Caput Mundi valorizza anche i Castelli Romani: restauri e nuovi percorsi al Tuscolo, al Santuario di Diana Nemorense e alla Villa degli Antonini
Un investimento da 500 milioni di euro per valorizzare il patrimonio storico, archeologico e culturale di Roma e della sua provincia. È questo il cuore del progetto Caput Mundi, uno dei principali programmi finanziati dal PNRR, promosso dal Ministero del Turismo in collaborazione con Roma Capitale, la Diocesi e le Soprintendenze.
Il piano prevede 335 interventi su centinaia di siti culturali e archeologici, tra monumenti, chiese, aree verdi, fontane storiche e complessi archeologici spesso poco conosciuti o solo occasionalmente aperti al pubblico.
L’obiettivo è creare nuovi percorsi turistici sostenibili, migliorare l’accessibilità fisica e digitale dei luoghi
della cultura e promuovere un turismo più lento e diffuso, capace di alleggerire la pressione sul centro storico di Roma e di valorizzare anche le aree periferiche e i territori limitrofi. Un importante contributo che tocca anche i Castelli Romani visto che tra i beneficiari figura il Parco Archeologico di Tuscolo, il Santuario di Diana Nemorense a Nemi, la Villa degli Antonini a Genzano di Roma.
Il Parco Archeologico di Tuscolo
Una nuova pagina si apre per il Parco archeologico di Tuscolo, inestimabile patrimonio storico e culturale che
ricade nel comune di Monte Porzio Catone. Dopo il consistente intervento di pulizia condotto dalla Comunità
Montana dei Castelli Romani e Prenestini insieme alla Escuela Española de Historia y Arqueología en Roma (EEHAR-CSIC), che ha riportato alla luce l’antico Anfiteatro di Tusculum, giovedì 9 luglio, sono stati inaugurati gli interventi di restauro, consolidamento e valorizzazione della adiacente area archeologica di Tusculum, realizzati dalla Soprintendenza. L’intervento rappresenta un traguardo significativo per uno dei siti archeologici più prestigiosi dei Castelli Romani, con l’obiettivo di restituire al pubblico un’area ancora più accessibile, fruibile e valorizzata dal punto di vista storico e culturale.
Ad illustrare i risultati del progetto sono stati la soprintendente, arch. Lisa Lambusier, insieme alle funzionarie arch. Valentina Milano, Responsabile Unico del Procedimento (RUP), arch. Claudia Castagnoli, Direttore dei Lavori, e la dott.ssa Gabriella Serio, Direttore Scientifico dell’intervento. Presente il Commissario Straordinario della Comunità Montana dei Castelli Romani e dei Monti Prenestini, l’avv. Marco De Carolis; il direttore del Museo Tuscolano di Frascati, Alfredo Moraci, il direttore della Scuola Spagnola di Storia e Archeologia, Antonio Pizzo, il sindaco di Monte Porzio Catone, Massimo Pulcini, con l’assessora alla Cultura Francesca
Valdambrini e la consigliera Chiara Coletti. In rappresentanza della vicina Frascati l’assessore ai Lavori Pubblici Claudio Cerroni, con le consigliere comunali Antonella Ratini e Selene Cerroni.
“Un intervento di recupero archeologico e funzionale estremamente complesso – ha sottolineato l’arch.
Castagnoli – che ci ha chiesto di entrare in punta di piedi nella storia, cercando al contempo di valorizzare e promuovere questo sito così importante”. Una ricerca corale di armonizzazione tra storia e natura, tra fruizione e conservazione fedele, passando per l’inclusività e l’accessibilità dedicata anche a persone con disabilità che da oggi potranno accedere all’area attraverso percorsi dedicati. Tra gli interventi più rilevanti figurano l’ampliamento del percorso di visita, che consente oggi una fruizione più completa dell’antica città di Tusculum, il miglioramento dell’accessibilità per i visitatori, il delicato restauro dei preziosi pavimenti in mosaico e la valorizzazione della suggestiva fontana arcaica, uno degli elementi più significativi dell’area, fino a
poco tempo fa occultata dal cemento e poco fruibile. “Gli interventi finanziati dal Pnrr Caput Mundi – ha ricordato la soprintendente Lambusier – sono stati 337; il target era il raggiungimento della fine di 200 interventi entro il 30 giugno. Bene, la sfida non solo è stata accolta ma è stata portata a termine con grandissima soddisfazione perché gli interventi terminati entro il 30 giugno sono stati 300 quindi oltre
il target imposto dall’Europa e i 37 ancora da terminare verranno ultimati entro il 31 agosto”.
