Lago Albano e di Nemi, il Parco dei Castelli Romani fa il punto: piano da 60 milioni contro la crisi idrica

Quindici interventi prioritari per recuperare e risparmiare oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Il presidente Ivan Boccali richiama alla collaborazione tra istituzioni e all’importanza delle soluzioni sostenibili. Sotto osservazione cambiamenti climatici, prelievi idrici e consumo di suolo

La progressiva riduzione dei livelli delle acque del Lago Albano di Castel Gandolfo e del Lago di Nemi continua a rappresentare una delle principali emergenze ambientali dei Castelli Romani. Una situazione che da anni alimenta preoccupazioni tra cittadini, associazioni e amministratori, ponendo interrogativi sempre più urgenti sul futuro di due patrimoni naturalistici e paesaggistici di straordinaria importanza per l’intero territorio.

Ma a che punto siamo nella ricerca delle soluzioni? Quali sono le cause dell’abbassamento dei livelli lacustri e, soprattutto, quali interventi sono previsti per contrastare un fenomeno che rischia di compromettere gli equilibri ambientali dell’area?

A fare il punto è stato proprio l’Ente regionale Parco dei Castelli Romani, attraverso un articolato comunicato dal titolo “Laghi Albano e di Nemi, a che punto siamo”, nel quale vengono analizzate le criticità del sistema idrico e illustrate le strategie individuate nell’ambito del Tavolo Tecnico coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale (AUBAC).

Al centro della strategia figura un piano d’azione strutturale del valore complessivo di circa 60 milioni di euro, che prevede 15 interventi prioritari con l’obiettivo di recuperare e risparmiare oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua ogni anno.

Un programma di ampia portata, la cui realizzazione dovrà procedere progressivamente, sulla base delle risorse disponibili e dei relativi finanziamenti.

Boccali: «Servono collaborazione istituzionale, dati scientifici e investimenti mirati»

A sottolineare l’importanza del percorso avviato è il presidente dell’Ente regionale Parco dei Castelli Romani, Ivan Boccali, che richiama la necessità di affrontare il problema attraverso una strategia condivisa e fondata su evidenze scientifiche.

«Il percorso intrapreso, che vede l’azione congiunta di tutte le realtà istituzionali coinvolte e lo stanziamento di fondi consistenti, si basa sulla collaborazione istituzionale, sul confronto con il territorio e sulla ricerca di soluzioni sostenibili e condivise. Solo attraverso un’azione coordinata, supportata da dati scientifici e da investimenti mirati, è possibile favorire il riequilibrio del sistema idrico e tutelare nel tempo il patrimonio naturale rappresentato dai laghi dei Castelli Romani».

Parole che evidenziano come la tutela dei due bacini lacustri non possa essere affidata a interventi isolati, ma richieda una pianificazione di lungo periodo, capace di coinvolgere istituzioni, gestori del servizio idrico e comunità locali.

Perché i laghi si stanno abbassando? Le cause individuate dal Tavolo Tecnico

Uno dei passaggi più significativi del documento riguarda l’analisi delle cause che contribuiscono alla riduzione dei livelli delle acque.

Il Parco chiarisce che non esiste un unico fattore responsabile del fenomeno, ma una combinazione di condizioni climatiche e pressioni antropiche che incidono sulla disponibilità della risorsa idrica e sulla capacità del sistema naturale di rigenerarsi.

Durante i lavori del Tavolo Tecnico coordinato dall’AUBAC sono stati individuati tre elementi principali.

Il primo riguarda i cambiamenti climatici. L’aumento delle temperature, accompagnato dalla diminuzione delle precipitazioni, influisce sulla quantità d’acqua disponibile, contribuendo ad alterare gli equilibri idrologici del territorio.

Il secondo fattore è rappresentato dalla pressione demografica. La crescita della popolazione residente nei Castelli Romani ha comportato un incremento della domanda d’acqua, con una maggiore pressione sulle risorse idriche disponibili.

Il terzo elemento è legato al consumo di suolo e ai prelievi idrici. L’impermeabilizzazione dei terreni, conseguente all’urbanizzazione, riduce infatti la capacità dell’acqua piovana di infiltrarsi nel sottosuolo e alimentare naturalmente le falde acquifere. Parallelamente, i prelievi contribuiscono ad aumentare la pressione sul sistema.

Si tratta di fenomeni strettamente collegati tra loro, che rendono particolarmente complessa la ricerca di soluzioni efficaci e durature.

Il ruolo dei Canadair: «Prelievi marginali rispetto al problema complessivo»

Nel comunicato il Parco affronta anche una questione che ha suscitato discussioni nel territorio, soprattutto in occasione degli incendi boschivi: il prelievo di acqua dai laghi da parte dei mezzi aerei antincendio.

Sul punto, l’Ente regionale chiarisce che, secondo le valutazioni tecniche disponibili, il contributo dei prelievi effettuati dai Canadair risulta marginale rispetto alle quantità d’acqua coinvolte nel fenomeno complessivo.

Una precisazione con la quale il Parco invita a non concentrare l’attenzione esclusivamente su singoli episodi, ma a considerare la complessità della crisi idrica.

La riduzione dei livelli lacustri, sottolinea infatti l’Ente, è riconducibile a una pluralità di fattori che richiedono interventi coordinati e strutturali.

