Lanuvio senz’acqua, il sindaco Volpi alza la voce: “Pronti alle vie legali”. Nel mirino Acea e i ritardi sull’invaso Carlo Fontana

«Provvederò ad attivare l’ufficio legale del Comune con l’obiettivo di ottenere giustizia, ristori e tutto quanto necessario per tutelare i lanuvini nel diritto di utilizzare l’acqua che pagano», ha dichiarato il Primo cittadino di Lanuvio

Un comunicato dai toni duri, perentori e senza precedenti recenti. Nel pomeriggio di domenica 21 giugno, nella prima giornata dell’estate 2026, mentre gran parte del territorio continuava a fare i conti con l’emergenza idrica e con i rubinetti a secco in diverse zone della città, il sindaco di Lanuvio Andrea Volpi ha affidato ai social e ai canali istituzionali una lunga nota nella quale annuncia l’intenzione di attivare l’ufficio legale del Comune e valutare ulteriori iniziative per tutelare i cittadini.

Nel mirino finiscono i ritardi accumulati negli anni per la realizzazione del grande invaso di via Matteotti, il cosiddetto “Carlo Fontana”, considerato dall’Amministrazione l’opera strategica in grado di garantire una soluzione strutturale ai problemi di approvvigionamento idrico del territorio.

Volpi punta il dito contro l’obsolescenza degli impianti di potabilizzazione installati da Acea nel 2011 e contro i rallentamenti burocratici che, a suo dire, hanno fatto lievitare tempi e costi dell’intervento. Il Primo cittadino, che ricordiamo è anche deputato di Fratelli d’Italia, annuncia inoltre l’intenzione di chiedere chiarimenti sull’intero iter amministrativo e di perseguire ogni strada utile per ottenere “giustizia e ristori” per i cittadini di Lanuvio.

Di seguito il comunicato integrale del sindaco Andrea Volpi.


Andrea Volpi: “Carenza Idrica: pronti alle vie legali!

«Stamattina, come già ieri mattina e ieri sera, ho trascorso gran parte del mio tempo al telefono con Acea per affrontare il grave disservizio che sta colpendo la nostra cittadina. Il grande caldo e l’elevato consumo idrico non aiutano, così come non aiutano i problemi della rete elettrica di Enel, che hanno provocato ulteriori danni e rallentamenti ai nostri impianti di potabilizzazione.

In piazza C. Fontana, in piazza Aldo Moro e presso il semaforo della stazione sono state posizionate tre autobotti per far fronte all’emergenza. È evidente, tuttavia, che questo non sia sufficiente a soddisfare i bisogni e le necessità di tutti. Perché ci troviamo in questa condizione? Di chi è la responsabilità?

Come Sindaco, insieme all’Assessore competente, Mario Di Pietro, non ci siamo mai tirati indietro quando si è trattato di affrontare problemi concreti, anche quando questi non dipendono direttamente dalla gestione amministrativa.

Perché la situazione è così critica? E quando finirà questo disagio? Nel 2011 Acea installò diversi potabilizzatori sul territorio per rimuovere l’arsenico dall’acqua. Si trattava di una soluzione che avrebbe dovuto garantire efficienza per circa cinque anni. Oggi siamo nel 2026: di anni ne sono passati quindici.

Questi impianti, ormai obsoleti, vanno in crisi ogni volta che il consumo aumenta in modo significativo, e ancora di più quando la rete elettrica subisce interruzioni o malfunzionamenti.

Questa è la ragione di una gestione così fragile e precaria. La soluzione strutturale sarebbe rappresentata dalla realizzazione del grande invaso di via Matteotti, il cosiddetto “Carlo Fontana”. Un’opera che inizialmente aveva un costo stimato di 5 milioni di euro e che oggi, complice l’aumento dei prezzi e i vincoli imposti dalle Sovrintendenze, è arrivata a costare circa 15 milioni di euro.

Avete capito bene: 10 milioni di euro in più. L’allungarsi dei tempi è dovuto essenzialmente a una schizofrenia di pareri da parte della Sovrintendenza, che ha modificato più volte il progetto e imposto correzioni costose, rallentandone l’iter.

Cosa può fare l’Amministrazione?

Da anni seguiamo con attenzione l’iter di quest’opera, sollecitando costantemente Acea e le articolazioni del Ministero della Cultura. Personalmente ho messo in campo tutti gli strumenti istituzionali a mia disposizione, arrivando fino alla presentazione di interrogazioni parlamentari. Ho chiesto e ottenuto incontri. Ho ricevuto rassicurazioni, visionato i progetti e richiesto approfondimenti ogni volta che si è verificato uno stop.

Abbiamo aspettato, mediato e usato il buon senso. Abbiamo lavorato con costanza e senso di responsabilità con tutti gli Enti coinvolti. Considerato il perdurare del disagio e i tempi che si sono dilatati ben oltre ciò che può essere ritenuto accettabile, alla luce dei ritardi imputabili certamente ad Acea ma anche, in misura rilevante, ai rallentamenti legati alle autorizzazioni della Sovrintendenza ai beni culturali, provvederò nel corso della settimana ad assumere ulteriori iniziative istituzionali per tutelare la nostra comunità e chiedere risposte concrete, immediate e definitive.

Chiederò, per mezzo del nostro ufficio legale, agli organi competenti di esprimersi sull’iter amministrativo che ha bloccato la realizzazione di un’opera strategica per l’igiene e la salute dei cittadini di Lanuvio e porrò in evidenza quanto il giudizio soggettivo e mutevole di chi detiene la responsabilità archeologica e paesaggistica dei nostri luoghi abbia influito sui ritardi, sull’aumento dei costi e sulle conseguenze che i cittadini di Lanuvio stanno subendo.

In questi giorni ho incrociato la rabbia di moltissimi cittadini, ai quali non riesco neanche più a spiegare il perché delle cose. Dopo 15 anni, nessuna ragione, nessun perché, nessuna motivazione regge di fronte all’ennesimo weekend con 35 gradi e senza un goccio d’acqua che esca dal rubinetto.

Provvederò ad attivare l’ufficio legale del Comune con l’obiettivo di ottenere giustizia, ristori e tutto quanto necessario per tutelare i lanuvini nel diritto di utilizzare l’acqua che pagano».

Il Sindaco
Andrea Volpi

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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