“Giù le mani da Amatrice e da Angelo. È ora di fare chiarezza”. Sergio Pirozzi rompe il silenzio e, a dieci anni dal terremoto che ha devastato Amatrice, interviene sulle polemiche legate alle celebrazioni del decennale. A riportare le sue parole è l’ANSA, in un’intervista di Fabrizio Colarieti. L’ex sindaco, oggi lontano dalla politica dopo […]
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“Giù le mani da Amatrice e da Angelo. È ora di fare chiarezza”. Sergio Pirozzi rompe il silenzio e, a dieci anni dal terremoto che ha devastato Amatrice, interviene sulle polemiche legate alle celebrazioni del decennale. A riportare le sue parole è l’ANSA, in un’intervista di Fabrizio Colarieti.
L’ex sindaco, oggi lontano dalla politica dopo l’esperienza da consigliere regionale, il 24 agosto ha scelto di non partecipare alla cerimonia ufficiale con il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cardinale Matteo Zuppi. Ha invece partecipato, come ogni anno, alla fiaccolata delle 3.36, preferendo vivere il lutto “in maniera privata”.
Pirozzi ricorda gli anni dell’emergenza e spiega di aver riflettuto molto durante il periodo trascorso a Lucca, dove ha lavorato come allenatore. Poi torna sulle celebrazioni di Amatrice e sulle dichiarazioni del sindaco Giorgio Cortellesi.
“Nel corso degli anni – racconta all’ANSA – si sono succeduti vari presidenti del Consiglio, tutti accolti in maniera civile, a volte con qualche fischio, in fondo siamo in una democrazia”. Secondo Pirozzi, però, questa volta si sarebbe creato un clima diverso: “Mai un sindaco, smarrendo il senso della realtà, neanche fossimo in una dittatura, aveva redatto liste e lanciato alert alle forze dell’ordine ipotizzando che la visita di un premier fosse oggetto di contestazioni”.
Da qui la critica all’amministrazione comunale: “Le dichiarazioni del sindaco Cortellesi sono state inopportune e hanno creato un clima assurdo”.
Pirozzi difende anche Angelo, l’uomo diventato protagonista delle immagini dell’abbraccio con Giorgia Meloni durante la visita ad Amatrice: “Ha avuto un grande lutto familiare. Si è commosso davanti a ogni presidente del Consiglio, ma mai nessuno aveva strumentalizzato il suo dolore”.
Nel mirino dell’ex sindaco anche le modalità scelte per il decennale. “Amatrice oggi – afferma – grazie alle dichiarazioni del sindaco pro tempore è diventata il teatro di una campagna elettorale di cui avremmo fatto volentieri a meno”.
E mette in fila le sue contestazioni: “Si poteva evitare di richiedere 100.000 euro alla Regione Lazio per celebrare il decennale? Certo. Spenderli ha dimostrato che l’intento era quello di cambiare una tradizione, un ‘unicum’, che finora ci aveva distinto per sobrietà”.
Poi l’elenco continua: “Si poteva celebrare la tradizionale messa alle 11 anziché alle 17? Certo. Si poteva evitare un servizio d’ordine spropositato? Certo. Si potevano evitare i selfie? Certo. Così come tante altre cose”.
La conclusione è netta e guarda al futuro della città: “Giù le mani dalla nostra terra. È sotto gli occhi di tutti: abbiamo bisogno di altro, non di passerelle ad uso e consumo ‘pro domo sua’”.
Pirozzi chiude con una riflessione personale: “Come dico sempre durante le notti insonni, non ci sono vie di mezzo, o i pensieri ti cullano o ti tormentano. Ad ognuno i propri”.
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