Velletri, il Comitato Protezione Boschi sul Monte Artemisio candidato al Piano Nazionale di Restauro Forestale: “Va salvato dai tagli boschivi intensivi”

Un dibattito destinato a proseguire nei prossimi mesi e che coinvolge uno dei luoghi più rappresentativi del Parco Regionale dei Castelli Romani, da sempre considerato un autentico scrigno di biodiversità e uno dei simboli ambientali più importanti dell’intero territorio dei Castelli Romani

Il Monte Artemisio, uno dei polmoni verdi più preziosi dei Castelli Romani, potrebbe diventare uno dei simboli italiani della nuova politica europea per il recupero degli habitat naturali degradati. È quanto chiedono il Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani e Italia Nostra Castelli Romani, che hanno annunciato di aver presentato al Ministero dell’Ambiente la candidatura ufficiale del Monte Artemisio per l’inserimento nel Piano Nazionale di Restauro Forestale previsto dalla nuova normativa europea “Nature Restoration Law”.

L’obiettivo dichiarato è quello di fermare quello che le associazioni definiscono uno sfruttamento eccessivo del patrimonio boschivo e avviare un percorso di tutela e rinaturalizzazione dell’area, considerata uno dei luoghi naturalisticamente più importanti dell’intero territorio dei Colli Albani.

“Se una specie è protetta dalla legge, il suo habitat non può essere raso al suolo per la legna”, affermano in una nota congiunta il Comitato Protezione Boschi dei Colli Albani e la sezione Castelli Romani di Italia Nostra, che da tempo denunciano le conseguenze dei tagli boschivi effettuati nell’area.

Una candidatura supportata da esperti forestali

Secondo quanto spiegato dalle associazioni, la proposta presentata al Ministero non rappresenta un semplice atto simbolico, ma sarebbe il risultato di un lavoro tecnico e scientifico sviluppato con il supporto degli esperti della SIRF, la Società Italiana di Restauro Forestale.

L’iniziativa si inserisce nel quadro della Nature Restoration Law, la normativa europea che prevede il recupero di almeno il 30% degli habitat degradati presenti nei Paesi membri dell’Unione Europea.

Per i promotori della candidatura, il Monte Artemisio possiede tutte le caratteristiche necessarie per rientrare tra le aree prioritarie da sottoporre a interventi di recupero ambientale.

“Un terzo della montagna già interessato dai tagli”

Nel documento diffuso dalle associazioni si evidenzia come il Monte Artemisio, nonostante sia inserito nella rete europea Natura 2000 e classificato come Zona Speciale di Conservazione e Sito di Interesse Comunitario (ZSC/SIC IT6030017), continui a essere interessato da interventi di taglio boschivo destinati alla produzione di legna.

Secondo i dati riportati dal Comitato e da Italia Nostra, sarebbero già circa 500 gli ettari di bosco venduti al taglio, pari a circa un terzo dell’intera superficie forestale della montagna.

Una situazione che, a loro giudizio, starebbe modificando profondamente l’ecosistema locale, trasformando aree boschive mature in zone più esposte al sole e prive di elementi fondamentali per la biodiversità, come il legno morto, considerato essenziale per numerose specie animali e vegetali.

Le specie che rischiano di perdere il loro habitat

Tra le specie indicate dalle associazioni come maggiormente interessate dalle trasformazioni dell’habitat figurano il lupo appenninico, simbolo della fauna selvatica dell’Appennino centrale, il Cerambice delle querce (Cerambyx cerdo), coleottero protetto a livello europeo che vive nei vecchi alberi e nel legno in decomposizione, la Falena dell’edera (Euplagia quadripunctaria), specie che necessita di ambienti freschi e ombreggiati, il Cervone (Elaphe quatuorlineata), il più grande serpente italiano, e diversi anfibi rari, tra cui la Salamandrina dagli occhiali.

Secondo il Comitato e Italia Nostra, la conservazione di queste specie non può limitarsi alla sola tutela degli esemplari, ma deve necessariamente comprendere la protezione degli ambienti naturali nei quali vivono e si riproducono.

L’appello alle istituzioni

Le associazioni promotrici della candidatura chiedono ora alle istituzioni locali, regionali e nazionali di sostenere il progetto e di valutare favorevolmente l’inserimento del Monte Artemisio nel Piano Nazionale di Restauro Forestale.

“La scelta che abbiamo davanti – sostengono – è decidere se il Monte Artemisio debba continuare a essere sfruttato economicamente attraverso la filiera del legno oppure essere realmente protetto come patrimonio naturalistico di valore europeo”.

Un dibattito destinato a proseguire nei prossimi mesi e che coinvolge uno dei luoghi più rappresentativi del Parco Regionale dei Castelli Romani, da sempre considerato un autentico scrigno di biodiversità e uno dei simboli ambientali più importanti dell’intero territorio dei Castelli Romani.

Fonte: www.castellinotizie.itCastelli Romani

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