Reddito di cittadinanza, 1,463 miliardi ancora da recuperare. E Conte vuole il bis

A fine 2025 restavano da recuperare 1,463 miliardi di euro. I centri per l’impiego avevano preso in carico meno della metà dei beneficiari tenuti al Patto per il lavoro. E Conte vuole riportare il sussidio nel programma del campo largo. “Prima di promettere il secondo reddito di cittadinanza, Giuseppe Conte dovrebbe forse spiegare come intende […]

A fine 2025 restavano da recuperare 1,463 miliardi di euro. I centri per l’impiego avevano preso in carico meno della metà dei beneficiari tenuti al Patto per il lavoro. E Conte vuole riportare il sussidio nel programma del campo largo.

“Prima di promettere il secondo reddito di cittadinanza, Giuseppe Conte dovrebbe forse spiegare come intende far restituire agli italiani i soldi del primo”. Dice un deputato di Fdi. Secondo quelle che sono le prime indiscrezioni nel nuovo programma di governo del campo largo, la misura bandiera dei cinque stelle, sarebbe uno dei punti fermi, malgrado anche gli ultimi dati dell’Inps mostrino come sia stata inefficace e fallimentare sotto tutti i punti di vista.  Al 31 dicembre 2025 c’erano ancora 1 miliardo e 463 milioni di euro da recuperare. Il totale delle somme versate a chi non ne aveva diritto, tra reddito e pensione di cittadinanza, supera 1,7 miliardi. Sono le cifre rese note da Fabio Vitale, componente del consiglio di amministrazione dell’INPS. Mentre il Movimento 5 Stelle prepara il rilancio del suo sussidio al tavolo del campo largo, lo Stato è ancora alle prese con il conto della prima edizione.

Il capitolo più grave riguarda le domande presentate fra il 2019 e il 2021 da persone sospettate di aver taciuto uno stato di detenzione o una condanna per reati che escludevano dal beneficio. L’incrocio con i dati del ministero della Giustizia ha fatto emergere oltre 5.700 domande a rischio. Dopo un’ulteriore selezione, la Guardia di Finanza ha trasmesso 4.374 posizioni ai reparti territoriali. Fra quelle effettivamente verificate, oltre l’82 per cento è risultato irregolare, per più di 8,7 milioni di euro versati indebitamente. Quel dato riguarda controlli mirati. E proprio quei controlli mostrano quanti pagamenti indebiti si sarebbero potuti intercettare verificando prima i requisiti.

Poi c’è il filone delle partite IVA e delle cariche societarie, con oltre 2.600 irregolarità e più di 36 milioni di euro di indebiti. Nel complesso, l’attività avviata da gennaio 2025 ha individuato più di 3.300 percettori senza requisiti, per oltre 43 milioni di euro accertati al momento del bilancio di giugno. L’INPS ha avviato revoche e recuperi, con segnalazioni alla magistratura nei casi con possibili risvolti penali. I contribuenti hanno già pagato. Adesso lo Stato deve rintracciare i soldi, notificare gli atti e provare a riscuotere. Tutto dopo averli versati.

La responsabilità politica dei Cinque Stelle sta qui. Hanno rivendicato come prova di efficienza la velocità con cui lo Stato distribuiva il sussidio. Avrebbero dovuto mettere la stessa fretta nel verificare a chi lo distribuiva. Chi dichiarava correttamente reddito e patrimonio, chi aspettava un aiuto per pagare l’affitto e chi finanziava la misura con le proprie tasse meritava uno Stato capace di fare quel controllo prima del bonifico. Il recupero tardivo è il conto di una scelta politica che ha trattato i controlli come una pratica da sbrigare dopo.

Sul lavoro il bilancio è altrettanto istruttivo. A fine 2022, secondo l’ANPAL, 725 mila beneficiari erano tenuti a sottoscrivere il Patto per il lavoro. I servizi ne avevano effettivamente presi in carico circa 335 mila, il 46,2 per cento. E fra le persone prese in carico, più della metà era stata indirizzata verso una riqualificazione approfondita. Era gente a cui servivano orientamento, competenze e un rapporto con le imprese del territorio. Il sistema, a quella data, faticava persino a prendere in carico metà delle persone a cui chiedeva di attivarsi. È su questo fallimento operativo che Conte dovrebbe dire che cosa cambierebbe, prima di annunciare quanti assegni in più vuole distribuire.

Conte dice che il reddito va rivisto alla luce dell’esperienza e vuole allargare la platea. I Cinque Stelle parlano anche di rafforzare il reinserimento lavorativo. Il Pd apre a una protezione sociale più ampia e il campo largo discute la proposta. Bene, allora metta sul tavolo ciò che finora è rimasto fuori dagli annunci. Chi controllerà i requisiti prima del pagamento? Entro quanto tempo i centri per l’impiego dovranno prendere in carico chi può lavorare? Quali imprese saranno coinvolte nella formazione? Quanti partecipanti dovranno arrivare a un contratto e come verrà misurato il risultato? Allargare la platea è già una promessa. Sulle assunzioni, per ora, siamo alle intenzioni. È questo l’assistenzialismo che il centrosinistra rischia di rimettere al centro del proprio programma.

Il governo Meloni ha distinto il sostegno ai nuclei in condizioni di fragilità, attraverso l’Assegno di inclusione, dal Supporto per la formazione e il lavoro, il cui contributo è legato alla partecipazione effettiva alle attività previste. Su quei percorsi si può e si deve pretendere di più, a cominciare dai contratti che ne derivano. È una discussione concreta, che riguarda la qualità della formazione e le occasioni di lavoro disponibili. Il campo largo, invece, ha già trovato il titolo della prossima promessa elettorale. I contribuenti aspettano ancora che qualcuno chiuda i conti della precedente.

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