Industria, asse Italia-Polonia per cambiare le regole europee

Firmata a Varsavia l’intesa con il ministro polacco Domański. Nel mirino i costi energetici, il sistema ETS e le regole sull’automotive. Roma e Varsavia chiedono a Bruxelles una politica industriale più attenta alle imprese e all’occupazione. Urso: «La competitività è una questione di sicurezza economica» L’Italia trova nella Polonia un nuovo alleato per chiedere un […]

Firmata a Varsavia l’intesa con il ministro polacco Domański. Nel mirino i costi energetici, il sistema ETS e le regole sull’automotive. Roma e Varsavia chiedono a Bruxelles una politica industriale più attenta alle imprese e all’occupazione. Urso: «La competitività è una questione di sicurezza economica»

L’Italia trova nella Polonia un nuovo alleato per chiedere un cambio di rota nella politica industriale europea. La dichiarazione congiunta firmata a Varsavia dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dal ministro polacco delle Finanze e dell’Economia, Andrzej Domański, non si limita infatti a rafforzare la cooperazione bilaterale. L’obiettivo è costruire un fronte comune capace di incidere sulle decisioni di Bruxelles in alcuni dei settori più delicati per l’economia europea: energia, automotive, siderurgia, chimica e tecnologie avanzate.

L’accordo è stato sottoscritto a margine del vertice ministeriale Friends of Industry, che riunisce i Paesi intenzionati a rafforzare il coordinamento sulle politiche per la competitività industriale. E arriva in una fase nella quale il sistema produttivo europeo deve confrontarsi con costi energetici elevati, concorrenza internazionale e regole ambientali sulle quali cresce la richiesta di interventi correttivi.

«Con questa intesa rafforziamo la storica collaborazione tra Italia e Polonia, due Paesi a forte vocazione industriale uniti da una visione condivisa: difendere la capacità produttiva europea e costruire nuove opportunità per le nostre imprese», ha dichiarato Urso.

Il fatti politico forse più rilevante riguarda la richiesta di modificare il sistema europeo ETS, il meccanismo che impone alle imprese di acquistare quote per compensare le emissioni di anidride carbonica. Uno strumento pensato per favorire la decarbonizzazione, ma il cui costo viene considerato particolarmente gravoso dai settori industriali che consumano grandi quantità di energia.

Italia e Polonia giudicano insufficiente la proposta di revisione avanzata dalla Commissione europea e chiedono di mantenere le quote gratuite di emissione, evitando nuove condizionalità che potrebbero aumentare ulteriormente gli oneri per le aziende.

Non solo. I due governi sollecitano anche la sospensione dell’eliminazione progressiva delle quote gratuite collegata all’introduzione del CBAM, il meccanismo europeo che applica un prezzo al carbonio incorporato in alcune merci importate.

La preoccupazione è che, senza una protezione efficace contro la concorrenza di produzioni provenienti da Paesi con regole ambientali meno onerose, l’industria europea finisca per perdere competitività e quote di mercato. In questo scenario, gli stabilimenti potrebbero ridurre gli investimenti o trasferire parte della produzione fuori dall’Unione.

Per Urso la questione è ormai urgente. «La competitività industriale è un pilastro della sicurezza economica dell’Europa. Servono energia a costi sostenibili, regole più semplici e piena neutralità tecnologica, affinché la transizione sostenga gli investimenti e l’occupazione».

È una posizione che il ministro italiano sostiene da tempo e che trova ora nella Polonia un interlocutore importante. L’obiettivo non è abbandonare la decarbonizzazione, ma rivederne strumenti e tempi per renderli compatibili con le possibilità tecnologiche ed economiche delle imprese.

La seconda grande partita riguarda l’automotive. Roma e Varsavia chiedono una revisione immediata degli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di CO₂, compresa la traiettoria verso il 2035, e il riconoscimento di soluzioni tecnologiche alternative alla sola alimentazione elettrica.

Nella dichiarazione congiunta compare esplicitamente la richiesta di introdurre una nuova categoria di veicoli alimentati con combustibili climaticamente neutri, inclusi i biocarburanti.

