Parlare di trauma oggi significa parlare di una delle grandi questioni della salute psicologica contemporanea. Non perché viviamo necessariamente in un’epoca più traumatica di quelle che …
Parlare di trauma oggi significa parlare di una delle grandi questioni della salute psicologica contemporanea. Non perché viviamo necessariamente in un’epoca più traumatica di quelle che ci hanno preceduto, ma perché abbiamo imparato a riconoscere meglio quanto le esperienze avverse possano lasciare una traccia profonda sulla persona, sulle relazioni e sul modo di guardare a se stessi e al mondo.
Il trauma, infatti, non coincide soltanto con l’evento drammatico in sé, ma soprattutto ciò che può accadere dentro di noi quando un’esperienza supera le nostre capacità di elaborazione e di adattamento. Un lutto, una violenza, un incidente, una catastrofe, ma anche esperienze relazionali ripetute, trascuratezza, abbandono o condizioni di forte insicurezza possono avere conseguenze che si manifestano anche molto tempo dopo.
E’ proprio da questa consapevolezza che nasce e si sviluppa la psicotraumatologia, un ambito di studio e di intervento che cerca di comprendere come il trauma influenzi il funzionamento psicologico, emotivo, relazionale e corporeo e, soprattutto, come sia possibile favorirne l’elaborazione e il recupero.
Oggi parlare di trauma significa quindi anche parlare di prevenzione, resilienza e possibilità di cura. Significa spostare lo sguardo dalla sola diagnosi delle conseguenze alla comprensione dei processi attraverso i quali una persona può ritrovare sicurezza, continuità e capacità di progettare il proprio futuro.
In questo percorso si colloca il lavoro del Centro Ricerche e studi in Psicotraumatologia (CRSP), con sede a Milano, realtà impegnata nella ricerca, nella formazione e nella diffusione della cultura psicotraumatologica, con particolare attenzione agli approcci evidence-based e alla formazione degli specialisti della salute e del benessere psicologico.
Per comprendere meglio perché oggi sia così importante studiare il trauma, come si sia evoluta la psicotraumatologia e quale sia il ruolo di un centro di ricerca e formazione in questo ambito abbiamo intervistato la dottoressa Isabel Fernandez, presidente di EMDR Italia e direttrice del Centro Studi, Ricerca e Psicotraumatologia di Milano.
Dottoressa Fernandez, la storia del Centro Studi, Ricerca e Psicotraumatologia sembra intrecciarsi con l’evoluzione stessa degli studi sul trauma. Da dove nasce questo percorso?
La storia del Centro di Ricerca e Studi in Psicotraumatologia, il CRSP, ha accompagnato in qualche modo la storia più recente degli studi su come le esperienze traumatiche possano influire sul benessere e, soprattutto, sulla salute mentale.
In realtà il trauma è stato studiato fin dalla fine dell’Ottocento e poi per tutto il Novecento, ma soprattutto negli ultimi trent’anni che la ricerca ha potuto approfondire in maniera straordinaria questi fenomeni, grazie anche allo sviluppo di strumenti che ci hanno permesso di osservare meglio gli effetti dello stress e del trauma sul cervello, sulle sue diverse aree e sulle sue funzioni.
Abbiamo così potuto comprendere sempre meglio il legame tra le esperienze traumatiche e molte difficoltà di funzionamento e problematiche psicologiche. Gli ultimi trent’anni sono stati quindi particolarmente fecondi e stimolanti nello studio del trauma.
In questo percorso si inserisce anche la diffusione dell’EMDR in Italia, che lei ha contribuito in maniera decisiva a introdurre. Come è avvenuto questo passaggio?
Il percorso del Centro ha seguito da vicino questo sviluppo, anche grazie all’introduzione dell’EMDR in Italia, che ho avuto la possibilità di portare nel nostro Paese in un contesto fortemente professionale e scientifico.
Il mio primo incontro con l’EMDR è avvenuto attraverso la partecipazione a congressi internazionali di psicoterapia e di terapia cognitivo-comportamentale. Da quì è iniziato un percorso che mi ha portato a introdurre questa metodologia in Italia. Nel 1999 si è svolto il primo corso di formazione EMDR nel nostro Paese. Da allora, la crescita della comprensione del ruolo del trauma nella salute mentale e lo sviluppo dell’EMDR sono proceduti di pari passo con la storia del Centro.
Quanto è stato importante, in questi anni, formare psicoterapeuti affinché potessero integrare l’EMDR nella loro pratica clinica?
