Grande partecipazione alla 13ª edizione del Velletri Wine Festival “Nicola Ferri”: arte, vino, Ordine della Stera, memoria di Romina Trenta e Marcello Mammucari
Ci sono manifestazioni che, con il passare degli anni, finiscono per diventare qualcosa di più di un appuntamento in calendario. Entrano nel racconto di una città, ne raccolgono frammenti di storia, ne valorizzano i protagonisti e diventano un’occasione per fermarsi a riflettere su ciò che un territorio è stato, su ciò che è e su quello che vuole continuare a essere.
È accaduto anche con la 13ª edizione del Velletri Wine Festival “Nicola Ferri”, che sabato 26 e domenica 27 settembre ha animato i Musei Civici e gli spazi del Palazzo comunale di Velletri, intrecciando vino, arte, storia, associazionismo, memoria e cultura del territorio.
Due giornate dense, nelle quali il vino non è stato soltanto prodotto della terra e simbolo di una tradizione secolare, ma soprattutto elemento identitario, filo conduttore capace di mettere insieme il mondo agricolo e quello culturale, le generazioni di ieri e quelle di oggi, le esperienze di chi ha lasciato un segno nella vita cittadina e quelle di chi continua a farlo.
Un Festival che ha scelto ancora una volta di raccontare Velletri partendo dalle sue radici.
L’apertura del sabato tra arte, storia e territorio
La tredicesima edizione del Velletri Wine Festival si è aperta sabato 26 settembre con il taglio del nastro affidato ad Andrea De Romanis, figlio d’arte e custode di memorie storiche, alla presenza della vicesindaca e assessora alla Cultura Chiara Ercoli e della direttrice dei Musei Civici Raffaella Silvestri.
Proprio i Musei Civici hanno rappresentato uno degli elementi centrali della manifestazione, mettendo ancora una volta i propri spazi a disposizione della comunità e trasformandosi in luogo di incontro tra patrimonio storico e produzione artistica contemporanea.
Un concetto sottolineato con chiarezza dalla direttrice Raffaella Silvestri, che nel corso della cerimonia di domenica pomeriggio ha ricordato come da due anni il Museo ospiti il Wine Festival, rivendicando una precisa idea di museo: non luogo chiuso e distante, ma spazio appartenente alla città e ai cittadini.
Un’impostazione che si è tradotta concretamente nell’allestimento della manifestazione: opere d’arte, sezioni espositive e percorsi culturali hanno attraversato gli ambienti del Palazzo comunale e del Museo, costruendo un dialogo tra antico e contemporaneo.
A dare una chiave di lettura all’intero Festival sono state tre parole: Arte, Storia e Territorio. Tre direttrici raccontate anche attraverso un video firmato da Leonardo Palone su testo di Alessandro Filippi, pensato per restituire al pubblico il senso profondo dell’iniziativa.
I primi riconoscimenti della tredicesima edizione
La giornata inaugurale ha visto anche l’assegnazione di numerosi premi. La Pallade d’argento è stata attribuita alla Velitrae, guidata dal presidente Fabrizio Mazzalupi, mentre riconoscimenti speciali sono andati a Filippo Ciccotti e Lara Liotta.
Particolarmente significativo anche il premio consegnato all’atleta paralimpica Eleonora De Paolis, realizzato prendendo ispirazione dalle terrecotte volsche: un legame simbolico tra sport, contemporaneità e storia cittadina.
Un modo, anche questo, per ricondurre esperienze molto diverse a un denominatore comune: l’appartenenza a un territorio e la capacità di rappresentarlo attraverso il proprio percorso personale e professionale.
Domenica il ricordo dell’onorevole Ludovico Camangi
La giornata di domenica si è aperta invece nel segno della memoria civile. A cinquant’anni dalla sua scomparsa è stato commemorato l’onorevole Ludovico Camangi, figura importante della storia politica e amministrativa veliterna, legata alla ricostruzione della città e ad alcune delle sue strutture più rappresentative, dal Palazzo comunale all’ospedale fino al liceo.
Alla sua memoria è stato intitolato il premio assegnato all’azienda Colle di Maggio.
Un passaggio che ha preparato idealmente il terreno al tema dominante del pomeriggio: il valore delle radici, della continuità e della trasmissione della memoria.
L’Ordine della Stera e il richiamo alla Velletri agricola
Nel pomeriggio la Sala Conferenze dei Musei Civici ha ospitato la plenaria per il conferimento dell’Ordine Veliterno della Stera. Non un semplice riconoscimento, ma un simbolo costruito intorno alla memoria materiale e culturale della città, con una nuova insegna ispirata ai signa notarili custoditi nell’archivio comunale e con un evidente richiamo alla tradizione dell’Accademia Volsca.
