C’è un’immagine che dovrebbe far riflettere l’intero Paese: giovani studenti che, invece di immaginare il proprio futuro sui libri, trascorrono la notte in tenda, nel cuore di Roma, a pochi passi dal Colosseo, purtroppo non si tratta di una cartolina turistica, ma il simbolo di un disagio che sta diventando sempre più difficile ignorare. La […]
C’è un’immagine che dovrebbe far riflettere l’intero Paese: giovani studenti che, invece di immaginare il proprio futuro sui libri, trascorrono la notte in tenda, nel cuore di Roma, a pochi passi dal Colosseo, purtroppo non si tratta di una cartolina turistica, ma il simbolo di un disagio che sta diventando sempre più difficile ignorare.
La protesta studentesca si intreccia con quella dei lavoratori e di chi denuncia il caro vita, gli affitti insostenibili, la precarietà e il progressivo impoverimento dei servizi pubblici, al centro della mobilitazione c’è anche la richiesta di maggiori investimenti nella scuola, negli edifici scolastici, nella formazione e nel diritto allo studio.
Il punto non è soltanto stabilire chi abbia ragione in una stagione di proteste e occupazioni, ma fondamentalmente domandarsi perché tanti ragazzi sentano di non essere ascoltati e perché debbano ricorrere a gesti così eclatanti per attirare l’attenzione delle istituzioni.
Una scuola che perde risorse, perde anche opportunità, soprattutto per chi proviene da famiglie meno fortunate, e inesorabilmente un Paese che non investe seriamente nell’istruzione rischia di impoverire la propria stessa democrazia.
Davanti al Colosseo, monumento alla grandezza di una civiltà, quelle tende lanciano un messaggio scomodo: non si può chiedere ai giovani di costruire il domani se si continua a restringere il loro presente, ascoltarli non significa quindi necessariamente condividere ogni forma di protesta, ma implica riconoscere che il loro futuro è anche il no!
di Ciro Salice
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