Il tempo custodito. Intervista all’ Architetto Antonio Godoli

Foto di villa Il Gioiello, ultima dimora di Galileo ad Arcetri, progetto e restauro dell’ Architetto Godoli L’ Architetto Antonio Godoli è studioso del patrimonio culturale, ha dedicato la sua attività alla tutela, al restauro e alla valorizzazione dei beni culturali. Dal 1980 opera nel Ministero per i Beni Culturali, occupandosi di progettazione, restauro, museografia […]

Foto di villa Il Gioiello, ultima dimora di Galileo ad Arcetri, progetto e restauro dell’ Architetto Godoli

L’ Architetto Antonio Godoli è studioso del patrimonio culturale, ha dedicato la sua attività alla tutela, al restauro e alla valorizzazione dei beni culturali. Dal 1980 opera nel Ministero per i Beni Culturali, occupandosi di progettazione, restauro, museografia e ricerca.

Ha curato interventi e progetti in importanti istituzioni museali italiane, tra cui gli Uffizi, Palazzo Pitti, la Galleria dell’Accademia, il Museo del Bargello e il Convento di San Marco. Tra i suoi principali lavori figurano il restauro della Casa di Galileo ad Arcetri, della Loggia dei Lanzi e la progettazione del Museo Diocesano di Arte Sacra di Pienza.

Autore di pubblicazioni scientifiche e divulgative sul restauro e sulla museografia, ha svolto attività di docenza e tenuto seminari in Italia e all’estero. È stato inoltre componente dei consigli direttivi di Italia Nostra e ha sviluppato studi e progetti nel campo dell’illuminotecnica museale.

Dopo una vita accanto a opere e luoghi secolari, cosa insegna il patrimonio culturale all’uomo di oggi sul tempo e sulla propria fragilità?

Opere come costruzioni, luoghi come paesaggi, se siamo stati sufficientemente capaci di        tutelarli e conservarli nei loro aspetti più significativi, restano e continuano a testimoniarci dopo secoli la felice realtà del loro tempo, da trasferire per quanto possibile, per quelle che sono state le migliori manifestazioni, nell’oggi.

Conservare significa consegnare il passato al futuro: quanto è, per lei, una responsabilità etica prima ancora che professionale?

Naturalmente conservare significa continua ricerca e conoscenza di tutti i mezzi di cui possiamo disporre per intervenire adeguatamente su un bene culturale; questo per la parte professionale, da unire a profonde e maturate scelte metodologiche, in primo luogo filologiche che hanno per oggetto l’intervento di restauro, anche e soprattutto in questo risiede l’etica del restauro. Va tenuto sempre presente che ogni caso da affrontare è un caso a sè con tutte le sue peculiarità.

Un museo deve conservare la memoria o contribuire anche a formare la coscienza e il senso civile di una comunità?

Non è un ossimoro perchè conservare la memoria materiale significa proprio, oltrechè un indispensabile accrescimento della conoscenza, essere consapevoli dell’esistenza di un patrimonio di civiltà e aggiungerei di umanità, presente non solo nei musei ma disseminato piuttosto in ogni parte del territorio italiano.

 Dopo tanti anni tra arte e architettura, che cosa significa oggi per lei la bellezza e quale ruolo può avere nella società?

La bellezza che si coglie, più o meno inconsapevolmente, nelle presenze architettoniche, sia storiche che contemporanee -da questo la necessità di un’etica forte nella missione dell’architetto- alimenta non solo uno stato di benessere ma è portatrice di una visione dei rapporti umani improntata su alti valori del vivere nella società o comunità. Lo stesso può dirsi per l’arte anche se in questo caso entriamo nel campo di interpretazioni soggettive.

Antonello Liuzzi

Da