.

Un totale di 44 tra alunni e “grandi” che hanno accettato la sfida di vivere quattro giorni in un casolare immerso nel bosco, occupati in mille attività, ma senza cellulare, tornati a casa sfiniti ma felici, pieni di entusiasmo per le scoperte fatte, meraviglia per le nuove abilità acquisite, desiderio di continuare e approfondire il percorso per diventare studenti, Ai e Tutor davvero operativi, capaci di aiutare concretamente in situazioni di emergenza.

Chi più chi meno, tutti gli allievi hanno acquisito una maggiore consapevolezza sui rischi del digitale e sui vantaggi dell’avere tempo “liberato”: nelle relazioni, nell’apprendimento teorico o pratico, nella scoperta del mondo intorno a sé. Sull’efficacia della scelta educativa ci confortano le parole del dott. Mirko Silvestri, psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva, la cui figlia era al campo: “Nell’era dell’iperconnessione digitale il campo Soss rappresenta uno spazio prezioso per disconnettersi dalla tecnologia e riconnettersi con la natura e con gli altri, scoprendo risorse personali inaspettate e mettendo in gioco le proprie idee e le proprie emozioni in relazioni autentiche e non filtrate. Nelle attività, nelle sfide e nei giochi del campo si scopre il piacere di collaborare, si impara a condividere e a rispettare le differenze e le unicità di ogni persona, si costruiscono ricordi e legami che durano ben oltre l’esperienza del campo stesso. In questa modernità in cui il culto dell’Io sponsorizzato dai social sta distruggendo il tessuto sociale, oltre che l’equilibrio psico affettivo di tanti ragazzi e ragazze, adolescenti e non, fare esperienza diretta di un “Noi” reale e tangibile è salvifico e ce n’è un disperato bisogno.

Un grazie sentito agli organizzatori, ai tutor e agli insegnanti che con passione e dedizione rendono possibili preziose esperienze formative come questa.” Abbiamo avuto inoltre la fortuna di conoscere, tra le mamme degli alunni, una sociologa esperta proprio delle problematiche legate all’uso dei social e dell’AI, l’Intelligenza Artificiale, a cui da anni contrapponiamo gli Ai, gli Aiuto Istruttori Soss.; da lei abbiamo avuto un contributo sostanzioso, ricco di riferimenti scientifici:

“Stare insieme, senza schermi, è una necessità per i ragazzi: per il benessere psicologico, per la vita sociale, per i risultati scolastici e per la crescita intellettuale e relazionale. L’importanza di dedicare tempo e attenzione agli altri, alle attività semplici del cucinare insieme, conoscere il territorio, ascoltare le insicurezze dei propri compagni riconoscendo le proprie, fare comunità… alla base di una scelta originale, ci sono evidenze empiriche e tanta passione per l’educazione. Partiamo dagli studi già pubblicati: L’Atlante dell’Infanzia a Rischio di Save the Children, nell’edizione 2025 dedicata agli adolescenti tra 13 e 19 anni, mostra che quasi il 40% dei ragazzi passa oltre tre ore al giorno sui social. Oltre il 20% dichiara periodi di isolamento volontario, e il 42% si rivolge all’intelligenza artificiale quando si sente solo, triste o ansioso. Già l’edizione 2023 dell’Atlante, sui bambini di 6-10 anni, segnalava il 43% di uso quotidiano del cellulare nel Mezzogiorno, contro il 22% del Nord, e parlava di “povertà educativa digitale”.

Sul piano scolastico, uno studio di Gui, Respi e colleghi su Nature Human Behaviour (2026),
condotto su oltre 5 mila studenti lombardi, collega l’apertura di un account social in prima o
seconda media a risultati scolastici peggiori, negli anni successivi, soprattutto in italiano e
matematica. Pesa soprattutto lo smartphone sempre a portata di mano, e i ricercatori mostrano
cautela nel riscontrare causazione, ma la convergenza accademica è forte sul punto, in virtù anche del principio di precauzione. Le connessioni tra apprendimento e tecnologie digitali sono analizzate anche con altri approcci, come quello del Prof. Walter Quattrociocchi, genzanese ordinario all’Università La Sapienza, che, tra le altre cose, ha coniato il termine “epistemia”, quella confortevole illusione di conoscenza prodotta dall’interazione con l’Intelligenza Artificiale generativa dei grandi modelli linguistici (LLM), dove la plausibilità simulativa del discorso fluente e la coerenza narrativa sostituiscono l’efficienza cognitiva e l’affidabilità dei dati (cit. Treccani.it).

Delegare ciò che non si conosce dà infatti la sensazione di sapere, senza la fatica di capire.
La conoscenza, invece, si conquista con fatica. Per questo, oltre a norme che presidino il problema a monte, è necessario che la scuola come comunità di apprendimento, anche relazionale, continui ad impegnarsi per il pieno sviluppo della persona umana, anche attraverso la partecipazione ad attività come questa appena conclusa”.

Infine le parole di un ragazzo, captate e riferite con meraviglia da un padre attento, che occupa un ruolo dirigenziale (preside) in ambito scolastico: “Ad un certo punto abbiamo cominciato a guardare il sole per orientarci, per capire l’ora. La nostra giornata sembrava infinita, ma anche le energie non finivano perché ci sentivamo con gli amici e tra amici”. Ecco una delle impressioni di mio figlio, pronto a ripartire dopo quattro giorni in cui ha rialzato la testa, troppo spesso china su un cellulare, liberato nel bosco il corpo, incastrato negli spazi urbani, messe all’opera le mani e risvegliato lo spirito, stimolato da tanti piccoli e grandi impulsi: sensoriali, psicologici, culturali. A due passi da casa, un viaggio profondo in un altro modo di esistere guardando la realtà”. Alla luce di tutte queste testimonianze siamo sempre più convinti che, all’inizio di un percorso di studio impegnativo come quello liceale, quest’esperienza può aiutare a compiere il salto di qualità, se la libera risposta di ognuno va nella giusta direzione.

Soddisfatta per i risultati raggiunti, come referente del progetto mi rammarico per tutti gli alunni che hanno scelto di perdere questa opportunità. Ma l’emergenza educativa che vediamo provocherà certamente nuovi bisogni, e studenti, genitori e docenti richiederanno sempre più spesso interventi di questo tipo. Ringraziamo la Croce Rossa di Velletri per l’ottimo intervento, seguitissimo dagli allievi, che non hanno potuto invece questa volta usufruire dello stesso servizio da parte della Protezione Civile di Albano, impegnata nelle operazioni di soccorso a seguito proprio della violenta tempesta subita dai Castelli Romani proprio la notte prima del loro consueto intervento ai campi Scuola Soss.

E tutte le associazioni partecipanti, che ad ogni richiesta dei Soss mettono in gioco le loro donne e uomini migliori, ad iniziare da Arco di Diana, che ha dato l’imprinting al campo con l’escursione nella galleria dell’emissario di Nemi e poi su fino alla base, per continuare con i Poetry Slam, con la lezione notturna di poesia, mentre era andata via la luce in una tempesta di vento, fulmini e tuoni, alle gare di cucina, teatro, arrampicata, equitazione, tornei e lezioni di anti bullismo e cyberbullismo e difesa personale da parte dei maestri del Dojo zen. Ce la stiamo veramente mettendo tutta !

Iolanda Maria Fabbri

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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