Una proposta che interessa direttamente l’industria italiana, dai produttori di componentistica ai costruttori di motori e sistemi di alimentazione, ma che coinvolge anche la Polonia, dove il settore automobilistico rappresenta una componente importante del sistema manifatturiero.

La sfida, per entrambi i Paesi, è conciliare gli obiettivi ambientali con la salvaguardia degli stabilimenti, dell’occupazione e delle competenze industriali. Le nuove regole, sostengono Roma e Varsavia, devono permettere alle imprese di investire senza dover abbandonare tecnologie che potrebbero ancora contribuire alla riduzione delle emissioni.

Un altro capitolo riguarda la preferenza europea nelle politiche industriali. Italia e Polonia chiedono che il futuro Industrial Accelerator Act valorizzi la capacità produttiva dei 27 Stati membri, mantenendo al tempo stesso rapporti aperti con i partner internazionali affidabili sulla base della reciprocità.

È un’impostazione che punta a rafforzare il principio del Made in Europe, favorendo investimenti e produzioni all’interno dell’Unione e contrastando le pratiche commerciali sleali.

Ma l’accordo non riguarda soltanto le richieste alla Commissione europea. I due governi intendono sviluppare una collaborazione più stretta tra i rispettivi sistemi industriali, con particolare attenzione alle tecnologie avanzate. Intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni, tecnologie quantistiche, trasformazione digitale, aerospazio e difesa sono alcuni dei settori individuati per nuovi partenariati tra imprese, distretti produttivi e centri di innovazione.

Per il Made in Italy si aprono così opportunità che coinvolgono anche le piccole e medie imprese specializzate nella meccanica, nell’automazione e nelle tecnologie applicate ai processi produttivi.

Particolare attenzione viene riservata inoltre alla siderurgia e alla chimica, due comparti fortemente esposti alla concorrenza internazionale e ai costi energetici. Italia e Polonia chiedono sostegno alla modernizzazione degli impianti, strumenti più efficaci contro le pratiche commerciali sleali e una maggiore tutela delle materie prime necessarie alla produzione europea.

Tra queste figura anche il rottame ferroso, considerato strategico per la siderurgia e per lo sviluppo di processi produttivi meno energivori. I due Paesi propongono un quadro europeo capace di limitarne le esportazioni quando queste rischiano di compromettere le forniture agli stabilimenti dell’Unione.

Sul fronte energetico, l’intesa sollecita infine interventi urgenti per ridurre il costo dell’energia, rafforzare le reti e gli approvvigionamenti e promuovere forme di acquisto congiunto. Un capitolo determinante per la competitività dell’industria europea, soprattutto nei confronti di concorrenti che possono beneficiare di prezzi energetici inferiori.

La dichiarazione di Varsavia prevede anche consultazioni periodiche tra i due ministeri, in vista dei principali appuntamenti europei, a cominciare dal Consiglio Competitività. Sono inoltre allo studio forum economici e iniziative comuni tra le imprese, con la possibilità di organizzare nei prossimi mesi un incontro bilaterale in Italia.

Il significato politico dell’accordo va dunque oltre la collaborazione tra due Paesi. Roma e Varsavia intendono coordinare le proprie posizioni per aumentare il peso delle istanze industriali nel confronto europeo. La questione importante ora sarà capire quanto questa convergenza riuscirà a incidere sulle future decisioni della Commissione e a raccogliere il sostegno di altri Stati membri.

Perché le modifiche all’ETS, alle regole sull’automotive e agli strumenti di tutela delle produzioni europee richiedono decisioni condivise a Bruxelles. La firma di Varsavia non cambia ancora quelle regole, ma rafforza la posizione comune dei due governi nel negoziato.

È su questo terreno che Urso punta a sviluppare la collaborazione con la Polonia: fare della competitività industriale una priorità europea, cercando un equilibrio tra transizione ambientale, sostenibilità economica e tutela dell’occupazione.

Un confronto destinato a diventare sempre più importante per un’Europa che vuole accelerare la trasformazione della propria economia, ma deve anche evitare di indebolire la base produttiva chiamata a sostenerla.

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