A Genzano, dove presta servizio da tempo, Cavola è uno dei poliziotti più conosciuti e apprezzati. Lo stesso affetto lo accompagna nella sua Lariano, comunità che lo stima profondamente e ne conosce bene l’impegno sociale e umano
Ci sono gesti che non hanno bisogno di essere annunciati. Non seguono un programma, non rispettano un protocollo e non cercano gli obiettivi delle telecamere. Accadono e basta. E proprio per questo riescono a raccontare una comunità e le persone coinvolte molto più di tante parole pronunciate da un palco. Uno di questi momenti ha scandito la serata di venerdì 18 settembre a Genzano di Roma, al termine della processione in onore di San Tommaso da Villanova, con la quale sono entrati nel vivo i festeggiamenti patronali e la 38ª Festa del Pane Casareccio IGP.
La processione era ormai terminata. Il raccoglimento religioso cominciava a lasciare spazio agli altri appuntamenti della festa e le persone presenti si preparavano a proseguire la serata. Tra i tanti fedeli e cittadini presenti, però, una donna ha riconosciuto un volto che il tempo e la distanza non le avevano fatto dimenticare: quello dell’Ispettore della Polizia di Stato Massimiliano Cavola.
Non ha esitato. Si è avvicinata e, senza alcuna formalità, lo ha stretto in un abbraccio davanti a tutti, ringraziando il “Maresciallo Cavola”, con la voce e l’emozione di chi portava dentro quelle parole da molto tempo, per ciò che il poliziotto aveva fatto per lei diversi anni prima, intervenendo in sua difesa 24 anni fa, quando proprio Cavola la salvò dal suo aguzzino, in una vicenda di violenze e sopraffazioni.
La donna vive ormai da tempo in Sicilia ed era tornata a Genzano proprio in occasione della festa patronale, dopo diversi anni trascorsi lontano dalla sua città. Il destino ha voluto che, nella sera dedicata a San Tommaso da Villanova, incontrasse nuovamente l’uomo al quale sentiva di dovere quel ringraziamento rimasto sospeso nel tempo.
Nessun dettaglio va reso pubblico su quanto accaduto anni prima, perché a parlare bastano quell’abbraccio improvviso, lo stupore dell’ispettore e l’emozione della donna. In pochi istanti, tra le persone ancora raccolte dopo la processione, si è creato un silenzio carico di significato.
Cavola è rimasto visibilmente sorpreso. Abituato a svolgere il proprio lavoro senza clamore, non si aspettava che un gesto compiuto tanto tempo prima potesse riaffiorare in maniera così intensa. Accanto a lui, la collega Rossella Cedroni ha avuto la prontezza di immortalare il momento: uno scatto nato senza preparazione, ma destinato a custodire uno dei ricordi più autentici dell’intera festa.
«È stato un gesto così spontaneo che ha sorpreso tutti, me per primo, e che naturalmente ha suscitato in me emozioni bellissime e profonde», ha raccontato l’ispettore Massimiliano Cavola.
Parole semplici, pronunciate con la discrezione di chi non considera eccezionale ciò che ha fatto, ma che restituiscono tutta la forza di quell’incontro. Perché certi gesti professionali terminano nel momento in cui vengono compiuti; altri, invece, continuano a vivere nella memoria delle persone e riemergono anche dopo anni, quando meno ce lo si aspetta.
Chi conosce Massimiliano Cavola non si stupisce che una cittadina abbia conservato per tanto tempo un sentimento di gratitudine nei suoi confronti. L’ispettore è conosciuto e stimato per la sua sensibilità, il suo altruismo e una spiccata attenzione verso le persone più fragili, qualità che ha saputo affiancare con naturalezza al proprio ruolo nella Polizia di Stato.
A testimoniarlo sono anche le iniziative solidali che ogni anno lo vedono impegnato nella consegna delle uova di Pasqua e delle calze della Befana ai bambini ricoverati nei reparti di Pediatria dell’Ospedale dei Castelli. Occasioni nelle quali la divisa non rappresenta soltanto l’autorità dello Stato, ma diventa presenza rassicurante, sorriso e vicinanza.
A Genzano, dove presta servizio da tempo, Cavola è uno dei poliziotti più conosciuti e apprezzati. Lo stesso affetto lo accompagna nella sua Lariano, comunità che lo stima profondamente e ne conosce bene l’impegno sociale e umano.
Proprio per questo l’abbraccio ricevuto al termine della processione non è stato soltanto un ringraziamento personale. È sembrato trasformarsi, negli occhi dei presenti, in un riconoscimento rivolto a tutti coloro che indossano una divisa senza dimenticare la persona che hanno davanti.
La 38ª Festa del Pane di Genzano ha regalato spettacoli, musica, tradizioni, iniziative religiose e momenti di grande partecipazione. Ma tra le immagini destinate a restare più a lungo nella memoria c’è anche quella di una donna tornata da lontano che, riconoscendo chi l’aveva aiutata anni prima, ha seguito semplicemente il proprio cuore.
In mezzo alla folla, dopo la solennità della processione, un abbraccio ha fermato il tempo. È durato pochi secondi, ma ha ricordato a tutti che il bene compiuto non si perde. Può restare silenzioso per anni, attraversare il mare e la distanza, per poi tornare all’improvviso sotto forma di gratitudine.
