La crisi migratoria di Ceuta si trasforma in un pesante atto di sfiducia nei confronti di Pedro Sánchez. Il nuovo sondaggio realizzato da Sigma Dos per El Mundo mostra infatti una distanza ormai profonda tra la linea seguita dal governo socialista e l’opinione pubblica spagnola. Una frattura che attraversa anche l’elettorato della maggioranza e che rischia di […]
La crisi migratoria di Ceuta si trasforma in un pesante atto di sfiducia nei confronti di Pedro Sánchez. Il nuovo sondaggio realizzato da Sigma Dos per El Mundo mostra infatti una distanza ormai profonda tra la linea seguita dal governo socialista e l’opinione pubblica spagnola. Una frattura che attraversa anche l’elettorato della maggioranza e che rischia di diventare uno dei principali problemi politici per la Moncloa alla ripresa autunnale.
Il dato più significativo riguarda direttamente l’operato dell’esecutivo: l’82,2% degli intervistati ritiene che il governo Sánchez «non abbia fatto abbastanza» per affrontare la situazione determinata dall’arrivo irregolare di decine di migliaia di cittadini marocchini a Ceuta. Non si tratta soltanto della prevedibile bocciatura degli elettori di centrodestra. La stessa opinione è condivisa dal 56,9% di chi ha votato PSOE e dal 52,7% dell’elettorato di Sumar. In altre parole, anche la maggioranza degli elettori dei partiti che sostengono il governo giudica insufficiente la risposta dell’esecutivo.
Il sondaggio fotografa anche il crollo di credibilità della versione ufficiale fornita dalla Moncloa. Il 90,4% degli spagnoli considera il Marocco direttamente coinvolto nella crisi: il 52,6% ritiene che Rabat fosse a conoscenza del movimento migratorio e abbia lasciato sguarnita la frontiera, mentre il 37,8% pensa che abbia addirittura favorito l’ingresso degli irregolari. Soltanto il 3,8% condivide sostanzialmente la posizione del governo, che continua invece a sottolineare la cooperazione marocchina nella gestione dell’emergenza.
Anche su questo punto la contestazione raggiunge il cuore della base socialista: attribuisce responsabilità al Marocco il 91,3% degli elettori del PSOE e il 92,9% di quelli di Sumar. Per il 59,7% degli intervistati, inoltre, quanto accaduto rappresenta un tentativo di pressione o di ricatto di Rabat nei confronti del governo spagnolo.
È proprio qui che emerge la debolezza politica di Sánchez. Il premier ha costruito negli ultimi anni una parte rilevante della propria politica estera sulla relazione privilegiata con il Marocco, cercando di presentarla come garanzia di stabilità e controllo dei flussi. Ma davanti alla crisi di Ceuta gli spagnoli sembrano non credere più né all’efficacia di quella strategia né alla narrazione dell’esecutivo. La percezione prevalente è che Madrid abbia mantenuto un atteggiamento troppo prudente verso Rabat e non abbia saputo difendere adeguatamente il confine.
Le risposte sulle possibili contromisure confermano la richiesta di un deciso cambio di rotta. Il 55% domanda di rafforzare la frontiera anche attraverso una sua militarizzazione, il 52,8% vuole sanzioni contro il Marocco, il 48% sollecita un maggiore intervento dell’Unione europea e il 45% chiede di accelerare le espulsioni. Il 77,2% è favorevole anche al rimpatrio in Marocco dei minori non accompagnati arrivati illegalmente, posizione condivisa dal 59,1% degli elettori socialisti.
Persino il rapporto strategico con Rabat viene messo in discussione. L’84,4% degli intervistati si dichiara contrario a proseguire con l’organizzazione congiunta dei Mondiali di calcio del 2030 tra Spagna, Portogallo e Marocco. Una percentuale che mostra come la crisi abbia ormai superato il terreno della gestione dell’immigrazione, investendo l’intera politica di collaborazione con il regno di Mohammed VI.
Il 66,9% vorrebbe inoltre una visita del re Felipe VI a Ceuta, un’iniziativa che assumerebbe un evidente valore simbolico: riaffermare la presenza dello Stato mentre il governo viene percepito come assente o esitante.
Il barometro, condotto tra il 20 e il 26 agosto su 2.173 maggiorenni residenti in Spagna, non misura genericamente l’opinione sulla politica migratoria nazionale, ma il giudizio sulla specifica crisi di Ceuta. Proprio per questo, tuttavia, la bocciatura appare ancora più politicamente rilevante: di fronte a un’emergenza concreta, Sánchez non riesce a convincere neppure una parte maggioritaria dei propri elettori.
La questione migratoria rischia così di diventare il nuovo punto debole della Moncloa. Sánchez ha a lungo rivendicato un approccio aperto all’immigrazione, sostenendone l’importanza economica e demografica. Ma tra la difesa teorica dei flussi regolari e la gestione di ingressi irregolari di massa passa una differenza che gli spagnoli sembrano avere ben presente. Il sondaggio segnala che il Paese chiede più controllo, più fermezza verso il Marocco e una maggiore tutela delle frontiere. E soprattutto certifica che, almeno sulla crisi di Ceuta, la maggioranza degli spagnoli non si fida più della risposta di Pedro Sánchez.
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