Vinicio Marchioni ha presentato a Frascati il suo libro “Le vite in atto”, raccontando oltre trent’anni di teatro tra personaggi, emozioni ed esperienze
Il teatro come luogo in cui vivere tante esistenze, indossare identità diverse e, attraverso i personaggi interpretati, arrivare a conoscere qualcosa in più di se stessi. È questo il filo conduttore di «Le vite in atto. Sette storie di teatro», il libro dell’attore Vinicio Marchioni, protagonista nel pomeriggio di venerdì 6 novembre, di un incontro con il pubblico al Bookstore Mondadori di Frascati, appartenente al circuito di librerie gestite da Guido Ciarla e Aurora De Marzi.
Dopo aver preso parte a un episodio di R.I.S. 2 – Delitti imperfetti nel 2006, Vinicio Marchioni è diventato famoso per la sua partecipazione, nel ruolo de ‘il Freddo’, nella serie televisiva Romanzo criminale (2008-2010), diretta da Stefano Sollima, ispirata alla vera storia della cosiddetta Banda della Magliana.
Compare anche nel cast di C’è ancora domani, per la regia di Paola Cortellesi (2023).
A moderare l’incontro e accompagnare il pubblico alla scoperta del libro è stata Sofia Bucci, che ha dialogato con Vinicio Marchioni ripercorrendone il percorso artistico e i temi al centro della sua opera.
Alle ore 18 l’attore, regista e autore ha incontrato i lettori per presentare il volume, pubblicato da Marsilio, nel quale ripercorre oltre trent’anni di esperienza teatrale, soffermandosi su sette personaggi che hanno segnato il suo percorso artistico e umano.
Da Oreste a Stanley Kowalski, passando per Zio Vanja e Riccardo III, Marchioni ricostruisce un itinerario fatto di interpretazioni, incontri, maestri e compagni di scena.
Sette storie che non rappresentano soltanto altrettante tappe professionali, ma diventano l’occasione per riflettere sul rapporto tra l’attore e i personaggi ai quali presta corpo e voce.
Nel libro emerge una dimensione particolarmente personale del mestiere della recitazione: ogni personaggio, anche quando lo spettacolo termina e le luci si spengono, lascia qualcosa dentro chi lo ha interpretato. Le vite portate sul palcoscenico, in qualche modo, continuano ad abitare l’attore, trasformandolo e contribuendo alla costruzione della sua identità.
Una riflessione che si intreccia con la natura profondamente collettiva del teatro, come ha sottolineato lo stesso Marchioni durante l’incontro: «In teatro l’io non esiste, perché è sempre un io plurale. L’attore non è mai solo: recita insieme agli altri attori ed il suo lavoro nasce e prende forma grazie ad una comunità di persone».
È proprio in questo gioco tra individualità e condivisione, tra finzione e realtà, che si sviluppa il pensiero dell’autore: il teatro non è soltanto rappresentazione, ma uno specchionel quale riconoscere frammenti della propria esistenza, delle proprie fragilità e delle possibilità che la vita riserva.
Un percorso narrativo che, partendo dall’esperienza personale, finisce per coinvolgere anche il lettore, chiamato a interrogarsi sulle tante vite che ciascuno attraversa nel corso della propria esistenza.
L’appuntamento frascatano ha rappresentato così un’occasione per avvicinarsi non soltanto all’esperienza artistica di uno degli interpreti più apprezzati del panorama italiano, ma anche alla dimensione più intima di un attore che, attraverso la scrittura, ha scelto di raccontare ciò che rimane dopo ogni interpretazione.
