Il crepuscolo del commercio italiano tra e-commerce, grande distribuzione e piccoli negozi Mentre il commercio digitale genera 178 miliardi di vendite e un valore complessivo di 993 miliardi, i negozi di vicinato perdono 86.000 unità in dieci anni e la grande distribuzione organizzatasi in affanno. La filosofia di Hegel ci aiuta a leggere questa transizione […]
Il crepuscolo del commercio italiano tra e-commerce, grande distribuzione e piccoli negozi
Mentre il commercio digitale genera 178 miliardi di vendite e un valore complessivo di 993 miliardi, i negozi di vicinato perdono 86.000 unità in dieci anni e la grande distribuzione organizzatasi in affanno. La filosofia di Hegel ci aiuta a leggere questa transizione non come una catastrofe, ma come il tramonto di un’epoca e l’alba di un’altra.
C’è un’immagine, nella filosofia di Hegel, che sembra scolpita per i tempi che stiamo vivendo: «La nottola di Minerva inizia il suo volo sul far del crepuscolo». La filosofia, scriveva Hegel nei Lineamenti di filosofia del diritto, arriva sempre troppo tardi per prescrivere come il mondo dovrebbe essere; il suo compito è comprendere la realtà quando questa ha già compiuto il suo processo di formazione ed è «bell’e fatta». Oggi, osservando i dati del commercio italiano, quella nottola potrebbe spiccare il volo proprio mentre il sole tramonta su un intero ecosistema distributivo. Non per decretarne la fine, ma per coglierne il senso.
Il rapporto Digital Value Chain Impact realizzato da Netcomm in collaborazione con Nomisma, presentato nel 2025, dipinge un quadro imponente del commercio digitale in Italia: le vendite e-commerce hanno raggiunto i 178 miliardi di euro, di cui 105 miliardi nel segmento B2B e B2G e 73 nel B2C. Ma il dato più sorprendente è il valore complessivo generato dall’intera filiera: 993 miliardi di euro, somma di 293 miliardi di valore aggiunto – pari al 13% del PIL italiano – e 700 miliardi di consumi intermedi. Ogni euro speso online, spiega il report, genera 5,6 euro di valore nel sistema produttivo, e la filiera coinvolge 2,2 milioni di occupati, circa il 9% dei lavoratori italiani, con un gettito fiscale di 69 miliardi.
L’e-commerce non è più un canale marginale: il tasso di penetrazione nel B2C supera il 13% del totale dei consumi, e il 62% degli italiani è ormai un e-shopper. L’87% del campione ha acquistato online negli ultimi 12 mesi, spinto soprattutto dai prezzi più bassi (52%) e dalla comodità (42%). I marketplace generalisti sono i più frequentati, scelti dall’83% dei rispondenti. E l’intelligenza artificiale sta già entrando nelle decisioni d’acquisto: il 71% di chi la usa nel privato se n’è servito per orientare le proprie scelte. Il futuro, secondo la ricerca, sarà «un’esperienza sempre più guidata dagli algoritmi»: il 53% prevede che entro il 2030 aumenterà l’uso dell’AI per gli acquisti online.
Di fronte a questi numeri, il piccolo commercio di prossimità appare come un mondo che si spegne. I dati raccolti da Nomisma e citati da molteplici fonti sono inequivocabili: tra il 2015 e il 2025 sono scomparsi oltre 86.000 negozi di vicinato in Italia, con un saldo negativo che supera le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. Solo nel 2025 hanno chiuso circa 17.000 esercizi commerciali, pari a 46 al giorno, quasi due ogni ora. Complessivamente, l’Italia ha registrato un calo dell’11,2% dei negozi di vicinato in dieci anni. Un «segnale evidente di centri urbani che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento», commenta Francesco Capobianco, capo dell’area Public Policy di Nomisma. La contrazione colpisce soprattutto il Centro-Nord – Ancona (-21,3%), Pesaro-Urbino (-20%), Mantova (-19,9%) – mentre il Mezzogiorno mostra una migliore tenuta, con 11 province in crescita. I settori più colpiti sono cultura e svago (-28%) e tessile e abbigliamento (-21,4%).