“Intervenire in un sito come Tusculum – ha aggiunto la Soprintendente -, riuscire a valorizzarlo senza alterarne l’equilibrio, evitando che ogni nuovo intervento rappresenti una frattura nella lettura del sito, è una sfida
estremamente complessa”. “Il progetto – ha poi ricordato l’arch. Milano – rappresenta un esempio concreto di
collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e realtà del territorio, un lavoro sinergico che ha permesso di coniugare tutela, ricerca scientifica e valorizzazione del patrimonio archeologico”. “Ora – ha ricordato il Commissario De Carolis – come Comunità Montana, siamo chiamati a portare avanti delle azioni di tutela e valorizzazione di quest’area in grado di generare un indotto economico e un concreto circolo virtuoso affinché
questo patrimonio che oggi viene restituito alla comunità possa vivere e fiorire nel tempo. Penso ad iniziative
culturali e artistiche che prenderanno il via già nel corso dell’estate, ma immagino poi ad un piano progettuale più puntuale e di lungo termine per valorizzare ancora di più questo Parco archeologico immerso nel verde”.
Il Santuario di Diana Nemorense a Nemi
Anche al Santuario di Diana Nemorense di Nemi e alla Villa degli Antonini a Genzano gli interventi di recupero
e valorizzazione, realizzati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio sono conclusi e attendono soltanto l’inaugurazione ufficiale, prevista al termine dell’estate.
A confermarlo è stata la dott.ssa Simona Carosi, Responsabile Unico del Progetto (RUP) dei due cantieri, che ha illustrato le principali opere realizzate e i risultati raggiunti. Per quanto riguarda il Santuario di Diana Nemorense, (2 mln di euro di finanziamenti) il primo intervento ha riguardato la messa in sicurezza del delicato versante su cui poggiano le grandi nicchie di sostruzione della terrazza monumentale del santuario.
Dopo un’approfondita fase di monitoraggio geologico, sono state eseguite opere di ingegneria naturalistica per consolidare l’intero costone sovrastante, garantendo la stabilità dell’area e la piena fruizione in sicurezza da parte de visitatori, senza alterarne l’equilibrio ambientale. Contestualmente sono stati restaurati e riportati alla luce nuovi tratti delle strutture archeologiche appartenenti al portico e alla terrazza inferiore del complesso, restituendo una lettura più completa dell’antico santuario. “Uno degli obiettivi principali del progetto – ha ricordato la dott. ssa Carosi – è stato infatti quello di ricostituire l’unitarietà dell’intero areale, attraverso la riqualificazione del percorso che collega le diverse aree monumentali, dal portico fino alla zona del tempio.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla tutela e alla fruizione del sito. Sono state installate recinzioni perfettamente integrate nel contesto boschivo, pensate sia per limitare l’accesso della fauna selvatica, in particolare dei cinghiali, sia per proteggere il patrimonio archeologico da eventuali atti vandalici”.
Il sito viene così riconsegnato restaurato, pienamente sicuro e arricchito da nuovi strumenti di visita: una specifica applicazione digitale permetterà infatti ai visitatori di approfondire la conoscenza del santuario attraverso contenuti multimediali dedicati. L’intero intervento è stato inoltre realizzato secondo criteri di sostenibilità ambientale, evitando la produzione di materiali di risulta e operando nel pieno rispetto dell’ambiente naturale circostante.
La Villa degli Antonini a Genzano
Alla Villa degli Antonini di Genzano (700mila euro) l’intervento ha invece privilegiato il miglioramento della fruizione pubblica dell’area archeologica, trasformandola in uno spazio sempre più accogliente e accessibile. Tra le opere più significative figura la realizzazione di una copertura a protezione dei preziosi mosaici dell’area residenziale della villa imperiale, luogo che la tradizione identifica come quello in cui nacque l’imperatore
Commodo, appartenente alla dinastia degli Antonini.
Proprio durante i lavori è emersa una delle scoperte più interessanti dell’intero cantiere. Nel corso della realizzazione del parcheggio sono infatti venute alla luce strutture completamente inedite: una condotta idraulica costruita con tecniche precedenti all’età imperiale, testimonianza della presenza di una
fase insediativa ancora più antica, riconducibile probabilmente a una villa di epoca repubblicana. Un ritrovamento che amplia significativamente le conoscenze storiche sul sito.
L’intervento ha inoltre previsto la sistemazione degli spazi esterni con nuove alberature, panchine e un piccolo edificio di servizio dotato di servizi igienici e climatizzazione.
L’obiettivo è stato quello di creare non solo un’area archeologica, ma anche un piccolo parco pubblico, pensato per essere vissuto quotidianamente dalla cittadinanza, con un parcheggio e spazi di sosta capaci di rendere il sito un luogo di incontro, cultura e socialità.
Due interventi differenti ma accomunati dalla stessa filosofia: conservare il patrimonio archeologico, migliorarne la sicurezza e renderlo finalmente accessibile e fruibile attraverso un equilibrio tra tutela, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e qualità degli spazi pubblici. Un risultato che, dopo
mesi di lavoro, è ormai pronto per essere consegnato ai cittadini e ai visitatori dei Castelli Romani.