Si è trattato di stato un passaggio fondamentale. Abbiamo dato la possibilità a terapeuti già abilitati alla psicoterapia di formarsi e aggiornarsi sull’EMDR, così da poter integrare questo approccio nella propria pratica clinica. È stato un grande percorso che non si è mai fermato e che, negli anni, è cresciuto sempre di più. Oggi sono più di 35.000 gli psicoterapeuti formati dal Centro. Inizialmente la formazione è stata condotta anche da Roger Solomon, poi da me e da altri colleghi trainer accreditati dall’EMDR Europe Association, l’associazione europea che garantisce gli standard di formazione sulla terapia E i trainer sono inoltre collegati al’Istituto Francine Shapiro, creato in riferimento alla fondatrice dell’EMDR. Io stessa ho avuto la possibilità di formarmi direttamente con la dottoressa Francine Shapiro e di essere successivamente formata da lei come trainer.
Che cosa ha significato questo riconoscimento sul piano della qualità e della diffusione della formazione?
Ha permesso di portare avanti, attraverso il lavoro del Centro, una formazione EMDR certificata secondo gli standard dell’EMDR Europe Association e riconosciuta anche a livello internazionale. Facciamo supervisione avanzata agli psicoterapeuti e organizziamo numerosi corsi intensivi. Oggi il centro CRSP è un riferimento molto conosciuto e prestigioso, se si parla di trauma si fa riferimento al centro, se si parla di EMDR, si fa riferimento al centro. E noi riusciamo sempre a dare una risposta, ogni richiesta che ci arriva la consideriamo importante, perché sappiamo che dietro c’è una storia, c’è un disagio, o una sofferenza e c’è una persona che sta cercando di stare meglio e di risolvere quello che lo sta affliggendo in quel momento.
Questo ha dato ai nostri corsi una dimensione che va oltre i confini italiani e ha permesso ai professionisti formati attraverso il CRSP di acquisire una preparazione riconosciuta anche in altri contesti istituzionali come ad esempio gli Stati Uniti. Ma mentre sviluppavamo la formazione sull’EMDR, abbiamo fatto anche moltissima cultura sul trauma, portando questa conoscenza in diversi ambiti della società .Uno di questi ambiti è stato quello dell’emergenza.
Quale ruolo può avere l’intervento psicologico dopo un evento traumatico che colpisce una persona o un’intera comunità?
Abbiamo lavorato molto nel campo della psicologia dell’emergenza, sensibilizzando le istituzioni sull’importanza di offrire un intervento psicologico specialistico dopo un disastro o un evento particolarmente traumatico. Questo può riguardare una singola persona, ma anche una comunità , una scuola, un gruppo di famiglie o un’intera organizzazione.
Nel corso degli anni abbiamo contribuito a diffondere la consapevolezza che, quando accade un evento particolarmente drammatico, è importante intervenire anche sul piano psicologico. Oggi, infatti, sempre più spesso viene richiesto un intervento EMDR dopo eventi critici che coinvolgono scuole, comunità, aziende, luoghi di lavoro, parrocchie o licei. È stata fatta moltissima cultura su questo tema.
Il vostro lavoro non si è però limitato all’Italia. C’è anche una dimensione internazionale e, direi, di solidarietà…
Certamente. Anche grazie al lavoro dell’associazione EMDR Italia, di cui sono presidente, abbiamo potuto collaborare con altri Paesi, tra cui l’Ucraina, Cuba, Lituania, Lettonia, Macedonia del Nord, Bulgaria, Armenia ecc. e altre realtà che stavano vivendo situazioni di forte traumatizzazione. Abbiamo formato gratuitamente terapeuti di questi Paesi e, in alcuni casi, abbiamo realizzato direttamente interventi a sostegno delle popolazioni coinvolte. Anche in questo ambito, quindi, dall’Italia è partita una grande solidarietà e un contributo concreto verso Paesi che stavano affrontando bisogni particolarmente importanti.
Il trauma, però, non riguarda soltanto le grandi emergenze. Il vostro lavoro si è sviluppato anche nei luoghi di lavoro e nelle aziende?
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Negli anni si è sviluppata anche la possibilità di lavorare all’interno delle aziende con il personale che ha vissuto un infortunio, un evento critico o una situazione drammatica. L’EMDR può essere utilizzato non soltanto per affrontare le conseguenze di un evento traumatico, ma anche per rafforzare le risorse, la resilienza, il senso di appartenenza e la capacità di funzionamento delle persone. Questo ha rappresentato un altro importante ambito di sviluppo del nostro lavoro Un altro settore nel quale l’EMDR ha trovato applicazione è quello sportivo.
Anche nello sport abbiamo lavorato con gli atleti, aiutandoli a raggiungere livelli più elevati di performance e prestazione. Lavorare sulle esperienze che possono bloccare una persona, ma anche sulle sue risorse e sulle sue capacità , significa aiutarla a esprimere il proprio potenziale in maniera più completa.
E per quanto riguarda bambini e adolescenti?
Abbiamo dedicato moltissimo spazio al lavoro con i bambini e gli adolescenti, soprattutto nelle situazioni in cui sono presenti traumi vissuti durante l’età evolutiva.
