Ad Alberobello la presentazione del volume fotografico dedicato all’artista-casellante salentino. Durante l’incontro sarà proiettata la sua ultima video-intervista Il rifugio dell’anima Un casello ferroviario trasformato in rifugio dell’anima, atelier senza pareti e regno popolato di colori, parole e incontri. È racchiusa in questo spazio sospeso la vicenda umana e artistica di Rocco Antonio D’Aversa, conosciuto […]
Ad Alberobello la presentazione del volume fotografico dedicato all’artista-casellante salentino. Durante l’incontro sarà proiettata la sua ultima video-intervista
Il rifugio dell’anima
Un casello ferroviario trasformato in rifugio dell’anima, atelier senza pareti e regno popolato di colori, parole e incontri. È racchiusa in questo spazio sospeso la vicenda umana e artistica di Rocco Antonio D’Aversa, conosciuto come “Puccetto”, alla quale la fotografa Loredana Moretti ha dedicato il volume Una storia di colori e libertà, testo critico Denis Curti, Sferaedizioni, pagg.84.
Il libro sarà presentato sabato 12 settembre, alle 18, ad Alberobello, nel Centro culturale Giovanni Galliani, nell’ex Conceria-Bibliocenter tra via Barsento e via Pier Paolo Pasolini. Insieme con l’autrice interverranno Germano Maffei, presidente del Consorzio I Make, e Pierluca Lubello, direttore della Galleria fotografica FIAF di Taranto. Nel corso dell’incontro sarà proiettata anche l’ultima, intensa video-intervista rilasciata da Puccetto alla stessa Moretti.
Il volume nasce da un’amicizia durata oltre vent’anni: un legame costruito sulla confidenza, sul rispetto e sulla volontà, condivisa dall’artista e dalla fotografa, di dare forma a un racconto per immagini. Non una semplice documentazione, dunque, ma il ritratto partecipe di un uomo che aveva fatto dell’arte una necessità quotidiana e della libertà il proprio linguaggio.
Nato a Tricase nel 1957 e scomparso nel 2023, dopo una giovinezza inquieta trascorsa tra l’Italia e l’Europa Puccetto tornò nel Salento, stabilendo il centro del proprio universo nel casello 34 delle Ferrovie del Sud-Est, a Tutino. Mentre i treni passavano, quel luogo di lavoro si trasformava in un laboratorio creativo, ribattezzato da lui stesso “rifugio peccatori”. Lì dipingeva senza rispettare confini né supporti convenzionali: juta, lenzuola, tovaglie, cassetti, ante di legno e pannelli di polistirolo diventavano superfici sulle quali liberare colori, emozioni e inquietudini.
L’imbrattatore di pezze
Puccetto si definiva, con orgogliosa modestia, «un imbrattatore di pezze». Nel suo gesto istintivo alcuni critici hanno riconosciuto un’eco dell’action painting di Jackson Pollock. Il paragone, tuttavia, non esaurisce l’originalità di un artista autodidatta, estraneo alle accademie e alle tecniche codificate: la pittura era per lui un atto fisico e liberatorio, una maniera di restituire al mondo ciò che le parole non riuscivano a contenere.
La sua creatività trovava espressione anche nei monologhi e nelle performance teatrali, nei quali diventava autore, attore e cantastorie della propria esistenza. Le sue opere hanno raggiunto gallerie e collezioni prestigiose, attirando anche l’attenzione dell’attrice Helen Mirren, senza però spezzare il legame con quel piccolo casello salentino che rimase fino alla fine la sua dimora artistica e spirituale.
Articolato in cinque sezioni, il libro segue le tracce della vita di Puccetto, ne attraversa il luogo di lavoro, le opere, le rappresentazioni teatrali e i ritratti, fino alle immagini realizzate dopo la sua morte, alla vigilia della chiusura definitiva del casello. È proprio nell’assenza che la sua presenza sembra farsi più forte: negli oggetti, nei muri dipinti e nelle superfici ancora segnate dal passaggio delle sue mani.
Il testo critico è firmato da Denis Curti, curatore ed esperto di fotografia, che descrive Moretti come una sorta di detective capace di ricostruire, scatto dopo scatto, la “vita segreta” dell’artista-casellante e il lascito nato mentre, accanto a lui, continuavano a transitare i treni.
Lo sguardo di Moretti
Fotografa dal 1990, pianista diplomata, docente di sostegno e counselor, Loredana Moretti ha sviluppato una ricerca caratterizzata da una forte sensibilità introspettiva e da una particolare attenzione ai temi dell’assenza, del disagio mentale e dell’impegno sociale. Il suo lavoro, realizzato prevalentemente in medio formato 6×6 e Polaroid, ha ottenuto riconoscimenti in Italia e all’estero.
Tra i premi ricevuti figurano Foto España a Madrid, Portfolio in piazza a Savignano, il Memorial Mario Giacomelli di Benevento e Alberobello Fotografia. Le sue opere sono state esposte, tra le altre sedi, alla Biennale internazionale di fotografia di Torino, al MUST di Lecce, nella Pinacoteca provinciale e nel Castello Svevo di Bari, al Toscana Foto Festival, nel Castello Carlo V di Monopoli e nella Galleria fotografica Luigi Ghirri di Caltagirone.
Nel corso della sua attività Moretti ha inoltre presentato il proprio lavoro nell’ambito del World Press Photo, ha tenuto un seminario sulla storia e la tecnica della fotografia all’Università di Lecce e ha partecipato a un progetto sul disagio abitativo nel Salento promosso dalla Facoltà di Architettura e Urbanistica di Bari. È stata anche componente delle giurie del Bif&st e del Balafon Film Festival. Alcune sue fotografie e Polaroid sono state battute all’asta accanto alle opere di autori come Sebastião Salgado, Mario Giacomelli, Aleksandr Rodčenko, Oliviero Toscani ed Eugène Atget.
Con Una storia di colori e libertà la fotografia diventa custodia della memoria: salva dall’oblio un luogo, un’amicizia e un uomo che trasformava materiali poveri e abbandonati in frammenti di bellezza.
Il volume è stato già presentato al MUST e all’ex Convitto Palmieri di Lecce, a Palazzo Gallone a Tricase, al Lungomare di Libri di Bari e nella Galleria FIAF “Il Castello” di Taranto. Adesso approda ad Alberobello per raccontare ancora una volta la storia di Puccetto: un uomo che, mentre i treni correvano verso altrove, aveva trovato in un casello il proprio luogo nel mondo.
L’ingresso è libero.
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