Velletri, la resa dei conti è vicina: si torna in Consiglio comunale, ore decisive per l’Amministrazione Cascella

Velletri, Consiglio comunale del 29 ottobre decisivo per la crisi Cascella. Dopo le dimissioni degli assessori FdI, restano aperte le ipotesi di rimpasto e di azzeramento. Non remota la possibilità che cada la Giunta e arrivi un Commissario

Si potrebbero scomodare proverbi, luoghi comuni e frasi fatte a volontà per raccontare quello che sta accadendo a Velletri, in ambito politico. «Tanto tuonò che piovve», verrebbe da dire, pensando alle tensioni accumulate negli ultimi mesi. Oppure «non è finita finché non è finita», per quanti continuano a sperare in un accordo dell’ultimo momento. E ancora «salvare il salvabile», «nodi che vengono al pettine», «acqua alla gola», «ultima spiaggia». C’è persino chi potrebbe ricordare che «finché c’è vita c’è speranza», mentre altri sembrano ormai convinti che il…“dado sia tratto”.

Di certo, tra tutti questi modi di dire, ce n’è uno che fotografa bene il momento: “il tempo stringe”. E la politica di Velletri, dopo mesi trascorsi tra trattative, richieste, incontri, accordi apparentemente raggiunti e successive frenate, è arrivata a un passaggio che difficilmente potrà essere affrontato con l’ennesimo rinvio.

Giovedì 29 ottobre, alle ore 8.30, è convocato il Consiglio comunale di Velletri, in prima convocazione. Una seduta destinata ad assumere un significato politico ben più ampio dei pur importanti argomenti inseriti nell’ordine del giorno. Una certezza c’è: questa volta, a differenza di quanto accaduto il 12 ottobre, all’indomani di una tribolata Festa dell’Uva e dei Vini, non si potrà far finta di niente.

Sul tavolo, infatti, non ci saranno soltanto interrogazioni, mozioni e provvedimenti finanziari. Ci sarà, inevitabilmente, anche la tenuta della maggioranza che sostiene il sindaco Ascanio Cascella, attraversata da una crisi che potrebbe arrivare a una ricomposizione, oppure aggravarsi fino a porre fine all’esperienza amministrativa iniziata nel 2023.

Le dimissioni di Fratelli d’Italia non sono più soltanto un annuncio

A rendere ancora più delicato l’appuntamento è quanto accaduto martedì 27 ottobre, quando Chiara Ercoli, Luca Quattrocchi e Cristian Simonetti, i tre assessori espressione di Fratelli d’Italia, hanno formalizzato e protocollato le proprie dimissioni. Un passaggio che cambia concretamente il quadro rispetto ai giorni precedenti.

Dapprima era arrivata la lettera consegnata al Primo cittadino, poi il comunicato ufficiale del partito, con l’annuncio della volontà di lasciare la Giunta e garantire un sostegno esterno all’Amministrazione, subordinato al merito dei singoli provvedimenti e alla condivisione programmatica.

Ora, con la formalizzazione delle dimissioni, il principale partito della maggioranza ha dimostrato di voler dare seguito a quanto annunciato, esprimendo nella maniera più forte il proprio disappunto per l’andamento del confronto politico e per la mancata definizione del nuovo assetto amministrativo.

Una scelta che Fratelli d’Italia ha presentato come un atto di responsabilità, finalizzato a favorire un cambio di passo e a recuperare un metodo di governo maggiormente collegiale, rispettoso del peso e della rappresentanza delle diverse forze politiche.

Non una dichiarazione di rottura definitiva con gli alleati, ma un segnale politico che sarebbe difficile sottovalutare. La formalizzazione delle dimissioni, ora ufficializzate, rende però sempre più esile il filo in cui si sta barcollando e sempre più sparuti i granelli della clessidra del tempo.

Una Giunta ridotta a due assessori, dopo un anno e mezzo di tensioni

La situazione è maturata attraverso un percorso tutt’altro che improvviso. Già nel luglio del 2025 erano arrivate le dimissioni dell’assessore Fausto Servadio, senza che quel posto venisse successivamente coperto.

