Si tratta di un modello Anduril Dive-LD, catturato dalla marina dei pasdaran nei pressi dell’ingresso dello stretto di Hormuz Sebbene la US Navy abbia minimizzato l’episodio, il drone ha subito un malfunzionamento e i pasdaran hanno diffuso la notizia come se fosse una grande operazione d’intelligence Drone all’avanguardia Appartenente alla categoria dei […]
Si tratta di un modello Anduril Dive-LD, catturato dalla marina dei pasdaran nei pressi dell’ingresso dello stretto di Hormuz
Sebbene la US Navy abbia minimizzato l’episodio, il drone ha subito un malfunzionamento e i pasdaran hanno diffuso la notizia come se fosse una grande operazione d’intelligence
Drone all’avanguardia
Appartenente alla categoria dei grandi veicoli subacquei (Large Uncrewed Undenwater Vehicles), il Dive-LD è un sistema d’esplorazione marina lungo quasi sei metri e pesante tre tonnellate.
Non ha equipaggio a bordo e ospita sofisticati sistemi che permettono la sorveglianza, la mappatura dei fondali, l’ispezione dei cavi sottomarini, la localizzazione delle mine galleggianti e la ricognizione.
Le sue missioni possono durare fino a dieci giorni e raggiungere una profondità di 6.000 metri, il che lo rende particolarmente prezioso: non richiede infatti rientri nelle basi per i rifornimenti.
Mezzi indispensabili nello Stretto di Hormuz
Dall’ispezione alla mappatura dei fondali, questi droni garantiscono operazioni in sicurezza. Senza compromettere la sicurezza di navi o equipaggi.
Inoltre, possono tracciare le rotte per le navi commerciali e mappare la presenza di eventuali mine marine.
La loro presenza ininterrotta garantisce l’osservazione delle aree a rischio senza essere scoperti dal nemico e trasmette in tempo reale i dati sulla sua presenza.
Tecnologia al vaglio degli esperti iraniani
La cattura del Dive-LD potrebbe rappresentare un problema per la sicurezza degli USA.
Anche se Washington ha minimizzato l’accaduto, affermando che l’avaria al drone era nota, ha assicurato che a bordo non ci fosse nessuna tecnologia classificata Top Secret.
Inoltre, il modello catturato era uno dei più datati in servizio e, quindi, non era dotato di tecnologia avanzata, il che spiegherebbe la fase di recupero iraniana, resa possibile grazie ad apparecchiature per il disturbo elettronico.
Si presume che il drone verrà ispezionato non solo dagli iraniani, ma anche dai russi e dai cinesi che lo smonteranno per carpire quanti più segreti possibili.
Anche se sono in possesso di fotografie e di enormi archivi, avere un mezzo reale a disposizione può dare loro lo spunto per replicarne il modello.
Tutto dipenderà da ciò che verrà trovato a bordo e dalle informazioni che i tecnici riusciranno a ottenere durante l’ispezione.
Un toccasana per la propaganda iraniana
Non c’è dubbio che, in questo periodo di ripresa delle ostilità, questo episodio sia un vero colpo di fortuna per l’Iran.
La macchina della propaganda si è messa in moto, presentando il fatto come una delicata operazione d’intelligence che, insieme all’abbattimento di un drone MQ-1 qualche giorno fa, mostra alla popolazione che l’Iran ha ancora il controllo del conflitto.
Dall’altro canto, gli USA hanno minimizzato l’accaduto, presentando la perdita del drone marino come un malfunzionamento di un apparato prossimo al disuso.
La verità, come sempre, sta nel mezzo, ma questo episodio conferma che l’uso dei droni marini nello Stretto di Hormuz potrebbe, a lungo andare, garantire una navigazione più sicura per petroliere e cargo in transito.
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