Su questi temi sono state realizzate numerose pubblicazioni scientifiche attraverso i terapeuti del Centro e sono state sviluppate attività di divulgazione rivolte anche ai genitori, ai caregiver e alle scuole. L’obiettivo è duplice: da una parte intervenire quando il trauma si è già verificato, dall’altra fare prevenzione in una fase così delicata come quella dell’infanzia.
In definitiva, quali sono stati i principali ambiti nei quali il Centro ha sviluppato il proprio lavoro?
Il Centro si è sempre mosso su più livelli. C’è stato il versante clinico, lavorando con situazioni importanti che hanno attraversato gli ultimi decenni e offrendo l’EMDR alle persone che avevano vissuto esperienze traumatiche o dolorose e che arrivavano con disturbi d’ansia, depressione, disturbi alimentari, ecc. C’è stato poi il versante della formazione, che ha permesso di raggiungere migliaia di psicoterapeuti, e quello legato alle aziende e allo sport. Credo che il Centro abbia dato un valore aggiunto importante al campo della psicoterapia, non soltanto a Milano ma a livello nazionale. Ci siamo spostati in tantissime città italiane, in ogni regione, proprio per facilitare la partecipazione dei terapeuti alla formazione. Per noi è sempre stato importante lavorare direttamente a contatto con gli psicoterapeuti e trasmettere loro il valore di questo approccio, che rappresenta una delle terapie più innovative ed efficaci sviluppatesi negli ultimi decenni e che ha dato un contributo significativo all’intero campo della psicoterapia.
La pandemia ha cambiato anche il modo di lavorare e di formare i terapeuti?
Dopo la pandemia abbiamo lavorato molto anche online, sia con i pazienti sia nell’ambito della formazione.
Abbiamo inoltre sviluppato numerosi corsi avanzati e specialistici rivolti a terapeuti che avevano già completato la formazione EMDR. Oggi proponiamo formazione in diversi ambiti: dai disturbi alimentari ai disturbi d’ansia, dalla depressione all’età evolutiva, fino al lavoro con le coppie. Dedichiamo particolare attenzione anche al trauma complesso e alla dissociazione, che rappresentano una sfida sempre più importante per gli psicoterapeuti.
Dopo più di trent’anni di lavoro, qual è la cosa di cui siete più orgogliosi?
Siamo molto fieri di aver dato questo contributo, di aver creato cultura e di aver potuto raggiungere così tanti psicoterapeuti. E attraverso ogni psicoterapeuta abbiamo raggiunto tantissimi pazienti. Questo è un aspetto che considero particolarmente importante: quando aiutiamo un paziente, non lavoriamo soltanto con quella persona. In qualche modo lavoriamo anche con la sua famiglia, con le relazioni che la circondano e con il suo ambiente. È come se si creassero dei cerchi concentrici che progressivamente si allargano. Formiamo un terapeuta e, attraverso quella formazione, raggiungiamo indirettamente moltissime altre persone, contribuendo a creare benessere e a promuovere la salute mentale.
E quali sono le esperienze sulle quali è possibile intervenire? Solo i grandi traumi o anche quelle esperienze dolorose che spesso tendiamo a sottovalutare?
Non parliamo soltanto di grandi traumi. Ci sono anche situazioni di trascuratezza e abuso emotivo nell’infanzia, abusi psicologici, ma anche eventi di vita che possono colpire normalmente le persone: la perdita di un lavoro, una promozione mancata, un’esclusione, una delusione. Sono esperienze che possono entrare nella nostra storia di vita e lasciare delle conseguenze. In tutte queste situazioni è possibile accompagnare la persona e contribuire ad alleviare le conseguenze di ciò che ha vissuto. È qualcosa in cui crediamo profondamente perché lo vediamo quotidianamente nel nostro lavoro.
Dopo aver formato più di 35.000 psicoterapeuti, avete anche potuto osservare direttamente gli effetti di questo lavoro su migliaia di persone. Che cosa significa, concretamente, assistere al cambiamento di una persona traumatizzata?
Abbiamo trattato migliaia di pazienti che avevano vissuto situazioni molto dolorose e complesse, nelle quali sembravano essere rimasti bloccati.
Abbiamo assistito allo sblocco di queste situazioni e abbiamo visto come queste persone potessero progressivamente ricominciare a funzionare, a vivere con maggiore serenità e a recuperare una possibilità di scelta. E quando una persona è più serena è anche più libera.
Può accedere alle proprie risorse in maniera più completa, può tornare a utilizzare capacità che magari erano rimaste in qualche modo bloccate dall’esperienza vissuta. Ed è forse proprio questo il senso più profondo del nostro lavoro: aiutare le persone a non rimanere definite da ciò che è accaduto loro, ma a poter tornare a esprimere pienamente le proprie risorse e la propria vita.