Nel frattempo, Difendere Velletri, movimento civico che rappresenta uno dei pilastri della coalizione, aveva più volte sollecitato una revisione degli equilibri amministrativi e un cambio di passo deciso, sintetizzate nelle parole dello scorso maggio, quando mise nero nero su bianco che “la pazienza è finita”. Tra le richieste, maturate già diversi mesi fa, figurava anche la sostituzione dell’assessora Monia Bastianelli, alla quale il sindaco ha revocato l’incarico a metà ottobre, pochi giorni fa.

Anche Forza Italia e Patto Popolare avevano da tempo manifestato insoddisfazione per l’andamento dell’esperienza amministrativa, chiedendo un chiarimento politico e un maggiore coinvolgimento nella gestione della città, tra conferenze stampa e comunicati al vetriolo.

Le dimissioni dei tre rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno ulteriormente modificato la situazione.

Della squadra assessoriale rimangono attualmente in carica soltanto Ilaria Neri, espressione della Lega, e Paolo Felci, riferimento di Difendere Velletri.

Un assetto estremamente ridotto, che concentra inevitabilmente nuove responsabilità sul sindaco Cascella e rende particolarmente urgente una definizione del rimpasto. Il tutto mentre all’orizzonte si avvicina la scadenza naturale della consiliatura, prevista per la primavera del 2028, tra circa un anno e mezzo.

Un periodo che, nelle intenzioni della coalizione uscita vincitrice dalle urne nel 2023, dovrebbe essere dedicato soprattutto al completamento degli impegni amministrativi. E a qualche taglio del nastro non da poco, come quello sui lavori legati ai finanziamenti del PNRR. Nastro che rischia di restare arrotolato per una crisi politica sempre più difficile da ricomporre.

Il rimpasto che sembrava fatto: Ladaga vicesindaco e Martina Petrella in Giunta?

Eppure, soltanto poche settimane fa, la matassa sembrava essersi finalmente dipanata. Le trattative tra i partiti avevano fatto emergere un possibile accordo capace di ridefinire diversi tasselli della Giunta e del Consiglio comunale.

Tra le ipotesi ancora sul tavolo figurerebbe l’ingresso nell’esecutivo di Martina Petrella, attuale consigliera comunale di Difendere Velletri, che prenderebbe il posto lasciato libero da Monia Bastianelli.

L’altro passaggio, politicamente ancora più significativo, riguarderebbe Salvatore Ladaga, attuale presidente del Consiglio comunale, che potrebbe lasciare la guida dell’assemblea per entrare nella Giunta Cascella, in rappresentanza dell’area di Forza Italia e Patto Popolare.

Secondo le indiscrezioni circolate negli ambienti politici, per Ladaga si profilerebbe addirittura la carica di vicesindaco, accompagnata dall’attribuzione di deleghe di particolare rilievo.

Un’operazione che comporterebbe ulteriori cambiamenti: il posto lasciato da Ladaga in Consiglio comunale potrebbe essere occupato da Gian Luca Trivelloni, mentre per la presidenza dell’assemblea circolano da tempo i nomi di Maria Paola De Marchis (ex Italia Viva, oggi Partito Liberaldemoratico) e Dario Di Luzio (capogruppo FdI, ruolo che verrebbe ricoperto da Andrea Bizzarri).

Si tratta, naturalmente, di scenari ancora da concretizzare, sui quali non risultano decisioni definitive.

Tra le frizioni figura proprio l’eventuale ingresso di Forza Italia nell’esecutivo e al peso politico da attribuire a Ladaga, sul quale si registrerebbero resistenze da parte di alcune componenti della maggioranza.

Una questione che si intreccia con il ruolo finora ricoperto da Chiara Ercoli, vicesindaca uscente, alla quale Fratelli d’Italia si è resa disponibile a chiedere un ulteriore sacrificio politico per favorire un’intesa complessiva (dopo aver rinunciato già alla candidatura a sindaco nel 2023).

Un passaggio che, nelle valutazioni interne al partito, non cancellerebbe il riconoscimento e la stima per il lavoro svolto dalla Ercoli durante la sua esperienza amministrativa, ma rappresenterebbe un contributo alla ricerca di un equilibrio più ampio.

Il problema, però, è che quello che sulla carta appariva come un accordo possibile non si è ancora tradotto in decisioni concrete.

E la mancata attuazione del rimpasto continua a rappresentare uno dei nodi principali della crisi.