Ed è proprio intorno alla Stera che si è sviluppata una delle riflessioni più interessanti dell’intero Festival: quella sul rapporto tra Velletri e la sua vocazione agricola.
A ricordarlo è stato l’assessore all’Agricoltura Cristian Simonetti. “Abbiamo questo peso di tramandare le nostre tradizioni e difenderle – ha affermato –. Difenderle è la nostra vocazione, perché la nostra è una vocazione agricola, una vocazione che ci porta ad avere le scarpe piene di fango”.
Un’immagine fortemente evocativa, che riconduce Velletri alla terra, al lavoro nei campi e a una cultura contadina che per generazioni ha rappresentato uno degli elementi fondamentali dell’identità cittadina.
Lo stesso Simonetti è stato proclamato Cavaliere dell’Ordine della Stera, con una motivazione legata alla sua passione per le tradizioni veliterne, all’impegno nella Pasquella e alla vicinanza dimostrata al mondo agricolo durante il proprio mandato amministrativo. Nel suo intervento ha voluto ricordare anche il compianto Giulio Montagna e le prime esperienze legate alla Pasquella a Ponte di Mele.
“Il vino è cultura”: il richiamo di Alessandro Ercoli
A rafforzare il concetto è stato Alessandro Ercoli, del Lions Club Velletri Host, che ha affiancato Alessandro Filippi nella conduzione della cerimonia e nella consegna dei riconoscimenti. Il suo intervento ha riportato il discorso sulla responsabilità delle generazioni presenti nei confronti di quelle future.
“La storia ci insegna e ci impone di tramandare queste tradizioni”, ha sottolineato Ercoli, ricordando l’impegno di Nicola Ferri e richiamando la necessità di evitare che i giovani perdano il contatto con i gesti e con i saperi che hanno caratterizzato per secoli il territorio veliterno.
Non sapere più cosa sia una Stera, ma anche non conoscere il percorso attraverso il quale l’uva diventa vino, significherebbe perdere un pezzo importante dell’identità locale. “Il vino è cultura – ha osservato – e noi attraverso le tradizioni, attraverso la storia, la cultura di un territorio, dobbiamo tramandarlo ai giovani e non possiamo esimerci dal farlo”.
Nel suo intervento è stato richiamato anche il valore del territorio vulcanico e del microclima dei colli veliterni, condizioni che nel tempo hanno favorito la vocazione vitivinicola della zona.
Giorgia Giordani, tra ricerca scientifica e amore per le tradizioni
Tra le personalità insignite dell’Ordine della Stera anche Giorgia Giordani. La giovane astronoma e ricercatrice è stata presentata come una “punta d’orgoglio” per Velletri, capace di coniugare un percorso scientifico di alto livello con un forte legame con le tradizioni del proprio territorio.
Nella motivazione è stato sottolineato proprio questo rapporto tra futuro e radici: la capacità di guardare lontano senza perdere il legame con la propria comunità.
Nel presentarla è stato ricordato anche quanto antico sia il rapporto tra Velletri e la produzione vinicola, con il richiamo al cosiddetto “rosso dei papi” e al legame storico del vino veliterno con figure come Gregorio VII e Bonifacio VIII. Testo incollato
Claudio Cappello, medico e uomo della terra
Tra i premiati anche Claudio Cappello, medico e appassionato cultore della vita contadina. La motivazione ha evidenziato la capacità di coniugare professione e passione agricola, facendo della terra non un semplice passatempo, ma una componente importante del proprio stile di vita.
Una premiazione resa ancora più particolare dalla coincidenza con il suo compleanno, ricordata durante la cerimonia. Testo incollato
Umberto Savo e la passione per la storia di Velletri
Spazio anche alla storia locale con il riconoscimento a Umberto Savo. Collezionista, studioso e appassionato di storia romana e veliterna, Savo ha raccontato un percorso che dura ormai da circa vent’anni, fatto di ricerca, raccolta di documenti, stampe, cartoline e quadri del territorio, oltre che di libri e mostre.
“Essendo collezionista ho collezionato e colleziono ancora tuttora documenti, stampe, cartoline, quadri della zona – ha raccontato –. La mia passione mi porta a studiare queste cose che ho in collezione e quindi ho fatto dei libri e delle mostre”.
Una forma di custodia della memoria che si inserisce pienamente nello spirito del Festival.
