Il Tram dei Laziali, simbolo di Roma: un viaggio lungo oltre un secolo Per i romani era semplicemente “il trenino giallo”. Per gli appassionati di trasporti …
Il Tram dei Laziali, simbolo di Roma: un viaggio lungo oltre un secolo
Per i romani era semplicemente “il trenino giallo”. Per gli appassionati di trasporti rappresentava invece l’ultimo frammento di una delle ferrovie a scartamento ridotto più affascinanti d’Italia. La Roma–Giardinetti, conosciuta anche come “tram dei Laziali”, ha accompagnato la crescita della Capitale per oltre cento anni, attraversando Porta Maggiore, Pigneto, Tor Pignattara, Centocelle e la via Casilina fino all’estrema periferia orientale. Per generazioni di studenti, lavoratori e pendolari è stata molto più di un mezzo pubblico: era un simbolo della Roma popolare, con le sue carrozze gialle, il rumore metallico sui binari e le corse lente ma costanti che scandivano le giornate della periferia est.
Oggi quella storia è arrivata al capolinea. Dopo una lunga fase di ridimensionamento e sospensioni, la storica linea è destinata a lasciare definitivamente spazio alla futura tramvia Termini–Giardinetti–Tor Vergata, progetto che trasformerà l’antica infrastruttura in una moderna linea tranviaria.
Le origini: quando Roma collegava i Castelli e la Ciociaria
La storia comincia nei primi anni del Novecento.
La linea venne inaugurata nel 1916 come parte della ben più estesa ferrovia Roma–Fiuggi–Alatri–Frosinone, costruita dalla Società delle Ferrovie Vicinali. L’obiettivo era ambizioso: collegare rapidamente Roma con i centri dei Castelli Romani e della Ciociaria, favorendo lo sviluppo economico e turistico dell’entroterra laziale. All’epoca il capolinea romano era quello dei Laziali, a pochi passi dalla stazione Termini (posizione mantenuta fino ai giorni nostri). Con uno scartamento ridotto di appena 950 millimetri, la linea poteva affrontare curve molto strette e inserirsi facilmente nel tessuto urbano, assumendo quasi l’aspetto di un tram cittadino pur mantenendo caratteristiche ferroviarie.
Fino agli anni Sessanta il convoglio non attraversava soltanto i quartieri romani. Superata Centocelle, proseguiva verso Pantano, Monte Compatri, Zagarolo, Genazzano, Fiuggi e Frosinone, diventando una vera ferrovia regionale. Molti romani ricordano ancora i racconti dei nonni che la utilizzavano per raggiungere le campagne, trasportare prodotti agricoli oppure trascorrere le domeniche alle terme di Fiuggi. Il caratteristico colore giallo delle carrozze contribuì alla nascita del soprannome che ancora oggi accompagna la linea: “il trenino giallo”.
Il lento ridimensionamento
A partire dagli anni Settanta iniziò un progressivo declino. L’aumento del traffico automobilistico, la diffusione degli autobus e i costi di manutenzione portarono alla chiusura progressiva delle tratte extraurbane. Nel 1984 cessò il servizio verso Fiuggi e Frosinone, mentre il collegamento venne progressivamente limitato fino a Pantano. L’ultimo grande cambiamento arrivò nel 2008, quando il tratto Giardinetti–Pantano fu chiuso per consentire la costruzione della Linea C della metropolitana. Da quel momento il trenino rimase limitato alla sola tratta Laziali–Giardinetti, lunga poco più di cinque chilometri.
Dalla ferrovia alla metrotranvia
Negli ultimi anni il destino della Roma–Giardinetti era ormai segnato. Già nel 2018 Roma Capitale aveva presentato il progetto per trasformare la linea in una moderna infrastruttura tranviaria a scartamento ordinario. L’idea è quella di collegare direttamente Termini, Centocelle, Giardinetti, il Policlinico di Tor Vergata e il campus universitario attraverso una linea più veloce, accessibile e integrata con il resto della rete tramviaria cittadina. All’inizio del 2026 è stata pubblicata la gara d’appalto per la nuova infrastruttura, un’opera da oltre 250 milioni di euro che segnerà l’addio definitivo alla storica ferrovia.