In questo quadro, una posizione distinta è quella della Lega, che attraverso i suoi rappresentanti ha ribadito la volontà di continuare a sostenere l’Amministrazione Cascella, prendendo le distanze dalle ricostruzioni che la vedrebbero coinvolta nelle frizioni interne alla coalizione. Il vicecoordinatore regionale Tony Bruognolo, respingendo le ricostruzioni su presunte ingerenze, ha confermato la sua piena fiducia nel Primo cittadino e annunciato che sarà il capogruppo Faliero Comandini a rappresentare il partito al tavolo politico cittadino. Una posizione che conferma la volontà del Carroccio, presente in Giunta con l’assessora Ilaria Neri, di proseguire il percorso amministrativo, richiamando tutte le forze della coalizione al senso di responsabilità. Tra le forze politiche coinvolte, la Lega è quella che avrebbe proseguito così l’esperienza amministrativa, ed è pertanto la meno entusiasta di un rimpasto che coinvolga figure indigeste.

Lamberto Trivelloni (Patto Popolare): «Un triste epitaffio di un progetto politico»

A rendere ancora più esplicito il malessere che attraversa una parte della coalizione sono arrivate, nelle ultime ore, anche le parole di Lamberto Trivelloni, fondatore di Patto Popolare Velletri, vicino a Salvatore Ladaga e fratello di Gian Luca Trivelloni.

Trivelloni ha affidato a una lunga riflessione pubblica una lettura particolarmente severa della situazione, ricorrendo a sua volta a una metafora letteraria.

«Una sorta di “Gioco delle parti” di cui nemmeno Pirandello sarebbe orgoglioso, visto che la sua era una straordinaria opera letteraria e questo solo un triste epitaffio di un progetto politico che si sta spegnendo poco alla volta. Giorno dopo giorno. Furbata dopo furbata».

Parole dure, alle quali segue la rivendicazione di quanto Forza Italia e Patto Popolare avevano già sostenuto nel maggio del 2025, quando chiesero di verificare lo stato di salute della maggioranza e individuare una soluzione capace di rilanciare l’azione amministrativa.

«Fummo fatti apparire come delle Cassandre, ma poi il tempo è galantuomo ed eccoci qui», osserva Trivelloni, criticando quelli che considera comportamenti poco trasparenti e tentativi di affrontare problemi politici attraverso tatticismi e personalismi.

Il fondatore di Patto Popolare non nasconde le difficoltà di una possibile ricomposizione. «Cosa accadrà ora e come porvi un rimedio? Difficile a dirlo e ancora di più a farlo. Si sarebbe dovuto fare subito e meglio».

Poi il passaggio più significativo: «Adesso l’azzeramento degli incarichi ricoperti non è più una scelta ma l’unica opzione disponibile per tentare davvero la ricostruzione di un quadro politico ormai lacerato e non più funzionante. A cui fanno da contraltare soltanto le dimissioni del primo cittadino ed un rompete le righe generale».

Una presa di posizione netta, che individua nella ridefinizione complessiva degli incarichi la strada per tentare di ricostruire il rapporto tra i partiti, indicando nell’interruzione anticipata della consiliatura l’alternativa politica.

Trivelloni, tuttavia, non mette in discussione indistintamente le persone che compongono la coalizione, ma il metodo adottato per governarla.

«Un quadro in cui ovviamente vi sono sicuramente delle persone perbene e valide ma che non si ritrovano più con la formula giusta. Una sorta di squadra con molti fuoriclasse con un gioco non adatto alle loro qualità».

E conclude questa riflessione con una considerazione che appare particolarmente significativa nel momento attuale: «Va cambiato il gioco e non per forza i giocatori e vanno stabilite delle regole che siano utili e uguali per tutti».

Nella sua nota, Patto Popolare richiama inoltre le difficoltà quotidiane dei cittadini, citando tra gli esempi le criticità della viabilità e l’ammontare delle contravvenzioni elevate a settembre, che secondo quanto sostenuto dal movimento avrebbe sfiorato i 150mila euro.

Il Consiglio del 29 ottobre: bilanci, equilibri finanziari e interrogativi politici

È in questo clima che si arriverà alla seduta consiliare di giovedì 29 ottobre, convocata alle 8.30 in prima convocazione, con eventuale seconda convocazione fissata per venerdì 30 ottobre alle ore 9, nella sala consiliare del Palazzo comunale.

