Dal Mezzogiorno al Centro Italia, l’associazione Svimar porta a San Godenzo una nuova strategia nazionale per le aree interne. Il presidente Giacomo Rosa: “Non esistono territori di serie B, il diritto di restare deve valere per tutti” Lo spopolamento dei piccoli comuni non è più soltanto una questione meridionale. È una delle grandi sfide che attraversano l’Italia e che accomunano territori apparentemente lontani, dal Mezzogiorno all’Appennino del Centro-Nord.
È su questa consapevolezza che l’Associazione SVIMAR, Associazione per lo Sviluppo delle Aree Interne e del Mezzogiorno, ha costruito nelle ultime settimane una nuova fase del proprio percorso, portando il proprio modello operativo fuori dai confini originari e aprendolo a una dimensione nazionale. Il passaggio più significativo è arrivato il 2 settembre 2026 a San Godenzo, nel cuore dell’Appennino toscano, dove il Consiglio generale della Città Metropolitana di Firenze si è riunito proprio nel piccolo comune montano per affrontare il tema delle aree interne. Una scelta dal forte valore politico e simbolico, maturata anche sulla scia del Protocollo d’intesa approvato all’unanimità dalla Città Metropolitana di Firenze lo scorso 3 giugno e sviluppata attraverso la collaborazione con SVIMAR. A guidare la delegazione SVIMAR a San Godenzo è stato il presidente Giacomo Rosa, insieme al delegato agli Enti locali Michele Laurino e al sindaco di Grassano Filippo Luberto, in un confronto che ha visto coinvolti anche rappresentanti istituzionali del Mezzogiorno.
L’obiettivo è ambizioso: costruire un coordinamento capace di mettere in relazione le esperienze delle diverse aree interne italiane e trasformare una somma di emergenze locali in una strategia nazionale. La vera novità, infatti, non riguarda soltanto la collaborazione tra amministrazioni, ma il metodo. SVIMAR propone di mettere insieme comuni, istituzioni, università e competenze specialistiche per affrontare in maniera organica problemi che per anni sono stati trattati separatamente: servizi essenziali, mobilità, infrastrutture, sanità, digitalizzazione, turismo, sostenibilità, occupazione e capacità di attrarre giovani e investimenti. In questo quadro assume un ruolo centrale il CIRPS, Centro Interuniversitario di Ricerca per lo Sviluppo Sostenibile, con il quale SVIMAR ha sviluppato una collaborazione che mette a disposizione dei territori le competenze di una rete di 27 università italiane. È la trasformazione del sapere scientifico in uno strumento concreto di progettazione per i piccoli comuni, soprattutto nella capacità di intercettare risorse, elaborare progetti e costruire politiche di sviluppo sostenibile. La giornata di San Godenzo ha così assunto un significato che va oltre il singolo appuntamento istituzionale.
Portare un Consiglio metropolitano dentro un piccolo comune dell’Appennino significa infatti ribaltare la prospettiva tradizionale: non sono i borghi a dover inseguire le grandi città, ma sono le istituzioni a dover raggiungere i territori più fragili e ascoltarne direttamente esigenze e potenzialità. “Lo spopolamento non è solo un problema del Sud, ma una sfida nazionale. Le difficoltà dei piccoli comuni montani del Centro-Nord, infatti, presentano molti elementi comuni con quelle del Mezzogiorno: riduzione della popolazione, invecchiamento, difficoltà nei collegamenti, impoverimento dei servizi, fuga dei giovani e progressiva perdita di attività economiche. Da qui nasce l’idea di unire le esperienze invece di contrapporle, creando un asse Nord-Sud nel quale le aree interne possano diventare protagoniste di una nuova stagione di politiche territoriali. Non è un caso che ANSA abbia definito questo percorso il passaggio del modello operativo di SVIMAR verso una dimensione nazionale, sottolineando il riconoscimento istituzionale ottenuto dall’associazione e la centralità del tema dello spopolamento dei borghi. Ma la strategia di SVIMAR non si esaurisce nei tavoli istituzionali.
Durante l’estate l’associazione ha infatti rafforzato la propria presenza sul territorio attraverso “Estate nei Borghi”, un programma di iniziative dedicate alla cultura, all’ambiente, al turismo esperienziale, alle tradizioni e all’enogastronomia. Il calendario ha coinvolto numerose comunità del Mezzogiorno, confermando la volontà di trasformare gli eventi non in semplici appuntamenti estivi, ma in strumenti di promozione territoriale e di costruzione di nuove opportunità economiche. La stessa ANSA, già il 30 luglio, aveva dato rilievo all’iniziativa, evidenziando il proseguimento dell’impegno dell’associazione nei borghi del Mezzogiorno attraverso un calendario articolato tra cultura, ambiente, tradizioni ed enogastronomia. Cultura e identità, dunque, come strumenti di sviluppo; ma anche infrastrutture, servizi e innovazione come condizioni indispensabili per rendere concreto il cosiddetto “diritto di restare”. È questo il principio alla base del Manifesto SVIMAR, articolato in dieci punti e costruito intorno all’idea che nessun cittadino debba essere costretto a lasciare il proprio paese per l’assenza di servizi, opportunità o prospettive. Il manifesto punta a trasformare le aree interne da territori considerati marginali a luoghi capaci di produrre valore, attrarre investimenti e offrire nuove possibilità alle giovani generazioni.
Il percorso si sviluppa anche oltre i confini italiani. Nel giugno scorso SVIMAR ha promosso una missione in Cina, confermando la volontà di costruire relazioni internazionali e di portare fuori dai confini nazionali le eccellenze e le potenzialità dei territori italiani. Un’attività che completa una strategia articolata su più livelli: radicamento nei comuni, interlocuzione con le istituzioni, collaborazione con il mondo universitario e apertura verso scenari internazionali. In pochi mesi, dunque, SVIMAR ha trasformato la battaglia contro lo spopolamento in una proposta politica e culturale più ampia: non difendere semplicemente i borghi dalla scomparsa, ma creare le condizioni perché possano tornare a essere luoghi nei quali vivere, lavorare, investire e costruire una famiglia. Il passaggio di San Godenzo rappresenta in questa prospettiva un punto di svolta.
Per la prima volta in maniera così esplicita, esperienze del Mezzogiorno e del Centro-Nord vengono messe attorno allo stesso tavolo con l’obiettivo di costruire una piattaforma comune. La sfida ora sarà trasformare questa rete in risultati concreti: più servizi, migliori collegamenti, nuove infrastrutture, progettazione qualificata, opportunità per le imprese e condizioni favorevoli per trattenere o riportare giovani e competenze.
Il messaggio che SVIMAR porta da San Godenzo è netto: non esistono periferie da abbandonare, ma comunità da mettere nelle condizioni di scegliere il proprio futuro. E il futuro delle aree interne, da oggi, prova a parlare con una voce sempre più nazionale.
Dott.ssa Melinda Miceli Critico d’arte