Sánchez: un’altra idea di Europa

Il modello spagnolo affianca il controllo delle frontiere a lavoro, integrazione e diritti, proponendo una visione diversa da quella sostenuta dal governo Meloni Sánchez rappresenta una delle voci più significative di un’Europa che sembra aver smarrito il coraggio di discutere il proprio futuro senza trasformare ogni problema in una guerra identitaria. Per comprenderne il significato […]

Il modello spagnolo affianca il controllo delle frontiere a lavoro, integrazione e diritti, proponendo una visione diversa da quella sostenuta dal governo Meloni

Sánchez rappresenta una delle voci più significative di un’Europa che sembra aver smarrito il coraggio di discutere il proprio futuro senza trasformare ogni problema in una guerra identitaria. Per comprenderne il significato politico, conviene partire dall’Italia, dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni sui migranti e da un confronto che riguarda due modi diversi di concepire il rapporto fra Stato, società e dignità umana. ​Quando Meloni interviene sul tema migratorio, il dibattito italiano torna a concentrarsi sulla difesa dei confini, sui rimpatri e sulla sicurezza. Sono questioni reali, sulle quali ogni governo ha il dovere di assumersi responsabilità concrete. Il problema nasce quando la complessità viene compressa in una contrapposizione permanente fra chi appartiene alla comunità nazionale e chi ne rimane fuori.

 

​Governare le migrazioni significa riconoscere che controllo delle frontiere e integrazione sono entrambe responsabilità pubbliche. È su questo terreno che l’esperienza spagnola di Pedro Sánchez offre un’alternativa degna di attenzione. ​Il presidente del governo spagnolo ha scelto di difendere una concezione dell’immigrazione nella quale legalità, lavoro, diritti e doveri concorrono alla convivenza. Il Piano di integrazione e cittadinanza, dotato di oltre 500 milioni di euro nel primo anno e articolato in sedici misure, punta a favorire l’inclusione, ampliare le opportunità e contrastare la discriminazione. Il governo ha inoltre sostenuto la regolarizzazione di persone già presenti, collegandola al lavoro regolare.

 

​La differenza con Meloni non risiede nella solita formula secondo cui un governo sarebbe favorevole alla sicurezza e l’altro contrario: entrambi devono controllare gli ingressi e contrastare la criminalità. La divergenza riguarda il linguaggio, le priorità e l’idea di comunità nazionale: da una parte il rischio di fare della frontiera il simbolo dell’identità politica; dall’altra il tentativo di integrare il controllo dei flussi con una strategia di inclusione. ​In un’Europa che invecchia, ignorare la dimensione produttiva dell’immigrazione sarebbe un errore. Quando gestita attraverso canali regolari e investimenti nell’integrazione, essa contribuisce alla sostenibilità del sistema produttivo e del welfare.

 

​La serietà di una politica si misura nella capacità di affrontare sia il controllo sia l’accoglienza, evitando che l’arrivo di nuove persone si traduca in precarietà o pressione sui servizi, ma dimostrando anche che le misure adottate rispettino il diritto. Sánchez appare interessante perché insiste sulla possibilità di sottrarre temi decisivi alla semplificazione populista. Tentare di collegare migrazione, lavoro, cittadinanza e servizi significa assumersi il rischio di una discussione complessa. ​La sua leadership va valutata anche alla luce delle controversie che la circondano, come la vicenda giudiziaria della moglie, Begoña Gómez, che ha alimentato un aspro scontro politico. È essenziale, tuttavia, non confondere un’indagine con una responsabilità definitivamente accertata. Il criterio deve essere uguale per tutti: trasparenza, rispetto delle procedure e presunzione d’innocenza. Sánchez ha il dovere di rispondere alle domande legittime, ma anche il diritto di contestare ciò che ritiene ingiusto.

 

​Le difficoltà personali non cancellano il valore delle scelte pubbliche, così come una politica condivisibile non costituisce uno scudo contro le verifiche. Sánchez va giudicato per i risultati del suo governo e la coerenza delle sue decisioni, non attraverso l’alternativa artificiale fra adesione incondizionata e delegittimazione totale. ​Di fronte alla crescita delle forze nazionaliste e alla pressione sulle istituzioni democratiche, la Spagna propone una linea che tiene insieme crescita economica, protezione sociale e integrazione. Sánchez merita attenzione perché propone una visione nella quale il governo non si limita a indicare un nemico, ma cerca di costruire strumenti per affrontare un problema reale.

 

​La politica degna di questo nome non promette che il mondo sarà semplice: dimostra di saperlo governare senza rinunciare alla complessità e alla dignità delle persone. In questa prospettiva, Pedro Sánchez è una figura che ricorda all’Europa che la responsabilità pubblica può significare qualcosa di più della ricerca del consenso immediato.

di Carlo Di Stanislao

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