Mercato del lavoro, Rieti arretra: meno occupati, più inattivi e crollo dei giovani laureati. I dati

(di Cristian Cocuccioni) Rieti perde terreno sul mercato del lavoro e, soprattutto, fatica a trattenere i giovani più qualificati. È il quadro che emerge dai dati Istat elaborati da Open Rieti, che fotografano nel 2025 un peggioramento di occupazione e inattività, mentre un’analisi di Openpolis evidenzia un altro dato particolarmente significativo: Rieti è la provincia […]
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(di Cristian Cocuccioni) Rieti perde terreno sul mercato del lavoro e, soprattutto, fatica a trattenere i giovani più qualificati. È il quadro che emerge dai dati Istat elaborati da Open Rieti, che fotografano nel 2025 un peggioramento di occupazione e inattività, mentre un’analisi di Openpolis evidenzia un altro dato particolarmente significativo: Rieti è la provincia italiana che ha registrato il calo più marcato della quota di giovani laureati tra il 2018 e il 2024.

Partendo dal lavoro, il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni scende al 60,8%, rispetto al 62,7% del 2024. Sono circa 59mila le persone occupate: 34mila uomini e 25mila donne. Un dato distante dalla media del Centro Italia, che raggiunge il 66,9%.

Peggiora, seppur lievemente, anche la disoccupazione, con il tasso che passa dal 7,2% al 7,3%. I reatini senza lavoro ma alla ricerca di un’occupazione sono circa 5mila, di cui 3mila uomini e 2mila donne. Anche in questo caso il confronto con il Centro Italia è negativo: la media dell’area si ferma al 5%.

Ma è soprattutto il dato sull’inattività a destare preoccupazione. Il tasso tra i 15 e i 64 anni sale dal 32,3% al 34,3%, coinvolgendo circa 32mila persone: 13mila uomini e ben 19mila donne. Il divario di genere è evidente: il 42,2% delle donne in età lavorativa risulta inattivo, cioè non ha un impiego e non lo sta cercando. Nel Centro Italia il dato è invece del 29,5%.

Un’inattività crescente rappresenta un campanello d’allarme perché indica un aumento delle persone che rimangono ai margini del mercato del lavoro, con conseguenze sul potenziale economico e anche demografico del territorio.

A questo si aggiunge il problema della fuga dei giovani laureati. Secondo l’analisi Openpolis su dati Istat, tra il 2018 e il 2024 la quota di residenti tra 25 e 39 anni con una laurea o un titolo terziario è crollata di 10,6 punti percentuali, passando dal 34,5% al 23,9%. Un calo che porta Rieti all’82° posto tra le 107 province italiane, mentre nel 2018 era addirittura sesta.

La provincia reatina è inoltre quella che ha registrato la diminuzione più forte d’Italia, in netta controtendenza rispetto alle 81 province nelle quali la quota di giovani laureati è invece aumentata. Nel Lazio, Rieti fa meglio soltanto di Latina, ferma al 22,4%.

Dietro questi numeri ci sono probabilmente più fattori: giovani che si trasferiscono per studiare e non tornano, calo demografico, poche opportunità per i profili qualificati e maggiore attrattività delle grandi città.

La crescita del Polo universitario reatino rappresenta un segnale importante, ma la vera sfida è trasformare la formazione in permanenza sul territorio. Non basta far arrivare studenti: Rieti deve riuscire a trattenerli, attrarre nuove competenze e offrire ai giovani motivi concreti per costruire qui il proprio futuro.

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Fonte: www.rietilife.comRieti

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