È morto all’età di 102 anni Avio Serva, figura profondamente legata alla memoria storica della città e del quartiere di Quattro Strade. Serva era considerato l’ultima memoria vivente dell’eccidio delle Fosse Reatine e per decenni ha raccontato, soprattutto alle nuove generazioni, una delle pagine più dolorose della storia di Rieti. A ricordarlo è il […]
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È morto all’età di 102 anni Avio Serva, figura profondamente legata alla memoria storica della città e del quartiere di Quattro Strade. Serva era considerato l’ultima memoria vivente dell’eccidio delle Fosse Reatine e per decenni ha raccontato, soprattutto alle nuove generazioni, una delle pagine più dolorose della storia di Rieti.
A ricordarlo è il consigliere comunale Alessio Angelucci, che ha partecipato alle esequie in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, portando il saluto del sindaco Daniele Sinibaldi.
«Con Avio se ne va una memoria storica del quartiere di Quattro Strade e dell’intera città di Rieti», sottolinea Angelucci. Attraverso la sua testimonianza, Serva ha consentito a tante generazioni e in particolare a tanti giovani di conoscere gli orrori della Seconda guerra mondiale e le conseguenze che la violenza e l’odio possono produrre.
«Avio non si è limitato a raccontare ciò che aveva visto e vissuto: ha fatto in modo che quella memoria diventasse insegnamento», prosegue il consigliere comunale. La sua testimonianza è stata negli anni uno strumento per comprendere quanto la guerra rappresenti «sempre una sconfitta per l’umanità».
Una lunga vita, dunque, che ha permesso a una voce diretta e autentica di attraversare quasi un secolo di storia e arrivare fino alle generazioni di oggi. Con la sua scomparsa, però, quella voce non potrà più raccontare personalmente quei fatti.
«Ed è proprio per questo che la responsabilità passa a noi – afferma Angelucci –. Tocca alle Istituzioni, alla scuola, alle famiglie e a ciascuno di noi custodire e tramandare ciò che Avio ci ha consegnato: i valori della pace, della tolleranza, del rispetto della dignità umana e del rifiuto di ogni odio».
Nel ricordo di Serva trova spazio anche la sua profonda fede. «Era un uomo profondamente devoto, legato a sani e autentici principi cristiani», ricorda Angelucci, evidenziando come dalla sofferenza e dalla tragedia della guerra non avesse tratto sentimenti di rancore o vendetta, ma una lezione di pace e perdono.
«Ed è forse proprio questo il lascito più grande che oggi ci consegna: ricordare il male senza alimentare altro male, affinché ciò che è accaduto non accada mai più».
«Rieti perde oggi un testimone della propria storia. A noi il compito di fare in modo che non venga perduta anche la sua memoria», conclude Angelucci.
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