L’ordine del giorno, sottoscritto dal presidente Salvatore Ladaga, prevede una serie di interrogazioni su questioni cittadine, dai rapporti con Acea alla pulizia delle strade, dalla situazione degli istituti scolastici alle politiche agroalimentari.

Ma i passaggi amministrativi più rilevanti sono soprattutto quelli di natura finanziaria.

Tra gli argomenti in discussione figurano infatti l’approvazione del bilancio consolidato dell’esercizio 2025, la convenzione quinquennale per il servizio di tesoreria comunale e il secondo assestamento generale di bilancio con salvaguardia degli equilibri per l’esercizio 2026, oltre a una serie di mozioni riguardanti servizi, strutture e questioni di interesse cittadino.

Provvedimenti che richiedono attenzione già sul piano amministrativo, ma che in un contesto come quello attuale assumono inevitabilmente anche un significato politico.

Non è soltanto una questione di numeri, del resto. La seduta potrà offrire indicazioni importanti sulla disponibilità delle diverse componenti della coalizione a sostenere l’Amministrazione e sulla possibilità di ritrovare una linea comune.

Non è detto che l’intera crisi debba necessariamente risolversi in Consiglio comunale, né il mancato accordo su un singolo punto comporterebbe automaticamente la fine dell’Amministrazione. Ma l’appuntamento arriva in un momento nel quale ogni scelta, ogni presenza e ogni voto potranno essere letti anche alla luce degli equilibri politici.

Ora o mai più? Il bivio della maggioranza Cascella

Tra le forze della coalizione e negli ambienti politici cittadini si rincorrono valutazioni differenti. C’è chi continua a ritenere possibile una ricomposizione, attraverso il completamento del rimpasto e una rinnovata condivisione delle scelte amministrative. E c’è chi guarda con crescente pessimismo alla possibilità di recuperare rapporti che appaiono ormai profondamente deteriorati. E chiede, nel caso di ulteriore stasi, di lasciare che la “parola” torni ai cittadini.

In mezzo c’è il sindaco Ascanio Cascella, chiamato a individuare una sintesi tra posizioni che, nel corso degli ultimi mesi, hanno mostrato più volte di essere distanti.

Da una parte la possibilità di rimettere insieme i cocci, ridefinendo incarichi, deleghe e metodo di governo, per tentare di accompagnare la coalizione verso la conclusione naturale della consiliatura.

Dall’altra il rischio di una rottura definitiva, con conseguenze che potrebbero arrivare, attraverso i passaggi previsti dalla legge, alla conclusione anticipata dell’esperienza amministrativa, allo scioglimento del Consiglio comunale e alla gestione commissariale fino alle successive elezioni.

Due scenari molto diversi, che rendono particolarmente delicati i confronti di queste ore.

Al di là delle singole rivendicazioni, sembra ormai evidente che la questione non riguardi soltanto l’attribuzione di una delega o la sostituzione di un assessore. Il nodo è più ampio e investe il metodo di governo, il rapporto tra il sindaco e i partiti, la collegialità delle decisioni e la capacità di dare seguito agli accordi politici.

Con una considerazione che non dovrebbe passare in secondo piano: la città non può restare indefinitamente in attesa che la maggioranza trovi un equilibrio al proprio interno.

Velletri ha bisogno di un’Amministrazione che possa concentrarsi sulle questioni quotidiane, sulla programmazione, sui servizi e sugli impegni assunti davanti agli elettori.

E proprio per questo il Consiglio comunale di giovedì rappresenta un appuntamento che va ben oltre i punti iscritti all’ordine del giorno.

Si potrebbe concludere tornando ai proverbi da cui siamo partiti. «Chi vivrà vedrà», verrebbe da dire. Ma forse, dopo tanti mesi, la politica veliterna non può più permettersi di affidare al tempo ciò che richiede decisioni.

La possibilità di una ricomposizione resta aperta. Ma il tempo degli attendismi sembra ormai agli sgoccioli. E quello delle scelte è arrivato. “Ora o mai più”.

Fonte: www.castellinotizie.it — Castelli Romani

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