Ombretta Colonelli e i quindici anni dell’ANDOS
Tra i momenti più partecipati anche la premiazione di Ombretta Colonelli, presidente dell’ANDOS. Nel presentarla è stato sottolineato il lavoro portato avanti dall’associazione e la capacità di farne un punto di riferimento importante per il territorio.
Colonelli ha ricordato i quindici anni trascorsi dalla costituzione dell’ANDOS e il traguardo raggiunto con il congresso nazionale ospitato proprio a Velletri, che ha portato in città circa 200 persone provenienti da tutta Italia.
Un risultato che ha avuto anche un forte valore promozionale per Velletri, con la stessa direttrice Raffaella Silvestri chiamata in quell’occasione a raccontare la storia della città ai partecipanti. Testo incollato
La presidente ha poi parlato delle nuove attività dell’associazione, che ha ampliato la propria azione sul territorio e sta portando avanti un progetto presso la Casa della Comunità, con la presenza di due psiconcologhe a disposizione delle donne seguite dalla Breast Unit dell’Ospedale dei Castelli e delle residenti del territorio in cura anche presso altre strutture.
“L’ANDOS vince perché c’è una squadra magnifica alle spalle”, ha sottolineato Colonelli, rimarcando la dimensione collettiva del lavoro dell’associazione. Testo incollato
Il ricordo di Romina Trenta, uno dei momenti più toccanti
Proprio durante l’intervento di Ombretta Colonelli è tornato anche il nome di Romina Trenta, ricordata insieme a Fausto Servadio tra le persone che hanno accompagnato la nascita e la crescita dell’ANDOS. Ed è stato il ricordo di Romina a regalare uno dei momenti più intensi ed emozionanti del pomeriggio.
Scomparsa prematuramente il 2 gennaio 2022, Romina Trenta è stata ricordata non soltanto per i ruoli amministrativi ricoperti – tra Bilancio, valorizzazione dei prodotti locali e Cultura – ma soprattutto per il suo modo di vivere l’impegno pubblico.
“È stata la donna dell’ascolto e della condivisione”, è stato ricordato durante la cerimonia. Parole che hanno restituito il profilo di una donna profondamente legata alla propria città, capace di stare accanto alle iniziative culturali e associative non soltanto nei momenti ufficiali.
Nel ricordarla è stato sottolineato proprio questo aspetto: Romina Trenta non apparteneva alla categoria di chi compare soltanto al taglio del nastro o davanti alle telecamere. Era presente, sosteneva le manifestazioni, ne comprendeva il valore e accompagnava concretamente chi cercava di costruire qualcosa per Velletri.
È stato ricordato anche come la sua ultima apparizione pubblica risalisse proprio al Festival del 2020. Da questa memoria è nato il Premio nazionale Romina Trenta, destinato a un’opera capace di rappresentare nel modo migliore il territorio.
Una motivazione racchiusa in una frase che ha sintetizzato perfettamente lo spirito del riconoscimento: “La bellezza, alla fine, ha bisogno di radici”.
La commozione ha attraversato la sala quando il riconoscimento alla memoria di Romina è stato ritirato dal compagno Wladimir e dalla mamma di Romina, oltre che dal nipotino di quest’ultima.
Il Premio Ve.La. “Marcello Mammucari” a Michela Emili
Un altro momento particolarmente significativo ha riguardato direttamente Castelli Notizie.cAlla direttrice editoriale del nostro giornale, Michela Emili, è stato infatti assegnato il Premio Ve.La. “Marcello Mammucari”, dedicato alla memoria di uno dei protagonisti dell’editoria e dell’informazione veliterna, scomparso due anni fa.
Avvocato, editore, uomo di cultura e figura conosciutissima in città come “O dottore”, Marcello Mammucari è stato ricordato durante la cerimonia come un pioniere, capace di coniugare la passione per la storia con una straordinaria attenzione all’innovazione. Nella presentazione è stato richiamato il patrimonio di pubblicazioni e documenti lasciato alla città: ristampe, studi, fonti della storiografia locale, statuti comunali e materiali oggi conservati nelle biblioteche.
Ma inevitabilmente il pensiero è andato anche a “La Torre”, testata fondata nel 1969 e diventata un punto di riferimento storico dell’informazione cittadina. Testo incollato A consegnare il Premio a Michela Emili, che della Torre è stata Direttrice per alcuni mesi tra il 2016 e il 2017, sono state Laura e Carolina Mammucari, figlie di Marcello.
