SOAD, tra diplomazia della diaspora e progetto istituzionale globale: inaugurata la missione in Italia e Vaticano

Roma – UNAR, 25 giugno 2026 – Si è svolta a Roma, presso la sede dell’UNAR, l’inaugurazione ufficiale della Missione Diplomatica del SOAD (State of the …

Roma – UNAR, 25 giugno 2026 – Si è svolta a Roma, presso la sede dell’UNAR, l’inaugurazione ufficiale della Missione Diplomatica del SOAD (State of the African Diaspora) in Italia e Vaticano, un evento che segna l’avvio operativo della presenza dell’organizzazione sul territorio europeo.

All’iniziativa hanno preso parte figure chiave della struttura: Emanuele Mosca, Antonio Peragine, Luca Paresi, Natascia Miccolis e Caleb Francis Sylvanus John, insieme a rappresentanti della diaspora e del mondo associativo.

 La visione: costruire una rete diplomatica della diaspora

Nel corso dell’evento è stata presentata la struttura operativa della Missione, che si pone l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra comunità afrodiscendenti, istituzioni italiane, mondo economico e Santa Sede.

Tra le linee programmatiche illustrate:

sviluppo di relazioni istituzionali e diplomatiche; promozione di cooperazione economica e culturale; creazione di una rete organizzata della diaspora in Europa e Africa

 “Mini consolati” e strutture territoriali

Uno dei punti centrali del progetto riguarda la futura creazione di “mini consolati”, definiti come presidi territoriali dedicati al supporto delle comunità della diaspora.

Secondo quanto illustrato, queste strutture avrebbero funzione di coordinamento, assistenza e collegamento con la missione centrale.

Dal punto di vista giuridico, tali entità non rientrano nel sistema diplomatico degli Stati sovrani, ma si configurano come strutture organizzative interne al progetto.

Cooperazione e sviluppo: il nodo delle “risorse storiche”

Nel dibattito è emersa anche la prospettiva di un futuro lavoro sul recupero di beni e risorse storicamente sottratte alle popolazioni africane e alla diaspora.

Un tema che, nel diritto internazionale, richiede strumenti complessi come accordi tra Stati, sentenze internazionali e riconoscimenti giuridici specifici, e che al momento resta collocato in una dimensione programmatica.

La “sesta regione della diaspora”

Il progetto si inserisce nella cornice della cosiddetta “sesta regione della diaspora”, un concetto che mira a rappresentare la popolazione africana e afrodiscendente nel mondo come una rete unitaria.

L’idea, già presente in forma simbolica in alcune istituzioni africane, viene qui sviluppata in chiave più strutturata e organizzativa.

 Una visione tra identità e istituzioni

L’inaugurazione ha evidenziato un modello che unisce dimensione politica, culturale e organizzativa, con l’obiettivo di costruire una rete globale della diaspora.

Resta tuttavia centrale il tema del rapporto tra questa visione e il quadro del diritto internazionale, che definisce in modo preciso cosa costituisce una missione diplomatica tra Stati riconosciuti.