Un anno dall’omicidio Marianella: l’attesa per il processo e la città che non dimentica

(di Cristian Cocuccioni) Un anno. Dodici mesi da quella maledetta notte che ha cambiato Rieti, proiettandola ben oltre i confini nazionali, fino all’altra parte dell’oceano. Ma non per il basket, per le imprese sul parquet o per una vittoria capace di accendere l’entusiasmo di un’intera città. Rieti è finita sulle pagine della cronaca nera per […]
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(di Cristian Cocuccioni) Un anno. Dodici mesi da quella maledetta notte che ha cambiato Rieti, proiettandola ben oltre i confini nazionali, fino all’altra parte dell’oceano. Ma non per il basket, per le imprese sul parquet o per una vittoria capace di accendere l’entusiasmo di un’intera città. Rieti è finita sulle pagine della cronaca nera per una tragedia che nessuno avrebbe voluto raccontare. (leggi)

Era la notte tra il 18 e il 19 ottobre 2025 quando, lungo la strada statale Rieti-Terni, un assalto al pullman dei tifosi del Pistoia Basket è costato la vita a Raffaele Marianella, autista romano di 65 anni. Un uomo che stava lavorando, riportando a casa alcuni sostenitori, e che non è mai arrivato a destinazione. (leggi)

Nei giorni successivi, Contigliano ha ricordato Raffaele Marianella con una partecipatissima fiaccolata, alla quale hanno preso parte tantissime persone insieme al vescovo Vito Piccinonna, in un momento di raccoglimento e vicinanza alla vittima. (leggi)

Tutto è cominciato al PalaSojourner, dove la Sebastiani ha affrontato Pistoia in Serie A2. Durante l’intervallo, alcuni tifosi della curva amarantoceleste hanno tentato di raggiungere i sostenitori toscani all’esterno del palazzetto, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. Anche i pistoiesi hanno avuto un breve scontro con gli agenti nel tentativo di reagire (leggi). Al termine della partita, il pullman degli ospiti è ripartito. All’altezza dello svincolo di Contigliano, un gruppo di ultras reatini ha lanciato pietre contro il mezzo. Un sasso ha sfondato il parabrezza e colpito Marianella, seduto accanto al collega alla guida. Per lui non c’è stato nulla da fare.

La Procura di Rieti ha aperto un’inchiesta per omicidio volontario. Le indagini della Squadra Mobile e della Digos hanno portato inizialmente al fermo di tre ultras, Manuel Fortuna, Kevin Pellecchia e Alessandro Barberini, successivamente trasferiti in carcere (leggi). Dopo il loro arresto, al PalaSojourner è comparso uno striscione contro chi aveva parlato della vicenda, un episodio che ha aggiunto tensione a una ferita già profonda. (leggi)

Nel giugno 2026 sono arrivate altre cinque misure cautelari nei confronti del capo ultras Giuseppe Aguzzi, Luigi Vagni, Francesco Pastorelli, Matteo De Santis e Flavio Perotti, portando a otto il numero complessivo delle persone coinvolte nell’inchiesta. Fatta eccezione per Perotti, gli altri hanno trascorso alcune settimane in carcere, prima che per tutti venissero disposti gli arresti domiciliari, misura alla quale risultano tuttora sottoposti, in attesa della conclusione delle indagini e dell’avvio del processo (leggi).

Nel frattempo, la pallacanestro ha provato a ripartire. All’indomani dell’agguato, il PalaSojourner è stato chiuso per due giornate (leggi). Sono poi tornate le partite, i campionati e le domeniche al palazzetto, ma nulla è stato come prima. La curva, così come la si conosceva, si è sciolta, soprattutto con la fine del gruppo Bulldog, di cui facevano parte gli indagati. La curva Terminillo è tornata ad animarsi grazie a giovanissimi tifosi e sostenitori storici, intenzionati a difendere il nome della città in giro per l’Italia. La tragedia ha avuto conseguenze anche sul tifo, tra restrizioni alle trasferte e divisioni nel mondo ultras (leggi). Rieti ha dovuto fare i conti con il proprio nome associato alla cronaca nera anziché alla sua storica tradizione cestistica.

Anche il nuovo incrocio tra Sebastiani e Pistoia, disputato l’11 ottobre scorso al PalaSojourner e vinto dai reatini per 78-70, si è svolto in un clima segnato da quella notte. I tifosi toscani non hanno potuto seguire la squadra in trasferta a causa del divieto disposto dalla Prefettura di Rieti. (leggi)

Dodici mesi dopo, Rieti è tornata a giocare, ma il fischio d’inizio non ha cancellato il rumore di quella sassaiola. Dietro ogni risultato è rimasto un dolore difficile da superare, una ferita che il tempo può attenuare ma non cancellare. Perché prima del basket, delle rivalità e delle tifoserie c’è stata la vita di un uomo, strappata mentre svolgeva il proprio lavoro.

Il 19 ottobre è diventato il giorno in cui una partita si è trasformata in tragedia e una città si è ritrovata a fare i conti con una pagina che non avrebbe mai voluto scrivere. Ricordare Raffaele Marianella significa non dimenticare quanto accaduto e ribadire che la violenza non deve trovare spazio nello sport. Rieti è ripartita, ma quella notte è rimasta una ferita aperta.

Foto: Emiliano GRILLOTTI ©

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Fonte: www.rietilife.com — Rieti

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