Eppure, se la nottola hegeliana vola al crepuscolo, forse il crepuscolo non è solo quello del piccolo commercio. La grande distribuzione organizzata – che per decenni aveva rappresentato il modello vincente della modernità commerciale – mostra segni di affanno che meritano attenzione. Il gruppo Realco, storica cooperativa della distribuzione, ha chiuso 14 negozi con 450 lavoratori in cassa integrazione e ha depositato istanza di concordato preventivo. Il gruppo Manzini & Co. ha chiuso cinque punti vendita Pam tra Reggio Emilia e Bologna. Nel 2019 Auchan ha lasciato l’Italia vendendo a Conad; nel 2024 Carrefour ha ceduto i suoi mille punti vendita a NewPrinces al prezzo simbolico di 1 euro, aggiungendo 237 milioni per la continuità operativa. Il presidente dell’Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, ha proposto di ridurre le aperture domenicali da 7 a 6 giorni, stimando un risparmio di oltre 2 miliardi di euro all’anno. «La costante riduzione dei salari reali e del potere d’acquisto delle famiglie sta presentando il conto». La Filcams CGIL parla di «un modello da ripensare» e di una «perdita complessiva di valore, non solo economico, ma anche sociale e territoriale».
Hegel scriveva che «quando la filosofia dipinge a chiaroscuro, allora un aspetto della vita è invecchiato, e, dal chiaroscuro, esso non si lascia ringiovanire, ma soltanto riconoscere». Il chiaroscuro del commercio italiano è oggi sotto gli occhi di tutti. Il piccolo negozio di vicinato – un tempo presidio sociale, luogo di relazione, custode dell’identità dei quartieri – sta scomparendo, travolto dalla concorrenza delle piattaforme digitali e della grande distribuzione. Ma anche la grande distribuzione, che aveva sostituito il negozio di quartiere, mostra le sue crepe: un modello fondato su «un’espansione indiscriminata delle superfici commerciali» e su una «competizione sempre più aggressiva sul prezzo» che genera «una compressione dei margini lungo tutta la filiera».
Non si tratta, però, di un semplice declino. La filosofia hegeliana ci insegna che il tramonto è anche il momento della comprensione. La nottola di Minerva non vola per piangere la fine del giorno, ma per vedere ciò che nel buio altri non vedono: la razionalità immanente del processo storico. L’e-commerce non è un’invasione aliena, ma una forma di razionalità economica che risponde a bisogni reali – prezzi più bassi, comodità, accesso ai mercati esteri. Come sottolinea il report Netcomm-Nomisma, il commercio digitale consente alle PMI di raggiungere più facilmente i mercati internazionali: tra il 2023 e il 2025 l’export digitale è cresciuto del 9%, contro il +3% dell’export complessivo. Oltre 5.500 aziende italiane sono presenti nella vetrina Made in Italy di Amazon, che nel 2025 ha generato 3,5 miliardi di euro di vendite all’estero per i suoi partner.
Eppure, proprio mentre il sole tramonta sul vecchio modello, qualcosa si muove nell’ombra. L’87% degli italiani acquista online, ma il 44% dichiara che almeno metà dei propri acquisti proviene da Paesi extra-UE. Una tassa fissa di 2 euro sui piccoli pacchi extra-UE farebbe ridurre gli ordini al 31% e smettere del tutto al 17%. La normativa, oggi frammentata tra Stati membri, genera costi di compliance sproporzionati che penalizzano le PMI. Netcomm chiede una strategia industriale per il commercio digitale, incentivi stabili per la digitalizzazione, un piano per le competenze digitali, semplificazione normativa e armonizzazione europea. Amazon, attraverso Matteo Bassi, Head of Economic Policy & Regulation, chiede «un quadro regolatorio più semplice, prevedibile e armonizzato per realizzare pienamente il mercato unico europeo».
Forse, allora, la nottola di Minerva non vola su un crepuscolo che è solo fine, ma su un crepuscolo che è anche passaggio. Hegel non era un filosofo della rassegnazione, ma della comprensione: «tutto ciò che esiste ha una razionalità che deve essere compresa per poter essere superata». Il superamento (Aufhebung) non è distruzione, ma conservazione e elevazione. Il piccolo commercio di prossimità, nella sua forma tradizionale, potrebbe non sopravvivere; ma la sua funzione – il legame con il territorio, la relazione umana, la prossimità – potrebbe trovare nuove forme. La grande distribuzione, nella sua forma ipertrofica, potrebbe contrarsi; ma la distribuzione organizzata, se ripensata, potrebbe ancora avere un ruolo.
Il commercio italiano è al crepuscolo. Ma la nottola di Minerva, scrive Hegel, vola proprio «sul far del crepuscolo». Non per annunciare la fine, ma per comprendere ciò che è stato e, comprendendolo, preparare l’alba.
