I 17 Comuni dei Castelli Romani uniscono le forze per candidare il territorio a Capitale Italiana della Cultura 2029. Un progetto condiviso che punta su storia, ambiente, ricerca, innovazione e sviluppo sostenibile
Per la prima volta nella loro storia, i 17 Comuni dei Castelli Romani fanno squadra per un obiettivo comune di portata nazionale: la candidatura del territorio a Capitale Italiana della Cultura 2029.
La decisione è stata assunta all’unanimità nel corso dell’Assemblea dei Sindaci del Consorzio Sistema Castelli Romani, riunitasi lo scorso 30 luglio, che ha deliberato di avviare ufficialmente il percorso per la presentazione del dossier di candidatura.
I 17 Comuni sono: Albano Laziale, Ariccia, Castel Gandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano di Roma, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca Priora, Rocca di Papa, Velletri.
Si tratta di una scelta destinata a segnare una pagina importante nella storia del territorio. Sebbene i Castelli Romani rappresentino da sempre una realtà unitaria sotto il profilo storico, culturale e ambientale, è la prima volta che tutti i Comuni si presentano insieme per concorrere a un riconoscimento di tale prestigio. Di recente, il titolo di Città Italiana del Vino 2025 aveva convolto solo alcuni dei Comuni castellani.
A sostenere la candidatura ci sarà anche la Città Metropolitana di Roma Capitale, che ha aderito all’iniziativa, rafforzando ulteriormente un progetto che punta a valorizzare l’identità e le eccellenze dell’intero comprensorio.
Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente del Consorzio, Giuseppe De Righi, e dal direttore del Consorzio Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani, Giacomo Tortorici, che ha raccontato l’emozione del momento attraverso una riflessione affidata ai social.
«Oggi pomeriggio l’Assemblea dei Sindaci del Consorzio Sistema Castelli Romani ha deliberato all’unanimità di presentare il dossier di candidatura dei Castelli Romani a Capitale Italiana della Cultura 2029», ha scritto Tortorici, sottolineando come l’approvazione rappresenti «un momento storico per il territorio».
Il direttore del Consorzio ricorda come, pur costituendo insieme quella che sarebbe l’ottava città d’Italia per popolazione, collocandosi tra Bologna e Firenze, e pur essendo un territorio chiaramente identificabile grazie all’antico vulcano laziale, al Parco Regionale e allo stesso Consorzio, nato quasi trent’anni fa, i Castelli Romani non si fossero mai presentati uniti davanti al Paese per una sfida di questo livello.
Una candidatura che affonda le proprie radici in una storia millenaria.
Una candidatura costruita insieme
Il percorso sarà coordinato dal Sistema Castelli Romani, dalla Fondazione Cultura Castelli Romani e dalla DMO Castelli Romani, attraverso un ampio partenariato che coinvolge istituzioni, mondo della ricerca, imprese e associazioni.
Sul fronte istituzionale hanno già aderito, oltre ai 17 Comuni, la Città Metropolitana di Roma Capitale, il Parco Regionale dei Castelli Romani, il Parco Archeologico dell’Appia Antica, la Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini e i Vescovati del territorio.
Di altissimo livello anche il partenariato scientifico, che comprende i Musei Vaticani, il Museo delle Navi di Nemi, Frascati Scienza, il CNR, INFN, ENEA, INGV, ESA ESRIN, INAF, l’Università di Tor Vergata, fondazioni territoriali e la Fondazione Ecosistemi.
A questi si affiancano le banche del territorio, la CNA e numerose associazioni di categoria, chiamate a sostenere il percorso anche sotto il profilo economico e progettuale.
Tremila anni di storia che guardano al futuro
Il progetto individua tre grandi assi strategici sui quali costruire il dossier.
Il primo è rappresentato dalle origini, con il patrimonio di miti, storia e leggende che precedono perfino la nascita di Roma e che fanno dei Castelli Romani uno dei luoghi simbolo della civiltà mediterranea.
Il secondo riguarda il paesaggio, l’ambiente, l’enogastronomia e la cultura del territorio, elementi che identificano da sempre il comprensorio grazie ai suoi laghi vulcanici, ai boschi, ai vigneti, alle produzioni tipiche e ai borghi storici.
Il terzo guarda invece al futuro, puntando su scienza, ricerca, innovazione e nuove tecnologie, valorizzando le eccellenze internazionali presenti sul territorio, dal polo spaziale dell’ESA ESRIN ai grandi enti di ricerca di Frascati.
L’obiettivo è raccontare un territorio capace di coniugare tradizione e innovazione, trasformando la propria storia millenaria in una leva di sviluppo culturale, economico e sociale.
I prossimi passi
Da ora inizierà infatti un intenso lavoro per costruire il dossier di candidatura, trasformando idee in progetti concreti e coinvolgendo istituzioni, associazioni, operatori culturali, cittadini e realtà economiche del territorio.
«Mi sono convinto che, a prescindere dal risultato finale, questo è un tentativo che va fatto», ha scritto, evidenziando come il valore dell’iniziativa vada oltre l’eventuale assegnazione del titolo.
«Da domani ci sarà da lavorare tantissimo. Ci saranno un dossier da costruire, idee da trasformare in progetti, energie da mettere insieme. E ci saranno anche critiche, inevitabili e persino utili, se fatte con lo stesso amore che oggi ha unito tutti».
La speranza è naturalmente quella di vedere, nel 2029, i Castelli Romani insigniti del prestigioso riconoscimento nazionale. Ma, come sottolineato dallo stesso direttore del Consorzio, il primo risultato è già stato raggiunto: aver costruito una visione condivisa tra tutti i Comuni.
«Se poi nel 2029 saremo Capitale Italiana della Cultura sarà meraviglioso. Se non dovesse accadere, nessuno potrà toglierci il valore di averci creduto insieme. Questo potrebbe essere comunque il primo capitolo di una storia da raccontare».
Una candidatura che, al di là dell’esito finale, rappresenta già oggi un’opportunità per rafforzare l’identità dei Castelli Romani, mettere in rete le loro eccellenze e promuovere un territorio unico, capace di raccontare tremila anni di storia guardando con fiducia al futuro.
