SANTANCHÈ AVEVA INDICATO LA STRADA GIÀ NEL 2007. I PROFESSORINI DELLA VIOLENZA SI SAREBBERO ARGINATI»
Roma – «Le violenze, i saccheggi e gli attacchi alle forze dell’ordine che in queste settimane hanno sconvolto le città italiane e francesi impongono alla politica una risposta ferma. Di fronte alle bande dei cosiddetti “maranza, a chi trasforma le strade in territori di intimidazione e pretende di sostituire il rispetto delle regole con la legge del branco, difendere i nostri valori è un dovere non negoziabile». Lo dichiara la senatrice Michaela Biancofiore, presidente del Gruppo Civici d’Italia-UDC-Noi Moderati-MAIE-Centro Popolare al Senato.
«Quando alla violenza si accompagna il disprezzo per la libertà delle donne, per le libertà, per le istituzioni e per le regole della convivenza, la questione investe anche i valori sui quali si fonda la nostra società. Nessuna pretesa di sostituzione etnico-valoriale può trovare cittadinanza: uguaglianza tra uomo e donna, libertà individuale e primato della legge sono conquiste irrinunciabili. È in questo quadro che accolgo positivamente le iniziative degli alleati sul burqa e sulle moschee. Ma proprio la gravità del momento impone di ricordare quanto tempo sia stato perduto e la memoria politica e il rispetto del lavoro parlamentare impongono di ricordare che su questi temi Daniela Santanchè aveva indicato la strada molti anni fa, traducendo la propria corretta lettura dei fatti, coincidente con le parole preveggenti di Oriana Fallaci sul pericolo dell’Eurabia in precise proposte di legge che io stessa firmai».
«Progetti di legge che se tradotti in legge, avrebbero potuto arginare con molta probabilità l’avvento dei professorini della violenza. Con l’atto Camera n. 2192 infatti, Santanchè proponeva il divieto del velo negli istituti scolastici a garanzia del principio di uguaglianza, una chiara anticipazione del tema della libertà, della sicurezza e della parità delle ragazze nella scuola. Con la proposta Camera n. 2976, sottoscritta fra gli altri, anche da Giorgia Meloni e da esponenti della stessa Lega, proponeva un Registro pubblico delle moschee e un Albo nazionale obbligatorio degli imam».
«Quel testo prevedeva misure precise: identificazione dei responsabili dei luoghi di culto; verifiche sulla sicurezza degli edifici e sul rispetto dei piani urbanistici; bilanci annuali e indicazione documentata dei finanziatori italiani ed esteri; vigilanza delle prefetture e possibilità, nei casi più gravi, di chiusura provvisoria in attesa della decisione ministeriale sulla revoca dell’iscrizione. Per gli imam erano richieste la conoscenza dell’italiano, un’adeguata preparazione e la condivisione della Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione».
«Erano previsti controlli sull’assenza di collegamenti terroristici, formazione universitaria e revoca dell’iscrizione per comportamenti che minacciassero l’ordine pubblico e la sicurezza. Trasparenza dei finanziamenti, controlli, responsabilità, conoscenza dell’italiano e rispetto dei valori comuni: molti dei punti oggi rilanciati erano già scritti oltre undici anni fa. Non si può attribuire automaticamente alle moschee la responsabilità delle violenze di strada: le responsabilità si accertano individualmente. Ma una politica seria deve affrontare insieme sicurezza, integrazione e contrasto alla radicalizzazione, senza lasciare spazi all’opacità o alla sopraffazione. Santanchè aveva compreso la necessità di intervenire con largo anticipo. La sua proposta sulle moschee venne fermata nel 2017 da una pretestuosa pregiudiziale di costituzionalità; oggi dobbiamo utilizzare quel patrimonio di lavoro per costruire norme immediatamente efficaci e preventive.
«Importante anche rilanciare la nostra cultura, ergo chiederò la calendarizzazione del mio progetto di legge sull’introduzione in costituzione delle radici giudaico-cristiane, delle quali ogni europeo dovrebbe andare orgoglioso. Bene dunque l’impegno della Lega. Si riconosca però la lungimiranza di chi come Daniela Santanchè ha rischiato in prima persona per le sue idee, e si recuperi il tempo perduto. Il centrodestra ha il dovere di trasformare queste battaglie in risultati: i cittadini chiedono sicurezza, le donne libertà, lo Stato rispetto».