Ed è stata proprio Carolina a tracciare uno dei ritratti più efficaci del padre. Ha ricordato la capacità di Mammucari di “consolidare nel tempo quello che passava”, trasformando l’attualità in memoria e consentendo alle generazioni successive di recuperare, attraverso giornali e documenti, pagine fondamentali della vita cittadina. Una visione accompagnata da una forte propensione all’innovazione, tanto che Carolina ha ricordato anche il carattere pionieristico del padre nell’utilizzo delle nuove tecnologie applicate all’editoria. Radici solide, dunque, ma sempre con lo sguardo rivolto avanti.
E poi una frase, quella con cui Marcello Mammucari sintetizzava un principio essenziale del mestiere e che Carolina ha voluto ricordare proprio durante la premiazione: “La libertà è la più grande forza che abbiamo”. Testo incollato
Il riconoscimento a Michela Emili ha assunto così un significato particolare, andando oltre il valore personale del premio: un ideale passaggio di testimone tra esperienze diverse dell’informazione sul territorio, unite però dalla stessa volontà di raccontare la città, conservarne la memoria e accompagnarne le trasformazioni.
Gli altri riconoscimenti e la famiglia Vidili
Nel corso della plenaria sono stati premiati anche Michela De Rossi del Lions Club e altre personalità legate alla vita sociale e culturale cittadina. Un riconoscimento è andato inoltre alla famiglia Vidili, nel settantesimo anniversario della storica torrefazione, altra realtà capace di attraversare le generazioni e mantenere un forte radicamento sul territorio.
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, la direttrice dei Musei Civici Raffaella Silvestri, che ha ricordato anche gli appuntamenti culturali inseriti nel cartellone di “Aspettando la Festa dell’Uva”, la vicesindaca Chiara Ercoli, l’assessore Cristian Simonetti e il sindaco emerito Orlando Pocci.
I premi della collettiva d’arte
Importante, come sempre, anche lo spazio riservato all’arte.
La collettiva, visitabile fino al 4 ottobre, ha portato nei Musei Civici numerosi artisti e ha dato vita a una serie di riconoscimenti dedicati a figure e realtà legate alla storia culturale cittadina.
Il Premio Menotti Garibaldi per l’estemporanea è stato assegnato a Valter Campanella.
A Maria Mantuano è andato il Premio Giuseppe Cherubini per la tecnica, mentre Valentina Di Prima ha ricevuto il Premio Le Tre C per il colore.
Il Premio nazionale Romina Trenta è stato conferito a Patrizia Fatale.
Ad Angelica Ciarla è andato il Premio Benedetto e Umberto Di Vito, mentre Loretta Melifi ha ricevuto il Premio La Scaletta.
Il massimo riconoscimento della Pallade Veliterna è stato infine assegnato a Ermanno Teodori.
Un Festival che prova a consegnare la memoria al futuro
Al termine delle due giornate resta soprattutto un’impressione: quella di una manifestazione che, pur muovendosi tra ambiti differenti, ha trovato un filo conduttore molto preciso. Quel filo è la memoria.
La memoria della Velletri agricola, delle vigne e di chi tornava dai campi con le scarpe sporche di fango. La memoria dei personaggi che hanno contribuito alla crescita culturale e civile della città. La memoria custodita negli archivi, nei giornali, nelle fotografie e nelle collezioni private. La memoria di chi non c’è più, come Romina Trenta e Marcello Mammucari, ma continua a essere presente attraverso ciò che ha lasciato.
E insieme alla memoria, la necessità di non trasformare le tradizioni in qualcosa di statico.
Le parole pronunciate durante il Festival hanno insistito più volte su questo punto: tramandare non significa semplicemente conservare. Significa spiegare ai più giovani perché certe tradizioni sono nate, da dove vengono e quale pezzo di identità custodiscono.
Vale per la Stera. Vale per la Pasquella. Vale per il vino. Vale per l’arte. Vale per i giornali e per chi ha raccontato Velletri negli anni.
Perché una comunità conserva davvero le proprie radici soltanto quando riesce a trasformarle in futuro.
Ed è forse questo il messaggio più forte lasciato dalla tredicesima edizione del Velletri Wine Festival “Nicola Ferri”: dietro ogni premio, ogni opera e ogni calice c’è una storia. E una città resta viva finché continua ad avere qualcuno disposto a raccontarla.
Domenica 4 ottobre, alle 17, nella stessa sala dove nel 1875 è nel 1892 vennero proclamati cittadini onorari di Velletri Giuseppe e Menotti Garibaldi e nel 1982 Eduardo De Filippo, si svolgerà la cerimonia di chiusura della XIII edizione del Velletri Wine Festival Nicola Ferri. Vista la concomitanza con la festa di San Francesco la cerimonia sarà preceduta da una conversazione sulla presenza francescana in città.
