Digitalizzazione: 1,5 milioni di imprese usano l’app “Impresa Italia”

ROMA – Il dialogo da “mobile” con la Pa piace agli imprenditori italiani, soprattutto a chi gestisce aziende con più di 10 addetti e opera nei …

ROMA – Il dialogo da “mobile” con la Pa piace agli imprenditori italiani, soprattutto a chi gestisce aziende con più di 10 addetti e opera nei settori dell’energia, dell’high-tech, dei servizi avanzati e della sanità. È il profilo che emerge dall’analisi degli utenti dell’app “Impresa Italia” – sviluppata da Infocamere per conto di Unioncamere e del sistema camerale, per semplificare il rapporto tra imprenditori e Camere di Commercio e Pubblica Amministrazione – che nelle scorse settimane ha superato il traguardo di 1,5 milioni di imprese aderenti. Considerando anche le imprese che utilizzano la consolidata modalità web tramite il sito impresa.italia.it, il totale degli aderenti raggiunge i 3,5 milioni che, dal lancio dell’iniziativa, hanno scaricato gratuitamente oltre 23 milioni di documenti ufficiali (tra visure e bilanci) per un risparmio complessivo stimabile in circa 230 milioni di euro.

“Il sorpasso dello smartphone sul web ci dice che il digitale sta diventando sempre più uno strumento nelle mani dell’imprenditore, che comincia a rendersi conto che la Pa sta restituendo strumenti utili a gestire e sviluppare la propria azienda”, ha commentato il Presidente di Unioncamere, Andrea Prete. “Al tempo stesso, emerge chiaramente l’urgenza di ampliare l’uso di questo strumento alla platea delle microimprese, che ancora non riescono a intercettare appieno i vantaggi della trasformazione digitale nei rapporti con la Pa e con il mercato”.
“Questo traguardo premia la scelta di mettere l’innovazione tecnologica al servizio dell’usabilità quotidiana di chi fa impresa”, ha evidenziato il Presidente di InfoCamere, Antonio Santocono. “Con l’app ‘Impresa Italia’ abbiamo ingegnerizzato una piattaforma intuitiva, nata per essere usata in mobilità, che trasforma attività complesse in operazioni da pochi secondi. Il nostro obiettivo è continuare a sviluppare soluzioni tecnologiche avanzate e sicure, capaci di ridurre la complessità burocratica e garantire un accesso immediato e senza frizioni al patrimonio informativo delle imprese”.
L’app – scaricabile da tutti gli app store e accessibile con identità digitale (SPID o CIE/CNS) – mette a disposizione dei legali rappresentanti e titolari d’azienda una serie di funzionalità operative per gestire digitalmente, senza alcun onere, i documenti della propria azienda, direttamente dal proprio smartphone.
L’analisi dei dati aggiornati del monitoraggio di luglio 2026 rileva un tasso medio di adozione dell’app pari al 44,9% dell’intera platea di imprese già aderenti alla piattaforma web (attestata a 3,5 milioni).
L’uso dell’app è prevalente al crescere della dimensione aziendale, arrivando al 56,1% tra le piccole imprese (10–49 addetti) per balzare al 63,2% tra le medie (50–249) e assestarsi al 61,6% tra le grandi (?250), mentre resta al 44% al di sotto dei 10.
La preferenza per l’app supera la soglia del 50% tra le imprese più strutturate, come le Società di Capitale (51%) o le Altre forme (cooperative, consorzi, enti) dove la quota sfiora il 55%, mentre tra le Imprese Individuali si ferma al 37,3%.
La diffusione dell’app prevale nei settori ad elevato tasso di innovazione, regolamentazione o contenuto professionale, come la Fornitura di Energia (63,9%) dell’ICT (58,0%), le Attività Professionali, Scientifiche e Tecniche (54,1%), ’Istruzione e Formazione (53,8%) e la Sanità e Assistenza Sociale (52,9%).
L’analisi a livello regionale mostra la diversa propensione digitale dei territori: in quattro regioni il canale mobile è la scelta maggioritaria rispetto al web: Sardegna (51,9% di preferenza), Trentino-Alto Adige (50,4%), Piemonte (50,1%) e Umbria (esattamente al 50,0%). Molto vicine al sorpasso si posizionano realtà del Sud, del Centro e del Nord come Basilicata (49,5%), Lazio (49,4%), Valle d’Aosta (48,6%), Sicilia (48,5%) e Lombardia (45,7%), tutte al di sopra della media nazionale. Al di sotto della media nazionale (44,9%) restano la Calabria (39,3%), la Toscana (36,0%) e le Marche (34,0%).

Da