Allo stesso modo, viene ribadita la necessità di valutare attentamente ogni eventuale soluzione sotto il profilo ambientale, per evitare che azioni pensate per contrastare l’abbassamento delle acque possano produrre conseguenze negative sugli ecosistemi dei due laghi.

Un piano da 60 milioni di euro: 15 interventi per risparmiare oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua

È questo uno degli aspetti più importanti dell’aggiornamento diffuso dal Parco dei Castelli Romani.

Nell’ambito del Tavolo Tecnico è stato infatti predisposto un piano d’azione strutturale da circa 60 milioni di euro, finalizzato a rafforzare la tutela delle risorse idriche e favorire il riequilibrio del sistema idrogeologico dell’area.

Il programma comprende 15 interventi prioritari, con un obiettivo quantitativo particolarmente significativo: recuperare e risparmiare complessivamente oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.

Un traguardo che, se raggiunto, consentirebbe di ridurre la pressione sulle risorse idriche locali, contribuendo alla salvaguardia dei bacini lacustri.

Il Parco precisa che gli interventi saranno attuati progressivamente, in funzione delle risorse economiche disponibili e dei finanziamenti.

Non si tratta dunque di opere già tutte realizzate o integralmente finanziate, ma di un programma strutturato sul quale le istituzioni coinvolte sono chiamate a lavorare per tradurre la pianificazione in interventi concreti.

Le tre direttrici della strategia: meno perdite, nuove fonti e tutela ambientale

Il piano individuato dal Tavolo Tecnico si sviluppa lungo tre principali linee d’azione.

La prima riguarda la riduzione delle perdite nelle reti idriche e l’utilizzo più efficiente dell’acqua. L’obiettivo è proseguire gli interventi di ammodernamento ed efficientamento delle infrastrutture, limitando gli sprechi e promuovendo una gestione maggiormente sostenibile dei consumi.

Una questione particolarmente rilevante in un territorio in cui la disponibilità d’acqua deve essere conciliata con le esigenze delle famiglie, delle attività economiche e della salvaguardia ambientale.

La seconda direttrice punta alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento e alla tutela del territorio. Tra le soluzioni individuate figura lo sviluppo di interconnessioni con reti idriche esterne, così da ridurre la pressione sulle risorse locali.

Parallelamente, viene richiamata l’importanza di limitare il consumo di suolo, favorendo la naturale infiltrazione delle precipitazioni e la ricarica delle falde sotterranee.

La terza linea d’azione riguarda il monitoraggio ambientale e gli interventi di tutela degli ecosistemi lacustri.Sono previste attività di controllo continuo e interventi di ingegneria naturalistica, con l’obiettivo di conservare gli habitat e preservare gli equilibri ecologici dei bacini.

Una strategia che lega quindi la gestione del servizio idrico alla pianificazione urbanistica e alla tutela del patrimonio naturale.

Un lavoro congiunto tra Parco, Regione, Acea e Comuni

Il percorso vede il coinvolgimento di numerosi soggetti istituzionali, chiamati a collaborare nell’individuazione e nell’attuazione degli interventi necessari.

Insieme all’Ente regionale Parco dei Castelli Romani partecipano infatti Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale, Acea Ato 2, ANBI e i Comuni di Nemi, Albano Laziale, Castel Gandolfo e Genzano di Roma, nell’ambito del Tavolo Tecnico coordinato dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale.

Una collaborazione che assume particolare importanza proprio per la natura del problema, che supera i confini amministrativi dei singoli Comuni e coinvolge l’intero sistema idrogeologico dell’area.

Il Parco richiama inoltre l’esigenza di promuovere una corretta informazione pubblica e comportamenti orientati a un utilizzo responsabile della risorsa idrica.

Il futuro dei laghi Albano e di Nemi passa dagli interventi concreti

L’aggiornamento diffuso dall’Ente regionale Parco dei Castelli Romani offre dunque un quadro delle cause e delle possibili risposte alla crisi che interessa i due laghi.

Da una parte emerge la complessità di un fenomeno alimentato dai cambiamenti climatici, dalla crescita della domanda idrica e dalle trasformazioni del territorio. Dall’altra viene delineato un percorso d’intervento sostenuto da una pianificazione economica e tecnica di considerevole portata.

La sfida, adesso, sarà soprattutto quella di passare dalla programmazione alla realizzazione delle opere, individuando le risorse necessarie, definendo le priorità operative e verificando nel tempo i risultati ottenuti.

I 60 milioni di euro previsti dal piano e l’obiettivo di recuperare oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua all’anno rappresentano il riferimento quantitativo di questa strategia, ma sarà l’effettiva attuazione degli interventi a determinarne i risultati.

Per i Castelli Romani, la tutela dei laghi Albano e di Nemi non è soltanto una questione ambientale: riguarda la conservazione di un patrimonio naturale, storico e paesaggistico che rappresenta una componente fondamentale dell’identità e dell’attrattività dell’intero territorio.

Ed è proprio su questa sfida che il Parco, attraverso le parole del presidente Ivan Boccali, richiama tutte le istituzioni a un impegno condiviso, fondato sulla collaborazione, sulla conoscenza scientifica e sulla sostenibilità delle scelte.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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