Venerdì 2 ottobre, presso il Tribunale di Velletri, si apre il processo per falsa testimonianza a carico di una teste della difesa nel caso di Lavinia Montebove. In aula saranno ascoltati tre testimoni dell’accusa
A distanza di oltre 8 anni da quel drammatico 7 agosto 2018, il caso di Lavinia Montebove torna ancora una volta nelle aule del Tribunale di Velletri.
Venerdì 2 ottobre prenderà infatti il via un procedimento distinto per falsa testimonianza a carico di una donna che, nel processo principale, era stata ascoltata come teste della difesa della maestra coinvolta nella vicenda della bambina investita nel parcheggio dell’asilo e rimasta gravemente ferita.
Lavinia, che all’epoca aveva appena 16 mesi, si trova ancora oggi in stato vegetativo a causa delle gravissime conseguenze riportate nel terribile incidente. Una storia che negli anni ha profondamente colpito Velletri e l’intera opinione pubblica nazionale, diventando uno dei casi giudiziari più dolorosi e seguiti legati alla sicurezza dei bambini nelle strutture educative.
L’accusa di falsa testimonianza
Al centro del nuovo procedimento c’è la deposizione resa in aula da una donna, mamma di un bambino che frequentava la struttura e amica della maestra.
Secondo l’impostazione accusatoria, la teste avrebbe fornito durante il processo una versione non coincidente con quanto da lei stessa dichiarato alla Polizia nell’immediatezza dell’incidente.
La contestazione ruota quindi attorno a presunte dichiarazioni contrastanti rese in due momenti differenti: da una parte quanto riferito agli investigatori subito dopo i fatti del 2018, dall’altra la successiva testimonianza davanti al giudice.
Secondo l’accusa, la versione resa in aula avrebbe finito per sostenere la ricostruzione difensiva della maestra, accusata nel procedimento principale di aver lasciato senza la dovuta sorveglianza i bambini presenti nella struttura.
Sarà naturalmente il processo a stabilire se vi sia stata effettivamente una falsa testimonianza e se la condotta contestata abbia rilevanza penale. Per l’imputata vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Venerdì l’ascolto di tre testimoni dell’accusa
La prima fase del dibattimento sarà dedicata soprattutto alla ricostruzione degli elementi sui quali si fonda l’accusa.
Nell’udienza prevista per venerdì 2 ottobre saranno infatti ascoltati tre testimoni citati dal Pubblico Ministero. Le loro deposizioni saranno chiamate a chiarire i passaggi ritenuti rilevanti nel fascicolo e, in particolare, a consentire alla Procura di approfondire le circostanze nelle quali furono rese le diverse dichiarazioni oggi poste a confronto.
Il dibattimento dovrà quindi ricostruire non soltanto ciò che la donna riferì nel corso del processo, ma anche quanto aveva dichiarato nelle ore immediatamente successive all’incidente e verificare se tra le due versioni vi siano divergenze tali da integrare l’ipotesi di falsa testimonianza.
Un procedimento autonomo rispetto a quello già celebrato sulla tragedia della piccola Lavinia, ma inevitabilmente legato agli stessi fatti e alla ricostruzione di quanto avvenne quella mattina.
Era il 7 agosto 2018 quando Lavinia Montebove, una bambina di appena 16 mesi, venne investita da un’automobile nel parcheggio dell’asilo che frequentava a Velletri.
L’impatto le provocò conseguenze devastanti. Da allora la piccola vive in stato vegetativo e la sua vicenda ha accompagnato per anni la battaglia dei genitori per ottenere giustizia e ricostruire tutte le responsabilità di quella giornata.
Nel procedimento giudiziaria vennero chiamate a rispondere sia la maestra sia la donna alla guida dell’automobile che investì Lavinia.
Quel lungo iter giudiziario si è ormai concluso definitivamente, con la Corte di Cassazione che ha confermato la condanna a 2 anni e 6 mesi nei confronti della maestra e quella a un anno per l’automobilista che investì la bambina.
La decisione della Suprema Corte ha chiuso il filone principale della vicenda sotto il profilo penale, rendendo definitive le responsabilità accertate nei precedenti gradi di giudizio.
L’apertura del processo per falsa testimonianza dimostra però come, sul piano giudiziario, esistano ancora alcuni sviluppi direttamente collegati a quella vicenda.
Si tratta di un procedimento diverso e autonomo, che non modifica le sentenze ormai definitive pronunciate nel processo principale, ma che nasce proprio da quanto avvenuto nel corso delle udienze dedicate all’incidente.
L’attenzione sarà quindi concentrata sul comportamento della teste e sulla genuinità delle dichiarazioni rese davanti al giudice.
Il punto sul quale dovrà pronunciarsi il Tribunale è delicato: stabilire se le difformità contestate dall’accusa siano effettivamente riconducibili a una dichiarazione consapevolmente non veritiera oppure se possano essere spiegate diversamente.
Una vicenda che continua ad avere un’eco nazionale
A confermare quanto il caso di Lavinia continui ad avere una dimensione ben più ampia di quella locale è anche l’attenzione riservata al nuovo procedimento dalle agenzie di stampa nazionali.
Alla vigilia dell’udienza anche l’ANSA ha infatti rilanciato la notizia dell’apertura del processo per falsa testimonianza.
Non è difficile comprenderne il motivo.
La storia di Lavinia, per la sua drammaticità, ha superato i confini di Velletri. Negli anni la vicenda ha acceso il dibattito sulle responsabilità nella custodia dei bambini, sulla sicurezza all’interno e all’esterno delle strutture educative e sulle conseguenze irreversibili che possono derivare da pochi istanti.
Dietro ogni passaggio giudiziario, tuttavia, resta soprattutto la storia di una bambina e della sua famiglia.
Ancora una volta sarà il Tribunale di Velletri a tornare su una vicenda che ha segnato profondamente la città e che, a distanza di anni, continua a richiamare attenzione anche a livello sovracomunale.